Category Archives: poesia

Obbligo di fedeltà

Per le vie della città c’è il mio amore. Poco importa
dove va nel tempo diviso. Non è più l’amore mio, chiunque
può parlargli. Non ricorda più; chi fu ad amarlo?

Cerca il suo pari nell’augurio degli sguardi. Lo spazio
che percorre è la mia fedeltà. Delinea la speranza e leggero
la congeda. E’ preponderante senza prender parte.

Io vivo in fondo a lui come un felice relitto. A sua insaputa,
la mia solitudine è il suo tesoro. Nel grande meridiano
dove s’iscrive il suo slancio, la mia libertà lo scava.

Per le vie della città c’è il mio amore. Poco importa
dove va nel tempo diviso. non è più l’amor mio, chiunque
può parlargli. Non ricorda più; chi fu ad amarlo e
chi gli fa lume da lontano affinché non cada?

da Poesie e prose, René Char, Feltrinelli, Biblioteca di Letteratura, trad. di Giorgio Caproni

Duet and Gratitude

DUET

Sometimes, when we came together, you scream
like you are being born. I sing like I am dying.

My skin in the morning cool, my feet on
the boards, finding my slippers. Pushing open
the gate of the kettle, for warmth. You are
in bed with a smile on your sleeping mouth.

You play Arab music, French music,
Madagascan music that I’ve never heard
I play UK rappers, minimal techno,
Alice Coltrane. Your hair is tied up with
colourful cloth as you move from the hips
through the flat. We cook for eachother.
We dedicate days to our lovemaking
Any less than a full day and you look at me, hurt.

I maintain a full wave at my neighbours
But worry about what they hear through the walls –
Aware of how often we wake the night
and call out for each other

GRATITUDE

I have seen us
Sat together in the evening

Not saying much.
Listening to the fire.

Or laid out on the camping mat,
Your fingertips pulling

At strands of my hair.
Or dancing

To flamenco in the living room.
Well – you dancing.

Me awe-struck, clutching
Your hips.

Your name like a bird
Trying to burst out of my throat

da Running upon the wires,/Un arpeggio tra le corde, Kae Tempest, Edizioni e/o a cura di Riccardo Duranti

Scende da cavallo

Scende da cavallo, le offre la coppa
Dell’addio. Le chiede dove va
E perché deve. Io leggo questa poesia di un altro,
La riscrivo, la trasformo. ” Amico mio,

La felicità mi ha sorriso poco su questa terra.
Dove vado? Io cerco in queste montagne
Il silenzio, la pace del cuore. E’ la mia patria,
Non errerò mai più lontano da essa.

Il mio cuore? Va verso la sua ora?
Ma guarda, questa terra che amiamo è rifiorita,
E’ primavera, è nuovamente come nuova,

Le cime ovunque ridiventano blu.
Ti dirò addio? No, che per sempre,
Per sempre scrosci l’acqua, rifiorisca l’erba!”

da L’ora presente, Yves Bonnefoy, Mondadori, Lo Specchio, 2013 Trad.di Fabio Scotto

***

Il descend de cheval

 

Il descend de cheval, il lui offre la coupe
De l’adieu. Il lui demamnde où elle va
Et porquoi il le faut. Je lis ce poème d’un autre
Je le réécris, le transforme. “Mon ami,

Le bonheur ne m’a guère souri su cette terre.
Où vais-je? Je cherche dans ces montagnes
Le silence, la paix du coeur. C’est ma patrie,
Je n’errerai plus jamais loin d’elle.

Mon coeur? Va-t-il paisible vers son heure?
Mais vois, cette terre que nous aimons a refleuri,
C’est le printemps, elle est à nouveau comme neuve,

Les cimes de partout redeviennent bleues.
Vais-je te dire adieu? Non, qu’à jamais,
à jamais bruisse l’eau, refleurisse l’herbe!”

Maledizione a lui, maledizione!

