Category Archives: poesia

Scende da cavallo

Scende da cavallo, le offre la coppa
Dell’addio. Le chiede dove va
E perché deve. Io leggo questa poesia di un altro,
La riscrivo, la trasformo. ” Amico mio,

La felicità mi ha sorriso poco su questa terra.
Dove vado? Io cerco in queste montagne
Il silenzio, la pace del cuore. E’ la mia patria,
Non errerò mai più lontano da essa.

Il mio cuore? Va verso la sua ora?
Ma guarda, questa terra che amiamo è rifiorita,
E’ primavera, è nuovamente come nuova,

Le cime ovunque ridiventano blu.
Ti dirò addio? No, che per sempre,
Per sempre scrosci l’acqua, rifiorisca l’erba!”

da L’ora presente, Yves Bonnefoy, Mondadori, Lo Specchio, 2013 Trad.di Fabio Scotto

***

Il descend de cheval

 

Il descend de cheval, il lui offre la coupe
De l’adieu. Il lui demamnde où elle va
Et porquoi il le faut. Je lis ce poème d’un autre
Je le réécris, le transforme. “Mon ami,

Le bonheur ne m’a guère souri su cette terre.
Où vais-je? Je cherche dans ces montagnes
Le silence, la paix du coeur. C’est ma patrie,
Je n’errerai plus jamais loin d’elle.

Mon coeur? Va-t-il paisible vers son heure?
Mais vois, cette terre que nous aimons a refleuri,
C’est le printemps, elle est à nouveau comme neuve,

Les cimes de partout redeviennent bleues.
Vais-je te dire adieu? Non, qu’à jamais,
à jamais bruisse l’eau, refleurisse l’herbe!”

Maledizione a lui, maledizione!

Maledizione a lui, maledizione!
e al tempo perso senza una ragione.
Oh, lo deploro dal fondo del cuore.
Come hai detto? Non sento…per favore
non potresti parlare un po’ più forte?
Mi stai mandando, sappilo, alla morte,
proprio così, e non te ne rendi conto.
Oppure te ne freghi. Ci sei? Pronto!
Pronto! mi senti o ti sei addormentato?
A latrare, tesoro, mi hai insegnato,
ad abbaiare al ritmo dei miei singhiozzi,
bambino mio tiranno che mi ingozzi
da un anno ormai di tutti i tuoi terrori.
Qui, dico, si comincia a dar di fuori,
si corre il palio, qui, della pazzia.
E dunque va’ all’inferno anima mia,
telefona da lì, se ce la fai!
da Donna di dolori, Patrizia Valduga, Mondadori, Il Nuovo Specchio, 1991

E la montagna è nera

E la montagna è grigia e la montagna è rosa
la guardo e mi spaventa perché ci stanno i morti
ma sol che m’avvicini, ma sol che io vi salga
risento la pienezza dei corpi che son vivi
del corpo mio che pena
del corpo suo che regge

e la montagna è verde e la montagna è bianca
la guardo e mi spaventa perché c’è la pazzia
ma sol che m’avvicini, ma sol che io vi salga
risento la carezza che dava la mia mamma
la mia mamma lontana
la mamma e la sua pace

e la montagna è azzurra e la montagna è nera
la guardo e mi spaventa perché non è per l’uomo
ma sol che m’avvicini, ma sol che io vi salga
risento le parole di tutti i miei compagni
di quelli che son vivi
di quelli che son morti

e la montagna è grigia e la montagna è rosa
e la montagna è verde e la montagna è bianca
e la montagna è azzurra e la montagna è nera
e la montagna è nera.

(canzone libera, 2006)

Michele Mari, Dalla cripta, Einaudi, 2019

Une tache de sang intellectuel*

Una macchia di sangue intellettuale
che il sole non asciuga mai. “Oh, che cosa vuoi fare!”
mi gridano i compagni coraggiosi
alti tra le bandiere e le sostanze reali
della festa dei corpi naturali
di lotta e di amor vero.

“Voglio esistere e voi perdonatelo”
rispondo io, di quaggiù, dalla segreta.
“Anche come il viscere della bestia stracciata
anche come il sangue rappreso nella polvere.

Anche il cieco nato può in sé vedere il lampo
e parlarne con gesti imperfetti
e il suo discorso in catene
può atterrire e può dissuggellare.
E chi sempre ha negata l’avventura
può non lontano dalle nostre case
disvelare una terra di miracolo.”

“Oh, cosa aspetti” mi gridano i viventi
impetuosi ancora tra le vendemmie.
“Passa il tuo giorno” gridano, bocche al sole.

“Nessun orgoglio” rispondo “amici cari!
E mi sarebbe dolce essere anch’io
dove voi siete. Ma a ognuno le sue armi.
A voi il fuoco felice e il vino fraterno
a me la speranza scura dentro la notte.

