ar biretta

un capocannoniere non è abbastanza
per me.
ci vuole il tuo cuore tempestato
il tuo cuore di marinaio
scapestrato, e la tua radio ricevente
che mi porta per i mari del mondo
fino alla cina fino a tutto
l’oriente che lo sai, è il mio punto
d’appoggio principale.

io non so districarmi fra quel tuo essere
bussola e uragano
e dal mio silenzio ti chiamo
a salvarmi col tuo magnetismo terrestre
a salvarmi a legarmi
quando il fondale mostra
i turchesi e mi chiama.

tu allora vieni indicando
una scia di delfini
mi metti in mano il pane
che getterò sull’acqua
issi la randa e il fiocco
e inseguiamo la gioia
con un sole alle spalle
e un sole avanti
che ancora non vediamo

mariangela gualtieri, da senza polvere senza peso, einaudi 2006

homo consumans


da un’ora cerco senza successo su http://images.google.it/ un’immagine che riproduca lo spazio compreso tra un paio di occhi ed uno schermo televisivo o cinematografico: sguardo osceno, imbarazzante.

ecco la scansione di un’immagine tratta dal libro di guy debord opere cinematografiche bompiani

 

tale oscenità è il motivo per cui è invece facile trovare immagini che escludono tale sguardo:

 

cosa si consuma in metropolitana


l’atac dovrebbe scegliere: o i soldi da biglietti e abbonamenti o quelli dalle case discografiche e dalle pubblicità. sono costretta a sentire della musica che mai sceglierei liberamente e mia figlia è costretta a notare, con un po’ di diffidenza, che i vampiri e i licantropi bevono preferibilmente un certo tipo di birra.
lettura consigliata oggi: disobbedienza civile di henry david thoreau, demetra, collana acquarelli anarchici

www.ariannaeditrice.it/recensione.php

 

corrispondenza con l’on.donatella poretti

 

Gentile signora Michelle G. Müller,
altro che molesta, la sua lettera e’ stata molto stimolante!
Il gesto di rendere pubblico l’ingresso a Montecitorio con mia figlia andava esattamente nella direzione da lei suggerita. In seguito ho infatti scoperto che altre parlamentari erano entrate alla Camera con il figlio neonato, ma sempre dagli ingressi laterali per infilarsi un po’ di nascosto negli uffici di qualche parlamentare amico.
Solo la scorsa settimana nel corso di una conferenza stampa una giornalista del Corriere della sera non sapeva come fare perche’ non le facevano entrare la figlia, lasciata letteralmente in mezzo alla strada da una istituzione come la Camera dei Deputati che applicava rigidamente un regolamento per cui i suoi locali sono accessibili solo da maggiorenni!
La sua proposta sulla festa della mamma e’ molto bella, facciamoci venire delle idee su come metterla in pratica!
 
A presto, cordiali saluti,
Donatella PorettiGentile On. Donatella Poretti,

sono contenta d’aver ricevuto la sua risposta energizzante!
Giusto ieri sera il mio ragazzo mi raccontava di un suo collega costretto dalla necessità a portare il proprio figlio all’asilo nido vicino al suo ufficio dalle 8.00 alle 17.00; il fatto che la tristezza di questa situazione sia rilevata in una conversazione tra uomini – padri e non – prova che si può contare sul loro sostegno, che i padri sono consapevoli dell’esproprio di cui i loro figli e le loro donne sono vittime.

Parlando con altre mamme, ho rilevato un ostacolo all’auspicabile stravolgimento: l’isolamento.

– quale lavoratrice in nero o con un contratto a termine potrebbe concedersi di arrivare sul posto di lavoro col proprio filgio, senza rischiare la derisione (nella migliore delle ipotesi) o il mobbing o l’interruzione del rapporto lavorativo? lo ‘stravolgimento’ della festa della mamma prima e della situazione della madre lavoratrice (si spera) dopo potrà partire solo dalle lavoratrici ‘privilegiate’?

– alcune madri dichiarano di stare meglio otto ore a lavoro piuttosto che sole con il proprio figlio: questo è comprensibile perché spesso queste donne vivono socialmente isolate, senza il sostegno della famiglia, senza un edificio di relazioni. Se la situazione naturale per l’uomo è quella della condivisione dello spazio, del tempo, della conoscenza, dell’esperienza, dell’attenzione, della sofferenza, del dolore e della gioia allora è necessario concedere ai genitori di condividere i propri figli con la comunità. come convincere queste madri scoraggiate e sole a tentare la nuova strada?