Maledizione a lui, maledizione!
e al tempo perso senza una ragione.
Oh, lo deploro dal fondo del cuore.
Come hai detto? Non sento…per favore
non potresti parlare un po’ più forte?
Mi stai mandando, sappilo, alla morte,
proprio così, e non te ne rendi conto.
Oppure te ne freghi. Ci sei? Pronto!
Pronto! mi senti o ti sei addormentato?
A latrare, tesoro, mi hai insegnato,
ad abbaiare al ritmo dei miei singhiozzi,
bambino mio tiranno che mi ingozzi
da un anno ormai di tutti i tuoi terrori.
Qui, dico, si comincia a dar di fuori,
si corre il palio, qui, della pazzia.
E dunque va’ all’inferno anima mia,
telefona da lì, se ce la fai!
da Donna di dolori, Patrizia Valduga, Mondadori, Il Nuovo Specchio, 1991

E la montagna è nera

E la montagna è grigia e la montagna è rosa
la guardo e mi spaventa perché ci stanno i morti
ma sol che m’avvicini, ma sol che io vi salga
risento la pienezza dei corpi che son vivi
del corpo mio che pena
del corpo suo che regge

e la montagna è verde e la montagna è bianca
la guardo e mi spaventa perché c’è la pazzia
ma sol che m’avvicini, ma sol che io vi salga
risento la carezza che dava la mia mamma
la mia mamma lontana
la mamma e la sua pace

e la montagna è azzurra e la montagna è nera
la guardo e mi spaventa perché non è per l’uomo
ma sol che m’avvicini, ma sol che io vi salga
risento le parole di tutti i miei compagni
di quelli che son vivi
di quelli che son morti

e la montagna è grigia e la montagna è rosa
e la montagna è verde e la montagna è bianca
e la montagna è azzurra e la montagna è nera
e la montagna è nera.

(canzone libera, 2006)

Michele Mari, Dalla cripta, Einaudi, 2019

Une tache de sang intellectuel*

Una macchia di sangue intellettuale
che il sole non asciuga mai. “Oh, che cosa vuoi fare!”
mi gridano i compagni coraggiosi
alti tra le bandiere e le sostanze reali
della festa dei corpi naturali
di lotta e di amor vero.

“Voglio esistere e voi perdonatelo”
rispondo io, di quaggiù, dalla segreta.
“Anche come il viscere della bestia stracciata
anche come il sangue rappreso nella polvere.

Anche il cieco nato può in sé vedere il lampo
e parlarne con gesti imperfetti
e il suo discorso in catene
può atterrire e può dissuggellare.
E chi sempre ha negata l’avventura
può non lontano dalle nostre case
disvelare una terra di miracolo.”

“Oh, cosa aspetti” mi gridano i viventi
impetuosi ancora tra le vendemmie.
“Passa il tuo giorno” gridano, bocche al sole.

“Nessun orgoglio” rispondo “amici cari!
E mi sarebbe dolce essere anch’io
dove voi siete. Ma a ognuno le sue armi.
A voi il fuoco felice e il vino fraterno
a me la speranza scura dentro la notte.

1948

Franco Fortini da Poesia ed errore, Feltrinelli, 1959

*”Toute l’eau de la mer ne suffirait pas à laver une tache de sang intellectuelle” da Lautréamont

Narciso

Lo sai, tu, quanto è putrido?
Tal putridume egli è che né Teti,  né Oceano,
Con tutte le ninfe figlie loro, lo potran lavare:
Tal putridume egli è, che men peccherebbe se, volendo contaminar
se stesso, abbassasse la testa a quello specchio.

***

Do you know how putrid he is?
Such putridly corrupted he is that neitherThetis, nor Ocean
With all their Nymphs daughters, can wash him:
Such is his putridity that he would be less sinful if,
Preferring to defile himself, he lowered his head to that mirror.

da LXXXVII, Poesie, Catullo, nelle mie libere versioni

Ecquid scis, quantum suscipiat sceleris?
Suscipit, tu, quantum non ultima Tethys
Nex genitor nympharum abluit Oceanus:
Nam nihil est quicquam sceleris, quo prodeat ultra,
Non si demisso se ipse voret capite

 

Among those Killed in the Dawn Raid was a Woman Aged a Hundred

When the morning was waking over the war

She put on her clothes and stepped out and she died,

The locks yawned loose and a blast blew them wide,

She dropped where she loved on the burts pavement stone

And the funeral grains of the slaughtered floor.

Tell this street on its back she stopped a sun

And the craters of her eyes grew springroots and fire

When all the keys shot from the locks, and rang.

Dig no more for the chains of her grey-haired heart.

The heavenly ambulance drawn by a wound

Assembling waits for the spade’s ring on the cage.

O keep her bones away from that common cart,

The morning is flying on the wings of her age

And a hundred storks perch on the sun’s right hand.

Dylan Thomas