Category Archives: sulla gioia

Contra musones

Ah, musoni! Disgrazia della famiglia umana, inventori dell’oscena calunnia risus abundat in ore stultorum, quando è così facile arrendersi all’infelicità. Musoni castigagioie che ignorate quanta tenera fatica, quanta delicata ingenuità richieda l’umor lieto. Voi credete che il sorriso fiorisca per caso, e non per amorosa e tremendissima fatica…

da Il ritorno dei mariti, Barbara Alberti, Mondadori

Il bosco è proprio meraviglioso

Il bosco è proprio meraviglioso, pensò,  e appoggiandosi alla ringhiera, delicatamente lavorata, si piegò in avanti per avvicinarsi al suo profumo. “Come se ne sta là disteso il bosco, quasi già sonnecchiasse aspettando la notte. Di giorno, quando splende il sole, si entra in un bosco come in n mondo serale, dove i rumori sono più nitidi e più lievi e gli effluvi più umidi e sensibili, dove si può riposare e pregare. Nel bosco si prega senza volerlo, ed è anche l’unico posto al mondo dove Dio è vicino; Dio sembra aver creato i boschi affinché vi si preghi come in templi sacri; chi prega in un modo e chi in un altro, ma tutti pregano. Quando si è sdraiati sotto un abete e si legge un libro, allora si prega, se pregare è lo stesso che perdersi nei pensieri. Ovunque Dio possa mai essere, nel bosco lo si intuisce e gli si dona quel poco di fede con silenzioso trasporto. Dio non vuole che si creda troppo in lui, vuole che lo si dimentichi, è persino contento quando viene ingiuriato: perché è buono e grande più di quanto si possa concepire; Dio è quel che c’è di più arrendevole nell’universo. Egli non si ostina su nulla, non vuole nulla, non ha bisogno di nulla. Volere qualcosa, questo potrà avere un senso per noi uomini, ma per lui ciò è niente. Per lui è niente. E’ contento quando lo si adora. Oh, questo Dio è estasiato, non sta più in sé dalla beatitudine se io adesso vado a ringraziarlo solo un poco, anche del tutto superficialmente. Dio è così grato. Vorrei sapere chi è più grato di lui. Lui ci ha dato tutto, l’incauto, il benigno, e adesso si trova a dover essere contento se le sue creature si ricordano un poco di lui. Questa è la cosa unica del nostro Dio, che vuole essere Dio soltanto quando a noi piace innalzarlo a nostro Dio. Chi insegna la modestia più di Lui? Chi intuisce di più ed è più silenzioso? Forse pure Dio ha solo intuizioni su di noi, così come noi su di lui, e io per esempio esprimo qui soltanto le mie intuizioni su di lui. Intuisce pire che io ora sto seduta qui sul balcone e trovo il suo bosco meraviglioso? Se sapesse come è bello il suo bosco. Ma credo che Dio abbia dimenticato la sua creazione, non già per rancore, perché come potrebbe essere capace di rancore, no, ha semplicemente dimenticato, o almeno sembra che abbia dimenticato noi. Si può provare ogni sentimento riguardo a Dio: egli permette tutti i pensieri. Ma lo si perde facilmente se si riflette su di lui, è proprio per questo che lo si prega. (…)”

da I fratelli Tanner, Robert Walser, Adelphi, trad. di Vittoria Rovelli Ruberl

Qui è la parola del discepolo di Cristo, che suona come il pensiero di Augusto di Miller ai piedi della scala

8.

Come l’hai conosciuto? All’improvviso,
tra la folla, uno sguardo mi fissò.
Sentii di essere atteso. E disse? No:
mosse le labbra appena ad un sorriso,

sparì. Poi lo rividi: mi chiamò
uno che non conoscevo. ‘Sorgi e vieni!’
udii una voce in me. Con gli occhi pieni
di lacrime mi accolse. E mi baciò.

Cosa ti disse? Forse, che ero atteso.
Ma non udivo. Qualcuno gridava
in me, come un addio. Lui mi guardava
e non sentivo più fiato né peso.

Camminavamo lontani dal mondo.
Le cose che diceva erano nuove.
Dimenticai donde venivo e dove
mi conduceva – seppi, fino in fondo!

da Intervista al discepolo, Pietro Cimatti, Carpena Edizioni, 1988

goliardia

Dal diario di Wallace Stevens, 14 ottobre 1900

(…)

Thursday afternoon took a walk out Centre-ave, pike to Berkeley. Stopped at every tavern – for a beer, a cigar, and a poke at the bartenders. Livg+I thought it rather good fun to ask them about Mike Angelo, Butch Petrarch, Sammy Dante. We asked one fellow whether he had heard that John Keats had been run over, by a trolley car at Stony Creek in the morning. He said that he had not – he did not know Keats – but that he had heard of the family. Spirit of Adonais!

(…)