Per quel che mi riguarda, soffro di un’inarginabile logorrea, dispongo di una nutrita rubrica di uomini e donne iscritti alla newsletter della libreria (conservo da dieci anni lo scontrino del primo gelato col mio bello e naturalmente ho anche gli indirizzi e-mail dei lettori che in quasi conque anni hanno acquistato per corrispondenza i miei libri in tutta italia, da Trieste in giù), e il tempo e l’attenzione non mi mancano.

A presto!

Michelle Müller

…e altro ancora: http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/11378

 

luigi falorni

La vicenda di Luigi Falorni, candidato all’Oscar per il documentario dal titolo “La storia del cammello che piange”, ha quasi il sapore di una fiaba. Studente di Cinema a Berlino, Falorni, che è originario del Mugello, si era lasciato convincere dalla compagna di corso mongola Byambasuren Davaa a presentare come tesi di laurea un documentario da filmare in Mongolia, nel deserto dei Gobi, dove una famiglia di nomadi era alle prese con una madre cammello che non riconosceva più il figlio.

Una volta realizzata, la pellicola dei due studenti ha prima entusiasmato gli spettatori di un festival in Germania, per poi commuovere le platee del Festival di Toronto. A quel punto il documentario è diventato un fenomeno che in America ha già fatto incetta di premi, compreso quello del Sindacato Registi. Infine, è giunta la notizia della candidatura all’Oscar. “A volte mi sembra di essere finito nel posto sbagliato – scherza Falorni – Il passaggio dal deserto mongolo alla pedana rossa di Hollywood è traumatico”.

Luigi Falorni è figlio di un medico molto noto al Mugello: “Finora ero conosciuto dalle mie parti come ‘il figlio del medico’ – racconta – adesso mio padre è diventato ‘il padre del regista’. E’ una soddisfazione”. A chi gli chiede previsioni per la cerimonia di Los Angels Falorni risponde con un sorriso tranquillo: “Io il mio Oscar l’ho già vinto”.

storia del cammello che piange


 

“la storia del cammello che piange”
un film di byambasuren davaa e luigi falorni

“mongolia del sud, deserto di gobi. una famiglia di pastori nomadi aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. dopo un parto terribilmente difficoltoso e doloroso, una delle cammelle mette alla luce un raro cammello bianco. nonostante gli sforzi dei pastori, la madre rifiuta il nuovo nato, privandolo del latte e dell’amore materno. ma proprio quando tutte le speranze per la salvezza del piccolo sembrano svanire, la magia della musica arriverà al cuore della madre”

un film che mi è stato prestato e che ho avuto la tentazione di rubare…il 5 marzo è il giorno del mio compleanno!

il valore universale della poesia


voglio andare in Cina
, disse la bambina.
ed io, dopo aver impegnato i miei tre giri di perle e
aver spento tutte le macchine,
ce la portai.

yurika nakaema, da diario onirico, caramanica editore

 


hai detto nga, ma, bu
con la mamma a scuola di lallazione.
prima dalle tue labbra fuggiva
solo un vento leggero.
provi riprovi ora senza stancarti
ogni mattina quando
la casa tace
il tuo abbecedario

domenico adriano da bambina mattina, il labirinto

morte di giampiero cassio

 

ieri alla fermata garbatella della metropolitana della linea B, icaro è morto.

da “Il Corriere della Sera”

