chi avrebbe dovuto vincere il Premio Acqui

Premio Acqui VIII Biennale Internazionale per l’Incisione.

questa è la mia personale classifica:

I° classificato


Inez Wijnhorst (Portogallo), Uma casa portuguesa, 2006, acquaforte e acquatinta
http://inezwijnhorst.home.sapo.pt

 

II° classificato


Giancarlo Rossi, Forse di notte, 2006 Acquaforte e acquatinta

 

III° classificato


Andrea Serafini, Senza titolo, 2006, acquaforte, acquatinta e ceramolle

a ciascuno la sua chimera

Sotto un grande cielo grigio, in una grande pianura polverosa, senza strade, senza erba, senza un cardo, senza un’ortica, incontrai alcuni uomini che andavano curvi.
Ciascuno di loro portava sul dorso una enorme Chimera, pesante quanto un sacco di farina o di carbone, o quanto l’equipaggiamento di un fante romano.
Ma la mostruosa bestia non era un peso inerte: al contrario cingeva e opprimeva l’uomo con i suoi muscoli elastici e possenti; si aggrappava con due grandi artigli al petto della sua cavalcatura; e con l’enorme testa sormontava la fronte dell’uomo, come uno di quegli orribili caschi con i quali i guerrieri antichi speravano di accrescere il terrore nel nemico.
Interrogai uno di quegli uomini e gli chiesi dove andassero a quel modo. rispose che non sapevano nulla, né lui né gli altri; ma che, evidentemente, da qualche parte andavano, poiché un irrefrenabile bisogno di camminare li sospingeva.
Cosa curiosa a notarsi: nessuno dei viaggiatori pareva adirarsi contro la bestia feroce che gli pendeva dal collo e gli si attaccava alla schiena; si sarebbe detto che la considerasse parte di sé medesimo. nessuno di quei volti affaticati e gravi palesava disperazione alcuna; sotto la cupola melanconica del cielo, con i piedi affondati nella polvere di un suolo non meno desolato di quel cielo, camminavano con l’espressione rassegnata di chi è condannato a sperare per sempre.
Il corteo mi passò accanto e si perse nell’aria dell’orizzonte, nel punto in cui la superficie curva del pianeta si sottrae alla curiosità dello sguardo umano.
Per qualche istante mi ostinai a voler comprendere quel mistero; ma ben presto l’irresistibile Indifferenza si abbattè su di me, e ne fui oppresso più pesantemente di quanto non lo fossero essi sotto le loro schiaccianti Chimere.

 

da Lo spleen di Parigi, Charles Baudelaire

 

 

esitazione o della densità del vuoto

“esitazione o della densità del vuoto”

da venerdì 15 giugno 2007 alle ore 17.00, quasi ogni pomeriggio,
sulla soglia della libreria un’installazione del precariato resistente.

Produzione lontano da casa

esitazione
o della densità del vuoto
una roba zen

camminare avanti e indietro di fronte ad una porta
senza decidersi ad entrare
poggiare a lungo la mano sulla maniglia e non girarla
stare sulla soglia insomma, né dentro né fuori
né dentro né fuori: esitare
l’esitazione dà luogo ad un punto intenso labile e prezioso
esatto e incalcolabile
felicemente carico di possibilità
esatto ma in-calco-labile
ripetibile come un punto-sensazione
astratto come una soglia
un buco aperto nel continuo pieno del muro
un confine un fosso

fa un salto che tutto cambia
oppure aspetta che il demone guardiano ti dia il permesso, kafka

esito: esco ed aderisco al risultato
esitazione: rimango sospeso
anzi non un punto ma un intorno d’indistinto
l’esitazione rarefà o addensa un intorno sulla linea di soglia
esito prima del salto di stato

sulla porta
linea geometrica astratta, densa, vuota, intensa
cui aderisco
né dentro né fuori
né dentro né fuori, esperienza dell’intorno
mai provata?

