Category Archives: stella polare

All’immaginazione

Se stanca della lunga fatica del giorno,
e dall’avvicendarsi terreno delle pene,
e smarrita e pronta a disperare,
la tua voce gentile mi richiama –
o mia leale amica, non sarò sola
finché mi parlerai con questo tono!

Il mondo esterno è così desolato,
quello interiore mi è due volte caro,
il tuo mondo che odio inganno e dubbio
e il gelido sospetto non conosce;
dove io tu e libertà
siamo i sovrani senza discussione.

Che importa se tutt’intorno
dimorano il pericolo la tenebra e il dolore
se nel recinto del nostro cuore
risplende un cielo immacolato,
tiepido dell’intrico di diecimila raggi
di soli senza inverno?

La Ragione a buon diritto si lamenta
per la triste realtà della Natura,
e dice al cuore affranto che i suoi sogni
sempre saranno vani;
e la Verità può calpestare i fiori
appena nati della Fantasia.

Ma tu sei qui a richiamare
le ondeggianti visioni, e nuove glorie
a spirare sull’appassita primavera,
e una vita più bella evocar dalla morte,
bisbigliando con voce divina
di mondi veri che hanno il tuo splendore.

Io non credo alla tua larva di eliso,
ma nell’ora placata della sera
sempre ti sono grata, potere benigno,
e ti do il benvenuto,
consolatrice delle pene umane
speranza più lucente quando speranza dispera.

3 settembre 1844

Emily Brontë , trad. di Ginevra Bompiani

Terza media? No, Master!

L’accoglienza degna non consiste solo nel garantire il cibo e il riparo, ma anche nella reale valorizzazione delle capacità e delle competenze, effettive o potenziali, di ciascun individuo e a beneficio di tutti

Christopher, dopo aver trascorso la sua prima infanzia negli U.S.A, è tornato con la propria madre in Nigeria dove si è diplomato presso la E.C.W.A Staff Secondary School Jos, Plateau State Nigeria e quindi ha conseguito nel 2012 il diploma di laurea in Contabilità finanziaria presso la University of Maiduguri, Borno State Nigeria.

Dopo la laurea e prima di partire per l’Europa, dove ha ottenuto la protezione sussidiaria, ha lavorato in Nigeria per 3 anni come Istruttore informatico presso una ditta di Informatica, la A.B Tech Computer Institute e per altri 3 anni come Contabile/Supervisore finanziario/Revisore di bilancio presso la Proton Integrated Engineering Services Ltd, un’impresa di ingegneria edile.

Dal gennaio 2017 è volontario presso Baobab Experience, collaborando nelle ordinarie attività di distribuzione di cibo e vestiti, nella mediazione interculturale, ma anche recandosi con gli attivisti presso le scuole pubbliche del Lazio per raccontare la propria storia.

Come spesso accade nei centri di accoglienza, dove gli ospiti subiscono una svalutazione delle proprie esperienze e competenze, così anche a Christopher non era stato redatto un cv né all’assistente sociale era noto il suo percorso di studi: per questa ragione Christopher si è rivolto al Gruppo di Formazione e Orientamento al Lavoro di Baobab Experience, con un cv redatto da sé e il desiderio di vedere valorizzate e incrementate le proprie esperienze. Tramite Baobab Experience, Christopher si è candidato ed ha ottenuto una borsa di studio per rifugiati da ISTUD Business School – Università Cattolica di Milano per un Master universitario di primo livello in Risorse Umane e Organizzazione: la borsa di studio coprirebbe i costi del corso (12000 euro esente IVA per 6 mesi full time di formazione in aula e project work, 3/6 mesi di stage in azienda, 90% di placement su 655 studenti diplomati), ma non del vitto e dell’alloggio.

È necessario raccogliere 9600 euro per garantire per un anno vitto e alloggio.

La scelta di attivare una campagna di raccolta fondi per Christopher non è assistenzialistica o paternalistica, ma politica: Baobab Experience è qui per ribadire che l’accoglienza degna non consiste solo nel garantire il cibo e il riparo, ma anche nella reale valorizzazione delle capacità e delle competenze, effettive o potenziali, di ciascun individuo e a beneficio di tutti.

Montaigne prova il bisogno di riservarsi un luogo lontano dal mondo – un luogo dal quale possa essere spettatore della vita degli uomini e dove si senta libero da ogni tranello. Se il mondo è un teatro ingannatore, non bisogna più restare in scena; occorre il modo di stabilirsi altrove. Esiliarsi da un mondo che ha bandito la verità, non è veramente esiliarsi.