Cieco travolto dal metrò “Le stazioni sono insicure”.
Le associazioni: mancano indicatori acustici e luminosi.
Roma, finisce tra due vagoni mentre tenta di salire.
ROMA – Stava andando al lavoro.
Centralinista di Bankitalia, autonomo da sempre, malgrado fosse cieco dalla nascita.
Giampiero Cassio, 61 anni, moglie e due figli, prendeva la metropolitana ogni mattina, accompagnato solo dal suo bastone bianco telescopico.
Ma ieri dev’essersi confuso.
Qualcosa, fatalmente, deve averlo ingannato.
Quando alle 8.40 è arrivato il treno alla stazione Garbatella forse ha pensato che quello spazio vuoto fosse la porta aperta del metrò. Ha allungato il bastone.
Si è fidato.
Invece, era il buco esterno tra i vagoni, 50-60 centimetri di misura, l’equivalente di mezza porta.
Giampiero Cassio è caduto tra i binari.
Il convoglio, pochi secondi dopo, è ripartito.
Una morte orrenda, il bastone bianco è stato ritrovato a 60 metri.
Il macchinista non si è accorto di nulla.
E così pure, stranamente, gli altri passeggeri.
Neanche le telecamere di sicurezza hanno ripreso la scena.
Solo una donna, sulla banchina opposta, l’ha visto cadere e ha cominciato a urlare, a sbracciarsi, per attirare su di sé l’attenzione dei sorveglianti.
Troppo tardi.
All’inizio si era pensato a un suicidio, poi qualcuno ha notato quel bastone bianco, rotto e insanguinato.
E la storia è diventata un’altra.
Il pm Maria Bice Barborini ha già aperto un fascicolo.
La società che gestisce la metropolitana di Roma (Met.Ro) ha avviato a sua volta un’inchiesta.
Si è scoperto, così, che nella stazione di Garbatella, linea B, mancano i percorsi tattili per i ciechi, previsti dalle nuove norme. “Il governo, però, ha definanziato la legge 211, con quei fondi avevamo già adeguato almeno 11 fermate tra linea A e linea B – si difende Mario Di Carlo, assessore ai Trasporti del Comune di Roma -. La verità è che dopo l’11 settembre 2001 tutte le risorse destinate all’ammodernamento del metrò sono state impiegate per le misure antiterrorismo nelle stazioni.
Così abbiamo dovuto trascurare gli altri interventi”.
In Campidoglio, dopo la tragedia, il consigliere delegato per i problemi dell’handicap Ileana Argentin (Ds) ha presentato un ordine del giorno per chiedere di rimuovere entro il 30 settembre prossimo le barriere sensoriali lungo tutta la linea B. “Come amministrazione – ha detto – siamo in parte responsabili di quello che è accaduto.
Sono sconvolta.
I ciechi, così come tutti gli altri cittadini, hanno diritto all’uso dei trasporti pubblici”. Il sindaco Walter Veltroni ha appoggiato l’iniziativa del consigliere, esprimendo profondo cordoglio alla famiglia di Giampiero Cassio: a sua moglie Rita, insegnante, e ai figli Simone, 21 anni e Benedetta di 12.
Ma ai responsabili delle metropolitane di Roma, Milano, Napoli e Genova, ieri, il presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi, Tommaso Daniele, ha inviato una lettera durissima: “Una morte non per errore, non per distrazione, quella di Giampiero Cassio – ha scritto il presidente -. Non una morte per caso, ma una morte per mancanza di protezione”.
“Non possiamo non chiederci – prosegue Tommaso Daniele nella sua lettera – se per ipotesi le aziende non preferiscano rischiare di pagare danni ai superstiti delle vittime, piuttosto che porre mano efficacemente alla realizzazione di sistemi di protezione per i passeggeri.
Purtroppo questo incidente è soltanto uno di una lunga serie.
Ogni volta il cordoglio e l’indignazione sono esplosi, ma poi nulla è cambiato.
Nessuna misura efficace è stata presa”.
Già, le misure. “Più volte – conclude amaro il presidente dell’Uic – ci siamo rivolti alle amministrazioni competenti chiedendo di installare sistemi di annuncio delle fermate, di creare strisce di protezione lungo le banchine, di predisporre indicatori di direzione, acustici e luminosi come in molte città europee.
Ma nulla o quasi nulla è stato fatto”

quasi

 

un poco più di sole…ed ero brace
un poco più d’azzurro…ed ero oltre.
per riuscire mi è mancato un colpo d’ala…
potessi almeno restare al di qua…

stupore o pace? invano…tutto è svanito
in un basso mare di spuma ingannatore;
e il grande sogno svegliatosi in bruma,
il grande sogno – ahimè! – quasi vissuto…

quasi l’amore, quasi il trionfo e il fuoco,
quasi il principio e la fine – quasi l’espansione…
ma nell’animo mio tutto si scioglie…
eppure niente è un’illusione!

tutto ho iniziato sempre…e tutto errato…
– ah, il dolore senza fine di esser-quasi…-
io fallii per gli altri, ho fallito in me,
ala che si slanciò ma non volò…

momenti d’anima dissipati…
templi dove mai misi un altare…
fiumi smarriti e non condotti al mare…
ansie sofferte, che non ho fissato…

se mi vagheggio trovo solo indizi…
ogive a mezzogiorno – sono sbarrate;
e mani di eroi, empie, intimorite,
hanno cinto di grate i precipizi…

in uno slancio fradicio di accidia,
tutto intrapresi e nulla conquistai…
oggi di me rimane il disincanto
di ciò che senza vivere baciai…

……………………………….
……………………………….

un poco più di sole…ed ero brace
un poco più d’azzurro…ed ero oltre.
per riuscire mi è mancato un colpo d’ala…
potessi almeno restare al di qua…

Mario de Sa-Carneiro Parigi, 13 maggio 1913 (da Dispersione, Einaudi)

 

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda