Category Archives: proprietà emergenti

ancora sul barzottismo

Nella Bibbia, Dio crea il mondo dal nulla. Sin dal big bang, contiguità inquietante tra il puro essere e il nulla. Nel “passaggio dal nulla all’essere” nota Hegel “vi è un punto in cui l’essere e il nulla coincidono e la differenza loro sparisce” (Hegel, Scienza della Logica, Laterza). È in questa coincidenza di essere e nulla, “puro vuoto” carico di tensione, che vive per un tempo non numerabile l’estatico (e in cui sprofonda l’angosciato).

da La mente estatica, Elvio Fachinelli, Adelphi

l’occhio sorpreso dello spettatore

L’osservatore risulta essere simultaneamente “colui che guarda” e “colui che è guardato”. Sta a lui operare la relazione intertestuale.

(…)

è ” l’occhio sorpreso” dello spettatore (una definizione davvero felice, di Francoise Siguret) che deve stabilire la necessaria dipendenza tra i due livelli dell’immagine.

da L’invenzione del quadro. Arte, artefici e artifici nella pittura europea, Victor I. Stoichita, Il Saggiatore, trad. di Benedetta Sforza

appunti per Mi chiamo M.M. n.29

L’immagine nello specchio è “segno” anch’essa, ma è, dice la Logica di Port Royal (ovvero dell’arte di pensare, di Antoine Arnauld e Pierre Nicole) , un “segno naturale”. Questo vuol dire che essa sta al posto della cosa significata (come lo fanno la carta dell’Italia nel caso dell’Italia e il ritratto di Cesare nel caso di Cesare), ma che, riflettendola, la rappresenta. Perché lo specchio sia rappresentazione (e non semplice superficie levigata e incorniciata) occorre che la cosa raffigurata gli si trovi davanti, mentre la cosa rappresentata in un quadro o su una carta geografica è sempre altrove.

da L’invenzione del quadro. Arte, artefici e artifici nella pittura europea, Victor I. Stoichita, Il Saggiatore, trad. di Benedetta Sforza

prima di leggere Houellebecq…

…perché non provi a diventare una proprietà emergente, un consumatore imprevedibile?
Domanda che rivolgerei solo a coloro che leggono un numero di libri minore o uguale a 7 (soglia che, in Italia, definisce un lettore “forte”).

Si potrebbe osservare che Dagli ebrei la salvezza non è un quotidiano o una legge dello Stato, che in fin dei conti sarà letto da pochi e via dicendo: molti dei suoi avversari potrebbero rallegrarsi di questa constatazione, Ma a me il fatto appare irrilevante, perché la questione non è di numero di lettori, ma di principio. Quanto comunque al numero di lettori, il mio libraio aveva una catasta niente male di copie del Bloy, che l’animata discussione ha probabilmente trasformato da libello per pochi in testo irrinunciabile per molti e prodotto di moda (da questo punto di vista, sarebbe da pensare che gli avversari avrebbero fatto meglio a star zitti: il che però non è possibile, poiché nella nostra società ci pensano i giornali a smuovere le acque trasformando tutto in scandalo e insulto reciproco). Naturalmente la mia perfidia anitadelphiana non arriva al punto di sospettare che quell’eccellente casa editrice avesse ben messo in programma e la polemica e il relativo numero di vendite.
Meno che mai ci si può nascondere l’argomento degli argomenti contro l’opportunità di polemizzare. Il quale suona pressapoco così: il libro di Bloy non farà diventare antisemita nessuno che non lo sia già; come sempre accade confermerà chi è già convinto, susciterà indignazione o indifferenza in chi è antirazzista o è già stato vittima del razzismo antisemita. Io però temo che questo ragionamento scettico valga solo per le ideologie solidificate degli adulti colti, molto meno per le ideologie allo stato fluido dei giovani, in cui ogni esperienza può essere decisiva.

da Contro Bloy (e Céline),  (Belfagor, 1995, n.1, pp.99-102), citato in Giudizi di valore, Pier Vincenzo Mengaldo, Einaudi

una tela niente altro che una cortina…

E quante volte avviene ch’egli (il mondo) altresì, come quel famoso antico, dipinga sopra una tela niente altro che una cortina, un velo, ma con un finto sì smagliante al vero, che vi sembra teso a coprir figure che gli stian sotto, e non v’è nulla sotto: perché tutta la dipintura non è altro che il velo, ma così bene artificiato a parere naturale, che vi si gabbano gli occhi eziandio dei maestri, qual era Zeusi, che dimandò a Parrasio di rimuovere il velo e mostrar la pittura.