(…)

La secessione prende così l’aspetto di un atto inaugurale. Esso determina il sito dove Montaigne cessa di appartenere al traffico ingannatore; essa stabilisce una frontiera, consacra una soglia. Questo luogo non sarà un promontorio astratto: per Montaigne, tutto prende corpo; il luogo isolato sarà la “libreria” nella torre – luogo dominante, belvedere sistemato all’ultimo piano del castello di famiglia. Sappiamo che Montaigne ne farà la sua residenza permanente: dedicherà ancora molto tempo agli affari pubblici, alle trattative conciliatrici. Non si sottrae a quello che considera come un dovere nei confronti del bene comune. L’importante, per lui, è avere conquistato la possibilità di fissarsi in un territorio personale e privato, di potervi prendere le distanze, in qualsiasi momento, uscendo dal gioco: l’importante è aver dato una localizzazione, insieme simbolica e concreta, alla distanza riflessiva, averle riservto un luogo sempre accogliente, senza essere costretto ad abitarlo costantemente. Da quel momento un vuoto onirico si interpone tra lo sguardo dello spettatore e le agitazioni umane, un intervallo puro che gli permette di percepire la schiavitù in cui la folla si getta volontariamente, mentre in cambio assicura a se stesso una nuova libertà. Percepisce i legami che incatenano gli altri; sente cadere i propri. Perché la principale posta in gioco non è il sapere: è la presenza a sé.

da Montaigne. Il paradosso dell’apparenza, Jean Starobinski, Il Mulino (1984)

Presso la gente comune intelligenza è sintomo di gravità e spesso di noia. Invece non ci si meraviglia mai abbastanza di com’è grave, noiosa e accademica la folla.

Le discussioni veramente malinconiche non sono quelle dei dotti, come crede l’opinione popolare, ma quelle della gente comune, degli sportivi e degli uomini d’affari, che sono caratterizzate da una spaventosa serietà anche quando trattano gli argomenti più futili (esempio tipico: caffè di Torino).

da Doppio diario 1936-1943, Guaine Pintor, Einaudi

(…) senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari (…): c’era in me un fondo troppo forte di gusti individuali, d’indifferenza e di spirito critico per sacrificare tutto questo a una fede collettiva. Soltanto la guerra ha risolto la situazione, travolgendo ostacoli, sgombrando il terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo inconciliabile.

Doppio diario (1936-1943), Giaime Pintor, Einaudi, 1978, a cura di M. Serri

Let us live!

Presidio in Campidoglio per Piazzale Maslax

Lunedì 7 agosto alle 17 con Baobab Experience

Questo è il comunicato:

Abbiamo chiesto di poter utilizzare un parcheggio abbandonato per garantire un minimo di accoglienza ai migranti abbandonati a se stessi nella nostra città.
Ferrovie ci ha risposto che la disponibilità c’è, ma che devono muoversi le istituzioni.
Per questo lunedì 7 dalle 17.00 saremo sotto al Campidoglio, per chiedere alla sindaca Virginia Raggi, al presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e alla prefetta Paola Basilone di scegliere da che parte stare: possono decidere di raccogliere l’invito e garantire un presidio umanitario ai migranti di Roma oppure possono voltarsi dall’altra parte e far finta di non aver né visto né ascoltato la situazione in cui queste donne e uomini sono costretti a vivere.

Il presidio che potrebbe nascere a Piazzale Maslax, coinvolgerebbe diverse associazioni umanitarie e sarebbe a costo zero per le casse pubbliche. Diventerebbe un posto aperto alla cittadinanza: un luogo dove migranti e residenti possano incontrarsi, conoscersi ed aiutarsi, come da sempre succede tra esseri umani.

I Caporali

I caporali sono, come abbiamo già avuto occasione di notare, una specie di mediatori che s’incaricano di reclutare i lavoratori necessari per le opere della campagna romana (guitti, mietitori, falciatori, tagliatori, coloni, ecc). Anticipano loro le spese di viaggio e parte di quelle del vitto e li conducono sul posto di lavoro.

È una classe molto antica, se ne fa menzione…e non a titoli di lode, in un editto del 15 agosto 1651, firmato dai conservatori Agostino Maffei, Domenico Jacovacci e Fabio Massimi.
“Essendo venuto a notizia, dice l’editto, dell’Illustrissimi Signori Conservatori della Cam. di Roma li grandi aggravi che si fanno da Caporali ed altre persone alli monelli et operaij della campagna romana per li grandi abusi che fin qui si sono osservati da suddetti, con rivender cose commestibili a poveri operaij et monelli con prezzi alterati et di mala qualità senza peso e misura contro l’ordine et forme di bando”(1).

Malgrado questo editto i caporali continuarono allegramente ad angariare i poveri lavoratori in tutti i modi, finché questi non hanno aperto gli occhi e con le leghe, con gli scioperi e simili mezzi si sono imposti ed hanno conseguito notevoli miglioramenti.

(…)

da Usi e costumi della campagna romana. Con disegni di Duilio Cambellotti, Ercole Metalli, NER – Nuova Editrice Romana, 1982

(1) De Cupis, Le vicende dell’agricoltura e pastorizia dell’Agro romano, p. 634