Category Archives: tu che mi guardi

a ti che ti me stae vixin


In italian ti me dixi
te veuggio ben
e mi ghe creddo
in zeneise.
E oua stamme
a sentì
a l’è ‘na confidensa
tra mi e ti.

Quando vegniâ
quello giorno
e e cose brutte
do mondo
saian sparie
in ta neutte
comme se
ti me desci
un baxio d’addio
mettine
l’uegia dâ bocca
foscia in te quello
momento
te diô tutta a veitae.

 

Marso 1996

da Tutte le poesie, Luigi Cornetto, De Ferrari Editore

Marthe e Giuseppe

Nostalgia

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane.

Giuseppe Ungaretti, il poeta con la penna verde ricevuta dalla ragazza tenue e non usata per 40 anni

Il primo pensiero a dio

“I bambini-quasi vite in provvisorio-hanno molto meno definita la trama, molto più varia e disordinata, qui densa e luminosa, lì sottile e oscuro-trasparente. Essi hanno gioie vive che gli uomini non conoscono più, e molto più spesso che gli uomini sono in balìa di questi terrori. Nelle tregue delle loro imprese, dei loro piani, quando sono soli, e da nessuna cosa di ciò che li attornia sono attratti o a frugare, o a rubare, o a rompere, o a discorrere o a tutte quelle altre occupazioni, si troveranno con la piccola mente a guardare l’oscurità. Le cose si sformano in aspetti strani: occhi che guardano, orecchi che sentono, braccia che si tendono, un ghigno sarcastico e una minaccia in tutte le cose. Si sentono sorvegliati da essere terribilmente potenti, e che vogliono il loro male. Non fanno più un gesto senza riflettere ad “Essi”. Se lo fanno con una mano; lo devono far anche con l’altra. “Oppure non lo devo fare?” “Essi” vogliono ch’io  lo faccia-ma io non lo farò- ma non lo faccio allora solo perché penso a “Loro”- allora lo faccio….”. Quando passano una camera oscura, sembra ai bambini che questi “Essi” gridino mille voci, che con mille mani li abbranchino, che in mille guizzi ghigni il sarcasmo nell’oscurità, si sentono succhiati dall’oscurità; fuggono folli di terrore e gridano per stordirsi”

Carlo Michelstaedter da La persuasione e la rettorica, Adelphi

le statue


dea di ribes sappa

 

“…ci dice costui che a tarda ora di notte le statue presaghe hanno i brividi di vita nelle silenziose piazze ove non passa più anima; egli ne ha sorpresa più d’una ora a scuotere un braccio indormentito, ora a batter le palpebre e guardar furtiva all’ingiro; d’attorno alle fontane, poi, sicure come sono di non essere udite per il fragor dell’acqua, s’arrischiano fino a tenere lunghe cicalate fra loro, come in conciliaboli di congiura…”

da il finimondo, tratto da la città dell’anima di giorgio vigolo, archinto

 


le pettegole di sara barcaroli