Category Archives: stella polare

l’uniforme

Lei (Karolina von Guenderrode): “Quel che pensiamo abbastanza a lungo e sovente non fa più nessuna paura”

Lui (Kleist): “Nessuno conosce una regione che ha attraversato soltanto in uniforme”

(…)

Ci sono uccelli qui che fra grida spaventose si levano improvvisamente in volo da un salice quando loro vi passano davanti.  La Guenderrode gli posa la mano sul braccio. Loro sanno che non vogliono essere toccati. Al tempo stesso provano un rimpianto, una pietà per il linguaggio represso dei loro corpi, una tristezza per l’addomesticamento precoce che l’uniforme e l’abito dell’ordine hanno imposto alle loro membra per la disciplina in nome del regolamento, per gli eccessi segreti in nome della sua trasgressione. Bisogna proprio essere fuori di sé per conoscere il desiderio di strapparsi gli abiti di dosso e di rotolarsi su questo prato?

(…)

Ciò che sappiamo desiderare deve essere alla portata delle nostre forze, pensava (K.) (…).

pp. 13, 21 e 95, Nessun luogo, da nessuna parte, Christa Wolf, Edizioni e/o, trad. di Maria Grazia Cocconi e Jan-Michael Sobottka

La giardiniera

In un giardino “in movimento” la figura del giardiniere ha un ruolo apparentemente debole (gli viene riconosciuto meno potere che in passato) e tuttavia centrale. Il giardiniere parte da quello che si trova sul terreno: questo qualcosa chiama in causa le sue conoscenze botaniche, zoologiche, entomologiche. Il problema è soprattutto decifrare i rapporti che si stabiliscono tra gli esseri viventi – le relazioni, i comportamenti. “Abitare” può essere una metafora appropriata per definire questo atteggiamento. “Sarà possibile (…) stabilire un territorio condiviso? Gli animali (…)accetteranno la mia presenza?”. Questa propensione all’ascolto non esclude l’intervento e ne costituisce anzi il presupposto. Il giardiniere introduce nuove specie. Taglia (o sceglie di non tagliare). Rimuove (o sceglie di non rimuovere). Ogni sua osservazione porta con sé un’azione.

da Manifesto del Terzo paesaggio, Gilles Clément, Quodlibet, 2014,  a cura di Filippo De Pieri

In altre parti del volume è detto del climax, in Europa verso la foresta: il raggiungimento di questa, può essere rallentato a beneficio delle piante che compaiono e spariscono prima, per la cura della biodiversità. Questo vale anche per noi, Sule.

Il compagno

Dvanov usciì per dare un’occhiata ai cavalli. Fuori lo rallegrò la vista d’un passerotto, affaccendato sopra una sostanziosa fatta di cavallo. Erano forse sei mesi che Dvanov non vedeva passerotti e mai aveva pensato dove fossero rifugiati. Molte cose buone erano passate oltre la povera mente augusta di Dvanov, anche la stessa sua vita spesso le scorreva intorno come un ruscello scorre intorno ad un sasso. Il passerotto volò sulla siepe. I contadini nostalgici uscirono dal soviet. Allora il passerotto si staccò dalla siepe e volando cinguettò il suo grigio canto da poveri.

(…)

I passerotti si affaccendavano intorno alle isbe, come animali da cortile. Per quanto belle siano le rondini, in autunno se ne volano via verso paesi lussureggianti, mentre i passerotti rimangono a condividere il freddo e la miseria degli uomini. E’ il vero uccello proletario che becca i suoi amari granelli. Le delicate creature della terra possono perire per le diuturne squallide avversità, ma quelle vitali come il contadino e il passerotto rimarranno e riusciranno a sopravvivere fino ai giorni caldi.

da Il villaggio della nuova vita, Andrej Platonov, Mondadori, trad. di Maria Olsufieva

11 novembre 1765

(…) quel che ieri mi rendeva il mondo un inferno, oggi me lo trasforma in paradiso, e continuerà così finché non riuscirà più a renderlo né l’uno né l’altro. (…)

dalla lettera di Johann Wolfgang Goethe a Ernst Wolfgang Behrisch nella raccolta Mirabile libro è il mondo. Lettere di passione ed esperienza, L’orma Editore, a cura di Marco Federici Solari

Ogni incidente naturale contribuisce a riaprire un terreno chiuso

Punto VI°

Ogni incidente naturale contribuisce a riaprire un terreno chiuso. Può essere considerato come un riciclaggio del residuo su se stesso, che permette una nuova comparsa di specie pioniere.

In nota, l’esempio:

La caduta di un albero permette la comparsa in ambiente forestale di piante di ambiente luminoso. Le digitali e gli epilobi a spiga hanno animato le radure aperte dall’uragano Lothar a partire dalla primavera del 2002. L’esposizione Jardins des tempetes (Vassivière, 2002; Saint Denis de la Réunion, 2003) ha messo in mostra il potere di “giardinaggio” dei traumi naturali.

da Manifesto del Terzo paesaggio, Gilles Clément, Quodlibet, 2005

Punto del manifesto valido anche per traumi non dovuti a incidenti naturali: dedicato a George Floyd e al movimento #blacklivesmatter (e alla bocca di leone che s’è presa uno dei miei residui)

Io considero l’amore

Io considero l’amore, come pure l’amicizia, non solo come un sentimento ma come una vera azione, che come tale richiede di fare delle cose e di affaticarsi, con la conseguenza di essere esausti e impotenti.

Un amore sincero è come una benedizione, ritengo, benché nulla vieti che ci possano essere occasionalmente tempi duri.

Vincent Van Gogh in una lettera al fratello Theo dell’11 febbraio 1883

da Lettere a Theo, Guanda, 1990, a cura di Massimo Cescon, con un saggio introduttivo di Karl Jaspers

Love after love

The time will come
when, with elation,
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror,
and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.
You will love again the stanger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperates notes,
peed your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.

Derek Walcott

 

da Collected poems (1948-1984)