esito all’incrocio
su un piano piatto e privo d’indicazioni, prato o distesa di neve
davanti ai mille e mille dentifrici del supermercato
e meravigliosamente
prima di baciare per la prima volta una persona
la bacio o non la bacio?
esito nei passaggi da adolescente a giovane uomo
poi ancora nel diventare adulto
esito nella definizione di me
che i tanti contratti di lavoro rinnovabili e rinnovati danno
e nel mio sesso

è-sito utopico?
varco la soglia, linea geometrica astratta carica d’intensità
varco la soglia senza smettere di stare né dentro né fuori
rimanendo all’interno del né dentro né fuori
lavorando sulle dimensioni
estendendo le dimensioni di soglia
rendendole reali e passibili d’esperienza
con una figura poeticamente corretta

una sala grande, possibilmente alta. dal soffitto calano, fino a riempirla, tantissimi fili di plastica… chi ricorda le “tende antimosca”, quelle che d’estate si mettevano alle porte per tenerle aperte, ma chiuse agli insetti volanti, per far circolare l’aria ma non le mosche? riempire lo spazio di tende da macellaio, soglia continua a densità variabile: qui giungla là radura. magari ogni tanto lasciare un vuoto, giusto per una persona o due, o per una sorpresa; una sala grande che ci si possano fare almeno dieci passi, e convincere le persone ad entrarci.
estendere le dimensioni della soglia facendole passare da lineari e simboliche a percorribili, reali ma fantastiche. permettere l’esperienza di un attraversamento lungo e lento della soglia; estenderla anche in altezza, cinque metri, sei. un volume fatto di niente dentro un volume vuoto. appenderle a densità variabile, qua giungla là radura quelle che d’estate si applicavano alle porte, prima dell’aria condizionata e delle porte sigillate. ricordo di averle fatte scorrere tante volte sul mio viso e sul mio corpo, lentamente, anello dopo anello, ad occhi chiusi e braccia aperte chi ci riesce troverà un proprio percorso esitante tutto interno al né dentro né fuori, unico orientamento le variazioni di densità di quel niente che sono i fili di plastica. tutto interno alla soglia, all’interno del né dentro né fuori per dieci passi, e senza lasciare traccia né sentiero, ché le corde tornano al loro posto una volta passati

danilo dolci


danilo dolci

 

‘…nel 1956, in occasione del famoso “sciopero al rovescio”
“i lavoratori occupati fanno valere le loro ragioni scioperando; in che modo possono far valere le proprie i disoccupati?” domandava danilo. “lavorando!”, rispondevano i disoccupati di partinico. decisero allora di riparare la trazzera vecchia, un’arteria agricola sulla quale non potevano avanzare nemmeno i carretti. il ministro scelba la considerò un’azione eversiva, e decise di impedirla usando come pretesto l’occupazione di suolo pubblico. arrivarono camion di poliziotti. una ventina di persone, tra cui danilo, vennero incarcerate. un mese dopo ci fu il processo: piero calamandrei lo definì “il processo all’articolo 4 della costituzione”, quello che dice che lo stato si impegna a garantire il lavoro a tutti i cittadini.’

tratto dal prezioso articolo-intervista a lorenzo barbera di luca martinelli “quando danilo accusò lo stato“, altrconomia maggio 2007


ministro mario scelba

scarpe zale

suite in-t-un armèr in tredici stazioni

1

un per de scarpe zale-
dio vardi che mancassi!
messe, sì e no, ‘na volta
e forsi gnanca.
per via che ‘l zalo
no’ se porta
tropo de frequente.

2

co piovi no. no de inverno
e d’istà. per pasqua, forsi
la prima domenica, de le palme.
…………………………………
“cristo entra in gerusalemme”
(in scarpe zale).

3

iera un, giacomo,
professor de dirito,
avocato, che ‘l capitava
a scola da l'”aule giudiziarie”
in dopiopeto blu
e scarpe zale.
ghe iera sempre parso estroso
-e un fià sempioldo-
che de matina presto
el ‘ndassi in tribunal
parado de blu scuro
e zalo ovo ai piè!

