Category Archives: sulla gioia

goliardia

Dal diario di Wallace Stevens, 14 ottobre 1900

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Thursday afternoon took a walk out Centre-ave, pike to Berkeley. Stopped at every tavern – for a beer, a cigar, and a poke at the bartenders. Livg+I thought it rather good fun to ask them about Mike Angelo, Butch Petrarch, Sammy Dante. We asked one fellow whether he had heard that John Keats had been run over, by a trolley car at Stony Creek in the morning. He said that he had not – he did not know Keats – but that he had heard of the family. Spirit of Adonais!

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“che cos’è l’amor?” parte 2

Esco.
Esco alto tre metri forse quattro con la testa così alta che strano non intralci i raggi del cinema alto con un altissimo cazzo perché l’amore fa diventare smisurati eh sì signori chi non l’ha provato può anche dire ma và che esagerato non è vero ma chi mai almeno una volta nel mondo l’ha avuto dritto come il mio griderà sì, è vero! l’amore rende così alti che non si passa più dalle porte l’amore fa crescere fino al soffitto e oltre  fino alle cime delle case fino alla figa di Elvira.

da Delirio, Barbara Alberti, Mondadori

Lascaux e l’amicizia

Della moltitudine di esseri umani, ancora primordiali, anteriori al formarsi di questo girotondo animale, abbiamo trovato le tracce. Innanzi tutto quelle dei corpi che, materialmente, furono questi esseri da noi così poco dissimili: le loro ossa, quando ci sono giunte, ci fanno conoscere le loro forme scarnificate. Numerosi millenni prima di Lascaux (circa cinquecentomila anni), questi bipedi industriosi iniziarono a popolare la terra. Oltre alle ossa fossili, di loro ci rimangono solo alcuni utensili. Testimoniano l’intelligenza di questi antichi uomini anche se, ancora rozza, si applicava solo agli oggetti di cui si servirono, amigdale, schegge o punte di selce; a questi utensili o all’attività oggettiva che in tal modo perseguirono… Non cogliamo mai, prima di Lascaux, il riflesso di quella vita interiore di cui l’arte – e solo l’arte – si assume la comunicazione, e di cui è, nel suo calore, se non l’espressione imperitura (questi dipinti e la riproduzione che ne facciamo non avranno durata illimitata), almeno la duratura sopravvivenza.
Senza dubbio sembrerà incauto attribuire all’arte questo valore decisivo, incommensurabile. Ma questo valore dell’arte non è forse più sensibile alla sua nascita? Nessuna demarcazione è più netta: all’attività utilitaria essa oppone l’inutile figurazione di questi segni che seducono, che nascono dall’emozione e che all’emozione si rivolgono. Ritorneremo sulle spiegazioni utilitarie che se ne possono dare. Dobbiamo innanzi tutto sottolineare un’opposizione essenziale: certo, le ragioni materiali apparenti sono chiare; la ricerca disinteressata è invece solo ipotetica… Ma se si tratta di opere d’arte, dobbiamo fin da subito rifiutare qualsiasi discussione. Se entriamo nella caverna di Lascaux, ci afferra un sentimento forte che non proviamo dinanzi alle bacheche in cui sono esposti i primi resti fossili di uomini o i loro utensili di pietra. È lo stesso sentimento di presenza – che ci procurano i capolavori di ogni tempo. Al di là delle apparenze, è all’amicizia, è alla dolcezza dell’amicizia, che si rivolge la bellezza delle opere umane. La bellezza non è forse ciò che amiamo? L’amicizia non è forse la passione, l’interrogazione sempre ripresa di cui la bellezza è la sola risposta?

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L’arte è e continua a essere prima di tutto un gioco. L’utensile è invece l’origine del lavoro. Determinare il significato di Lascaux, o meglio dell’epoca di cui Lascaux è l’esito, equivale a cogliere il passaggio dal mondo del lavoro al mondo del gioco, che al tempo stesso è il passaggio dall’Homo faber all’Homo sapiens, ossia, dal punto di vista fisico, dall’abbozzo all’essere compiuto.

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Dopo un inverno di cinquecentomila anni, Lascaux avrebbe così il significato di una prima giornata primaverile.

Da La nascita dell’arte, Georges Bataille, Abscondita, trad. di Luca Tognoli

è in quest’ambiente di fervore… l’amore

Come nell’acqua un cerchio altri ne muove,
amore tali addizioni può avere
che fanno un solo cielo come sfere,
tutte concentriche a te.

da Crescita dell’amore, John Donne (trad. Patrizia Valduga)

è in questo ambiente di fervore, di gioia, di fiducia, che comincia il racconto del cielo del Sole, e che comincia quella che sarà, a parer mio, la caratteristica fondamentale di questo racconto: il continuo movimento, un movimento a danza, circolare  e lento, continuamente – e, sempre in modo diverso – descritto da Dante; sì che il lettore abbia, attraverso ognuna di queste descrizioni, ognuno di questi rapidi richiami e paragoni, il sentimento profondo che il ritmo della danza corrisponde a uno stato d’animo di intima gioia e serenità.
è appena apparsa la prima corona di beati, simile all’alone lunare; si è appena girata attorno a Dante e a Beatrice mettendoli al centro di una danza in tondo – e il loro improvviso e intento fermarsi è fissato in questa immagine che sembra colta a volo primo che si posi, tanta è la leggerezza e la sua forza, insieme, di movimento; con tanta grazia e perizia lo slancio di tutta la terzina si appoggia sull’accento sdrucciolo di ‘tacite’, dividendo ritmicamente in due l’intera immagine:

Donne mi parver, non da ballo sciolte,
ma che s’arrestin tacite, ascoltando
fin che le nove note hanno ricolte;

e la grazia generosa di queste anime che desiderano danzare, e desiderano insieme fermarsi e parlare con Dante e farlo felice, è ripresa e sottolineata dalla prima immagine del discorso di Tommaso:

in libertà non fora,
se non com’acqua ch’al mar non si cala:

così naturale è per noi rinunciare a ciò che ci piace, ed essere felici di ciò che piace a te!

da Quando s’insegna Dante, Bruna Cordati Martinelli, Nistri-Lischi