1948

Franco Fortini da Poesia ed errore, Feltrinelli, 1959

*”Toute l’eau de la mer ne suffirait pas à laver une tache de sang intellectuelle” da Lautréamont

Narciso

Lo sai, tu, quanto è putrido?
Tal putridume egli è che né Teti,  né Oceano,
Con tutte le ninfe figlie loro, lo potran lavare:
Tal putridume egli è, che men peccherebbe se, volendo contaminar
se stesso, abbassasse la testa a quello specchio.

***

Do you know how putrid he is?
Such putridly corrupted he is that neitherThetis, nor Ocean
With all their Nymphs daughters, can wash him:
Such is his putridity that he would be less sinful if,
Preferring to defile himself, he lowered his head to that mirror.

da LXXXVII, Poesie, Catullo, nelle mie libere versioni

Ecquid scis, quantum suscipiat sceleris?
Suscipit, tu, quantum non ultima Tethys
Nex genitor nympharum abluit Oceanus:
Nam nihil est quicquam sceleris, quo prodeat ultra,
Non si demisso se ipse voret capite

 

Among those Killed in the Dawn Raid was a Woman Aged a Hundred

When the morning was waking over the war

She put on her clothes and stepped out and she died,

The locks yawned loose and a blast blew them wide,

She dropped where she loved on the burts pavement stone

And the funeral grains of the slaughtered floor.

Tell this street on its back she stopped a sun

And the craters of her eyes grew springroots and fire

When all the keys shot from the locks, and rang.

Dig no more for the chains of her grey-haired heart.

The heavenly ambulance drawn by a wound

Assembling waits for the spade’s ring on the cage.

O keep her bones away from that common cart,

The morning is flying on the wings of her age

And a hundred storks perch on the sun’s right hand.

Dylan Thomas

Il cane

Là in alto, l’immagine d’un mondo
di sguardi si rinnova e si convalida.
Solo talvolta viene e gli si mette accanto,
di nascosto, una cosa, quando egli attraverso

questa immagine, in basso, tenta di aprirsi un varco,
così com’è, diverso; non respinto né accolto
e come in dubbio la sua realtà cedendo
all’immagine che dimentica per

tornare tuttavia ogni volta a immergervi
il suo occhio, quasi implorando, quasi
comprendendo, vicino ad un accordo;
ma rinuncia: altrimenti non sarebbe.

Rainer Maria Rilke, da Poesie, Einaudi. a cura di Andreina Lavagetto

A Pamina e a me

Ho creduto allo sguardo

a V. I. Nikolaeva

Ho creduto allo sguardo,
inutili le parole.
Di colpo ho creduto
a lacrime più amare
del dolore cupo, dolci
più di un sonno di bimbo.

Una stella azzurra
a metà del cielo.
Non tenete in pugno la farfalla
che la fiamma tenta.

Sarà eterna
la sua vita
all’alba.

(1983)

da Sono pesi queste mie poesie e altre liriche, Nika Turbina, Via del Vento Edizioni, Acquamarina, 2002. A cura di Federico Federici

Nato

Dunque è sua madre.
Questa piccola donna.
Artefice degli occhi grigi.

La barca su cui, anni fa,
lui navigò fino a riva.

E’ da lei che è venuto fuori
nel mondo,
nella non-eternità.

Genitrice dell’uomo
con cui salto attraverso il fuoco.

E’ dunque lei, l’unica
che non lo scelse
pronto, compiuto.

Da sola lo tirò
dentro la pelle a me nota,
lo attaccò alle ossa
a me nascoste.

Da sola gli cercò
gli occhi grigi
con cui mi ha guardato.

Dunque è lei, la sua Alfa.
Perché me l’ha mostrata?

Nato,
Così è nato, anche lui.

Nato come tutti.
Come me, che morirò.

Il figlio di una donna reale.
Uno venuto dalle profondità del corpo.
Un viaggiatore verso l’Omega.

Esposto
alla propria assenza
da ogni dove,
in ogni istante.

E la sua testa
è una testa contro un muro
cedevole per un momento.

E le sue mosse
sono tentativi di eludere
il verdetto universale.

Ho capito
che è già a metà del cammino.

Ma questo non me lo ha detto,
no.

“Questa è mia madre”
mi ha detto soltanto.

da Vista con granello di sabbia (1957-1993), Wislawa Szymborska, Adelphi, 2004, a cura di Luca Bernardini, traduzione di Valentina Parisi

A Doris

Exhaustion at Sunset

The empty heart comes home from a busy day at the office. And what is the empty heart to do but empty itself of emptiness. Sweeping out the unsweepable takes an effort of mind, the fruitless exertion of faculties already burneded. Poor empty heart, old before its time, how it struggles to do what the mind tells it to do. But the struggle comes to nothing. The empty heart cannot do what the mind commands. It sits in the dark, daydreams, and the emptiness grows.

da Almost invisible, Mark Strand, Alfred Knopf Publisher, 2013