4

el poderìa anca dàrghele
a chi che no’ ga scarpe.
……………….
el le varda in-t-el armèr:
‘na rabia su ghe monta. ma chi
te vol che gnanca par regalo
se le cioghi?

5

ch’i gabi anca sbrindèi de scarpe
ai piè, i va piutosto scalzi
che mèterse un per zale.
“semo forsi de balo zavaion?”
cussì i li remenassi al dormitorio
publico o su dei frati
co i va ciapar la calda.

6

zalo xe zalo – difizile portar!

7

pur sempre un fià dispiasi,
scarpe cussì,
de no’ poderle meter.
le iera -alora -costade
anca i sui soldi.
con ogi – se vol meter?-
no’ xe gnanca confronto
come rifinidura: ogi se incola!
in quela volta inveze:
cusi e ribati… cusi e ribati…

8

el se ricorda preciso
ancora de’l negozio
(che no’ xe più), de come
la comessa la xe ‘ndada
per ciòrghele in vetrina:
sbassandose in avanti l’orlo
del traverson de drio
se ‘ndà su pian, mostrando
un gran toco de ‘l biano
de le gambe. altri pari
de scarpe mai, dopo, el ga
comprà con più entusiasmo!

9

tingerle, sarìa ‘n’idea!
ma chi e do’ se tingi
ogi
un per de scarpe zale!?

10

“xe un magazin ‘sta casa.
coss’te se tien tuti
‘sti strafanici? aria, papà,
fate più aria, ‘torno: bùtile,
coss’te se intestardissi!
se fossi de rosè ‘ncora vivo
al cine varietà de l’armonia
gnanca per la ridada el doprarìa
‘sto per de scarpe zale!”

11

roberto de rosè a l’armonia:
do nomi messi là dopo nosòmi
quanto tempo che no’ li sentiva;
e proprio lu’, su’ fio, a nominarli.
su’ fio. no’ più ‘l putel
che ‘l se tegniva drento fin
un momento prima, ma, davanti,
‘n omo: le ore del suo viver
za ingombre de ricordi
e nostalgie.

 12

(su’ fio: come lu’, vecio)

13

‘gni sera, spoiandose de solo
sentado su la sponda de ‘l leto,
el parla co’ la molie
come la fossi ‘ncora
la ‘rente distirada:
“coss’ te disi che femo?
se no le go de meter,
le xe solo ‘n intrigo.
e ga ragion tu’ fio: butèmole!”
………………..
mezo giro, el fa,
voltà verso la parte
do’ che la iera (e xe):
“se podarìa risolver
che mi vignissi via
là che te son ti”.

claudio grisancich da poesie. antologia 1957-2002, marietti

metti una sera in libreria, e ci scappa pure l’aperitivo


samuel beckett

Metti una sera in libreria, e magari ci scappa pure l’aperitivo.

Funziona così: si arriva alla Libreria Libri Necessari in via della Madonna dei Monti 112 e si scorge una prolunga esterna, nello spazio antistante una poltrona a marcare il territorio. Venerdì 25 e sabato 26 maggio due serate dedicate a coppie inverse, rispettivamente Nagg e Nell di Finale di partita di Beckett e Adamo ed Eva del Diario di Mark Twain.
Da quella che ben si può definire l’ultima coppia del teatro dell’assurdo, all’innocenza disarmante della prima coppia del mondo. Coppie per voce sola, quella di Monica Perozzi, che prima e dopo la lettura, come un abile maitre, innaffierà il tutto con dell’ottimo prosecco.
L’appuntamento è alle ore 19.00, per un incontro di ars brevis al tramonto. Tutto si ripeterà venerdì 1° e sabato 2 giugno, stesso spazio, stessa ora.

 


mark twain

sotto il doppio mento di Carlo Emilio Gadda