Category Archives: stella polare

L’anima è anfibia, vive in due diversi luoghi: nei corpi e nella mente

Nel frammento di David di Dinant viene sviluppata l’idea aristotelica per cui l’anima rappresenta innanzitutto la capacità di patire del corpo. Quando si parla di anima, in questi testi, non è assolutamente qualcosa che rappresenti il nostro vero “io”, deposito e possesso personale contrapposto al corpo, bensì è quella parte che svolge proprio le funzioni più importanti del corpo, definendo innanzitutto la sua capacità di sentire e di subire affezioni.

Il dio sensibile. Saggio sul panteismo, Emanuele Dattilo, Neri Pozza, La Quarta Prosa, collana diretta da Giorgio Agamben, p.43

Il potere tra i sessi

“Si tratta di pensare diversamente il rapporto fra i sessi. Pensare diversamente, ripensare la differenza fra i sessi e non pensarla come una eguaglianza, perché non è un’eguaglianza. A mio avviso, va dato senso alla differenza sessuale, va restituito un significato alla differenza sessuale, ma non un significato che indichi gerarchie di potere, ma un significato che valorizzi la differenza.” (da 20:23)

Le facoltà di perdonare, di fare e mantenere promesse

Il possibile riscatto dalla situazione di irreversibilità – di non poter disfare ciò che si è fatto – è la facoltà di perdonare.
Il rimedio alla imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è contenuto nella facoltà di fare e mantenere promesse. Entrambe le facoltà dipendono dalla pluralità, dalla presenza e dall’azione degli altri, perché nessun uomo può perdonare se stesso e nessuno può essere vincolato da una promessa fatta solo a se stesso.

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The possible redemption from the predicament of irreversibility -of being unable to undo what one has done-is the faculty of forgiving.
The remedy for unpredictability, for the chaotic uncertainty of the future, is contained in the faculty to make and keep promises. Both faculties depend upon plurality, on the presence and acting of others, for no man can forgive himself and no one can be bound by a promise made only to himself.

Hannah Arendt citata da W.H.Auden nel saggio Brothers & Others, in Selected Essays, Faber, 1960

La salvezza nel perdono, anche quando non richiesto

Non privare nessun essere umano dei suoi metaxu, cioè dei suoi beni relativi e confusi (casa, patria, tradizioni, cultura, etc) che riscaldano e nutrono l’anima e senza i quali, eccetto per la santità, una vita umana non è possibile.

p.152, L’ombra e la grazia, Simone Weil, Rusconi, trad. di Franco Fortini

Metaxu= avverbio greco che significa nel mezzo (nota di Fortini)

Condannare le lacrime dovute alla privazione dei beni temporali e versate su se medesim*

La sventura che costringe ad affezionarsi ad oggetti miserabili svela il carattere miserabile dell’attaccamento. Più chiara ne diviene la necessità del distacco.

L’attaccamento fabbrica illusioni; e chiunque vuole il reale dev’essere distaccato.*

Da quando si sa che qualcosa è reale, non è più possibile essergli affezionati.
L’attaccamento non è altro che l’insufficienza nel sentimento della realtà. Si è legati al possesso di una cosa perché si crede che, se si cessa di possederla, quella non esista più. Molte persone non sentono con tutta la loro anima che c’è una totale differenza fra l’annientamento di una città e il loro esilio definitivo da quella medesima città.

(…)

Non pensare mai ad una cosa o ad un essere che si ama e che non si ha sotto gli occhi senza pensare che forse quella cosa è distrutta o quell’essere è morto.

Far sì che un simile pensiero non  dissolva il senso della realtà, ma lo renda più intenso.

Ogni volta che si dice: “Sia fatta la tua volontà”, rappresentarsi nel loro insieme tutte le infelicità possibili.

Due modi di uccidersi: suicidio o distacco.
Uccidere col pensiero tutto ciò che si ama: solo modo di morire. Ma soltanto quel che si ama. (Chi non odia suo padre o sua madre… Ma: amate i vostri nemici…)
Non desiderare che quel che si ama sia immortale.
Davanti ad un essere umano, qualunque esso sia, non desiderarlo immortale né morto.

pp. 28, 29, L’Ombra e la grazia, Simone Weil, Rusconi, trad. di Franco Fortini

* (dal 17 aprile 2021 in poi, —–> tensione verso il reale)

Misericordia per i poveri viziosi.

Reale e Amare

Un criterio di definizione del reale può essere questo: la realtà è dura e rugosa. Vi si trovano gioie, non cose gradevoli. Quel che è gradevole è fantasticheria.

Cercar di amare senza immaginare. Amare l’apparenza nuda e senza interpretazione. Allora ciò che si ama è davvero Iddio.

p.64, L’ombra e la grazia, Simone Weil, Rusconi, trad. di Franco Fortini

Non si cade nel bene

Non si cade nel bene. La parola bassezza esprime questa proprietà del male.

Anche se compiuto, il male conserva quel suo carattere di irrealtà; di qui forse la semplicità dei criminali. Tutto è semplice nel sogno. Semplicità che corrisponde a quella della suprema virtù.

(…)

Si può avere orrore di far del male agli altri soltanto se si è arrivati al punto in cui nessun altro può più farci del male (si amano allora gli altri, come dei se stessi passati).

pp. 88-89, L’ombra e la grazia, Simone Weil, Rusconi, trad. di Franco Fortini