Category Archives: stella polare

La disobbedienza civile

La disobbedienza civile insorge quando un numero significativo di cittadini si convince che i canali consueti del cambiamento non funzionano più, che non viene più dato ascolto né seguito alle loro rimostranze o che, al contrario, il governo sta cambiando ed è indirizzato o ormai avviato verso una condotta dubbia in termini di costituzionalità e legalità. Gli esempi sono numerosi: si pensi ai sette anni di guerra mai dichiarata al Vietnam, alla crescente influenza dei servizi segreti sugli affari pubblici, alle esplicite o sottilmente velate minacce alle libertà garantite dal Primo emendamento, ai tentativi di privare il Sentato dei suoi poteri costituzionali, a cui ha fatto seguito l’invasione della Cambogia decisa dal presidente nel pieno disprezzo della Costituzione che prevede che non si possa dichiarare guerra senza il consenso del Congresso; per non parlare dell’iniziativa ancora più vergognosa del vicepresidente di riferirsi agli attivisti della resistenza e del dissenso chiamandoli “avvoltoi (…) e parassiti che dobbiamo impegnarci a estromettere (…) dalla nostra società con non più dispiacere di quello che proveremmo nel buttar via le mele marce da un cesto”: un’affermazione che non lede solo le leggi degli Stati Uniti, ma di ogni altro ordinamento. In altre parole la disobbedienza civile può essere posta al servizio di un cambiamento auspicabile e necessario o di un altrettanto auspicabile mantenimento e ripristino dello status quo (…)

In nessun caso la disobbedienza civile può essere equiparata alla disobbedienza criminale

(p.29-30) Disobbedienza civile, Hannah Arendt, Chiarelettere, trad. di Valentina Abaterusso, intro di Laura Boella

we are working for a better future, including yours

vita e pensiero

Lo smarrimento dell’identità tra vita e pensiero ha portato a intendere il pensiero esclusivamente come – vano – tentativo di dirigere la prassi, e la prassi come mera esecuzione operativa di un progetto già dato. Il discorso sul rapporto tra “intellettuali e politica” riposa proprio su questo pregiudizio errato, e smentito ogni giorno, che per agire serva una teoria, e che per la teoria debba sempre essere inverata una prassi.

p. 221, Il dio sensibile. Saggi sul panteismo, Emanuele Dattilo, Neri Pozza,  2021

The best thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return

I cannot hear it anymore.
I cannot hear it anymore.

Since the first of you and me here and there
We lose the direction everywhere
Shrieking city sun shiver in my veins
In flames I run
In flames I run
(No more) waiting for the sign to come

I cannot hear it anymore.
I cannot hear it anymore.

(ascoltando Nico)

La mano che ha la frusta

(…) l’unica costante di tutte le mostruose orge sadiane è che la mano munita di frusta è sempre la mano del potere politico reale e la vittima è una persona che ha poco o nessun potere, o alla quale esso è stato usurpato. In questo schema, maschio sta a tiranno mentre femmina sta per martire, non importa a quale sesso ufficialmente appartengano questi maschi e queste femmine. (…)

e, per la mantide felicetta,  Juliette, che approfitta del terzo e quarto mondo:

“Sade ha la curiosa capacità di rendere sospetto ogni particolare della sessualità al punto da farci capire che il casto bacio dell’amante sentimentale differisce solo di poco dal vampiresco morso d’amore che cava il sangue e che una carezza disinteressata è solo quantitativamente diversa da una frustata disinteressata. Per Sade, tutte le tenerezze sono falsità, inganno, insidia; tutti i piaceri contengono in sé i semi delle atrocità; tutti i letti sono dei campi minati. Così la curiosa Justine è condannata a trascorrere una vita in cui non c’è un godimento; solo in questo modo può preservare la sua virtù, mentre la crudele Juliette, la sorella e l’antitesi, si sottopone a un processo di completa disumanizzazione nel conseguimento del piacere.”

da La donna sadiana, Angela Carter, Feltrinelli, Idee, 1986, trad. di Patrizia Carella, p.26

Je suis publiphobe

Vingt ans séparent la Jetée de Sans soleil. Et encore vingt ans jusqu’à présent. Dans ces conditions, parler au nom de celui qui a fait ces films, ce n’est pas une interview, c’est du spiritisme. En fait je crois bien n’avoir ni accepté, ni choisi ; quelqu’un en a parlé, et ça s’est fait. Qu’il y ait une certaine relation entre les deux films, je le savais, mais je ne voyais pas la nécessité de m’expliquer… Jusqu’à ce que je trouve dans un programme publié à Tokyo une petite note anonyme qui disait : «Bientôt le voyage approche de sa fin… C’est alors seulement que nous saurons que la juxtaposition des images avait un sens. Nous nous apercevrons que nous avons prié avec lui, comme il convient dans un pèlerinage, chaque fois que nous assistions à la mort, au cimetière des chats, devant la girafe morte, devant les kamikazes au moment de l’envol, devant les guérilleros morts dans la guerre d’Indépendance… Dans la Jetée, l’expérience téméraire de recherche de la survie dans le futur se termine par la mort. En traitant le même sujet vingt ans après, Marker a surmonté la mort par la prière.» Lorsqu’on lit ça, écrit par quelqu’un qui ne vous connaît pas, qui ne sait rien de la genèse des films, on éprouve une petite émotion. «Quelque chose» a passé.

(…)

Essayer de donner la parole aux gens qui ne l’ont pas, et quand c’est possible les aider à trouver leurs moyens d’expression. C’était les ouvriers de 1967 à la Rhodia, mais aussi les Kosovars que j’ai filmés en l’an 2000, qu’on n’avait jamais entendus à la télévision : tout le monde parlait en leur nom, mais une fois qu’ils n’étaient plus en sang et en larmes sur les routes ils n’intéressaient personne.

(…)

mais comment font les gens pour vivre dans un monde pareil ? D’où ma manie d’aller voir «comment ça se passe» ici ou là.

(…)

da Rare Marker

L’anima è anfibia, vive in due diversi luoghi: nei corpi e nella mente

Nel frammento di David di Dinant viene sviluppata l’idea aristotelica per cui l’anima rappresenta innanzitutto la capacità di patire del corpo. Quando si parla di anima, in questi testi, non è assolutamente qualcosa che rappresenti il nostro vero “io”, deposito e possesso personale contrapposto al corpo, bensì è quella parte che svolge proprio le funzioni più importanti del corpo, definendo innanzitutto la sua capacità di sentire e di subire affezioni.

Il dio sensibile. Saggio sul panteismo, Emanuele Dattilo, Neri Pozza, La Quarta Prosa, collana diretta da Giorgio Agamben, p.43

Il potere tra i sessi

“Si tratta di pensare diversamente il rapporto fra i sessi. Pensare diversamente, ripensare la differenza fra i sessi e non pensarla come una eguaglianza, perché non è un’eguaglianza. A mio avviso, va dato senso alla differenza sessuale, va restituito un significato alla differenza sessuale, ma non un significato che indichi gerarchie di potere, ma un significato che valorizzi la differenza.” (da 20:23)