da L’uomo al punto, Daniello Bartoli

Vedi a me la primavera mi piglia alla gola

Dancing faun my brother Jeno di Andre Kertesz

Lettera 120.  A Paula Michelstaedter

Firenze, 22 marzo 1908

Cara Paula

M’ha fatto un tale spavento sentirmi chiamar Giacomo, che ho dovuto mettermi subito a scriverti. Per l’amor di Dio non chiamarmi più Giacomo; chiamami Antonio, Francesco ma Giacomo no – è orribile anche senza pensare a Giacometto Bolaffio e al povero Giacomo della zia Irene.-Però la posta ha dimostrato una grande intuizione a capire che Carlo Antonini voleva dire Antonio Giacomini[1], e queste sono cose che fanno certo piacere. – Oggi non ti scrive una persona nervosa, übergearbeitet[2], colle vene delle tempie ingrossate,ecc., tutti gli altri segni insomma della mia incipiente degenerazione, – ma un uomo sano e forte e bruciato dal sole. – Oggi è stata dopo un mese di nebbie, di pioggie, di venti la prima bella giornata e noi (Joe ed io e 3 altri) abbiamo camminato tutto il giorno per fare il monte Senario. Sempre sotto un sole pieno – potente, attraverso belle campagne, dirupi, boscaglie. – Io mi sento rigenerato, e mi domando – al solito – perché non vivo sempre fuori, perché vengo qui a intristirmi fra i libri e queste mezze creature incartapecorite che mi sembrano tanti aberrati – a correre il pericolo di impolverirmi come loro. Invece il sole e l’aria, e tutto quel verde fa tanto bene.  E anche la gente; io saluto tutti, parlo con tutti, mi sento veramente à mon aise fra la gente di campagna; in tutti i villaggi alla sera le ragazze passeggiano a gruppi dandosi il braccio; quando passi e saluti, ridono francamente, mostrando i denti sani.
In un paese dei bambini giocavano all’altalena con un palo lungo messo di traverso su una catasta, io andai a giocar con loro e a loro parve la cosa più naturale del mondo. Tutti avevano un’aria tanto allegra oggi, già è la prima giornata di primavera. Vedi a me la primavera mi piglia alla gola – e se non mi agito, se non mi espando, se non vivo – soffoco – è come un’ebbrezza per me. È un guaio la primavera, io la temo e la desidero; forse più la temo… ma lasciamo andare. – E tu lasciamo andare a dormire e accontentati per oggi di tutte queste fregnacce. – Buonanotte.

da Epistolario, Carlo Michelstaedter, Adelphi



[1] Michelstaedter abitava a Firenze in Via Antonio Giacomini 4. La sorella per scherzo aveva indirizzato a Giacomo Michelstaedter, via Carlo Antonini. Sembra peraltro possibile che essa pensaasse, più che a Giacometto Bolaffio o al defunto marito della zia Irene, Giacomo Bassani, a Giacomo Leopardi, tanto più chiamandosi lei Paula, come Paola si chiamava la sorella del poeta di Recanati.

[2] “sovraffaticata”.

gradisce una gozzata di lucchese?

Accòllo= Sbornia, perché i briachi pendono in avanti;

Agghiadito= Col cuore gelato. In grande apprensione;

Aggrostarsi= Appiccarsi;

Allucciare= Guardare con premura intorno intorno;

Barga= Tener da Barga e da Gallicano cioè: i piedi in due staffe; e sono due paesi l’uno contro l’altro, anticamente in discordia;

Bigongia (Essere in)= Essere in bolletta, nella miseria;

Billo= Citrullo, Stupido, Minchione, Eufemismo;

Birabara= Portare una persona o una cosa di soppeso uno da piedi uno e uno da capo;

Bischinco= Sgarbo, dispetto;

Bracco bracco= Mogio mogio, lento lento, grondon grondone;

Buci! = Silenzio!;

Bugnare= Mugghiare cupamente, borbottare;

Bugnata= Lungo bugnare;

Chianna chianna= Adagio adagio;

Ciciorana= la Cretinopoli dei Lucchesi. Altrove direbbero Cuneo;

Cinquinare= Rubare, Volare, Fumare;

Dibisciarsi= Divincolarsi come biscie;

Digrumare= Ripulire dalla gruma. Raschiare;

Forone= Tuffo capofitto, da Forare;

Forrone= Burrone;

Gozzata= Sorso, sorsata. Comune anche a Pisa e a Livorno;

Grinta= Viso, Faccia, Muso, Grugno;

Gronde= Parti estreme di un paese;

Guattire= Voce del cane che ha trovato fiato. Il Fanf. la dice voce poco usata. Da noi fra cacciatori è comunissima;

Impocciato= Su bello dritto sulla persona;

Ligiare= Accarezzare, Adulare;

Lillare= Ilare, Allegro…

dal Vocabolarietto in appendice a Cento racconti popolari lucchesi, Idelfonso Nieri, Raffaello Giusti Editore – Livorno, 1908