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appunti per una rivista di giovani

 

Vita e non ombra di vita. “Concetto di attualità considerato inesistente”, secondo la parola di Hofmannsthal. E in luogo della solita retta lanciata nell’infinito, la forma che si ricerca sia il cerchio. Ricondurre alla totalità del tempo, al ritmo ciclico del tempo, un pubblico ciecamente perduto in quella retta.

 Concetto di attualità sostituito dal concetto di presenza, con tutte le responsabilità che esso implica. Presenza significa attenzione, unica via per realizzare e realizzarsi. Parola discreta che ne implica altre: tutte le altre, forse, che conservino un significato.

 Attenta lettura della realtà e dell’arte. Dunque lettura totale, a piani multipli: poetica, umana, spirituale, religiosa e simbolica. Che leghi tempo a tempo, spirito a spirito, crei rapporti, sveli analogie.

 Vita e non ombra di vita. Animazione di testi antichi o già noti, di ogni paese. Ritorno a una cultura vivente, che salvi del nostro tempo solo ciò che è vivente – cioè valido ed esemplare – oltre i valori convenzionali di un’epoca e di un ambiente.

 La giovinezza come istanza morale. Con tutti i suoi tremendi doveri, col suo diritto inappellabile di non essere fuorviata.

 Attenzione applicata al mondo in cui questa giovinezza si muove. Nessun timore di riconoscerne il pauroso sfacelo (sintesi di questo mondo, il motto di spirito di Moravia: “Il solo personaggio storico che si troverebbe a suo agio nel nostro tempo è l’uomo delle caverne”). Tranquilla opposizione allo spirito di questo tempo, al feticismo del “fenomeno storico”, del “valore documentario”, delle “esigenze del costume”, dei “casi”. Ma assidua e appassionata ricerca di ciò che in questo tempo sia vita e non ombra di vità: secondo la norma più elevata di valori umani, spirituali e formali.

 Un discorso, dunque, che sia del tempo e fuori del tempo. In ogni numero ciò che potrebbe chiamarsi “stella polare”: lettera, testimonianza, frammento, poesia, non importa di quale epoca ma perfetto, che rappresenti come in un’immagine quanto si cerca di esprimere. In ogni numero la stessa parola, ripetuta da voci diverse e disparate, in epoche diverse e disparate.

 Ricerca di una nuova forma cristallina, sia nei testi citati che nei nuovi contributi: una forma che sia ugualmente distante dallo specialismo delle varianti, dalla psicologia, dal realismo documentario e dall’immaginazione gratuita (“Cahiers du Sud” su Omero, “Focus Three” su Eliot). Primo tentativo di attenzione integrale in una probità assoluta del linguaggio, innanzitutto del linguaggio critico.

 Una rubrica in cui venga segnalato quanto di vivente sia apparso durante il mese nelle riviste italiane e straniere, siano pure soltanto quattro versi o dieci righe di prosa, non imprta chi le abbia scritte o stampate. Il “gioco delle novità” considerato inesistente. Estrema attenzione ai libri poco letti, magari non letterari.

Cristina Campo da Sotto falso nome, Adelphi