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Eminente autore di versi liberi scrive a sua moglie

Le case della zona Ovest della città in seguito all’inondazione del 1916  (Minnesota Historical Society)

St. Paul, Minnesota

Giugno 19, 1916

Eminente autore di versi liberi arriva in città.
Dettagli sull’accoglienza.

St. Paul, Minnesota, Luglio 19, 1916. Il drammaturgo e avvocato Wallace Stevens è arrivato alla Union Station alle 10.30 di questa mattina. Alcuni dei trenta rappresentati della stampa non erano presenti ad accoglierlo. Egli ha proseguito a piedi verso l’Hotel St. Paul, dove non avevano una stanza per lui. A quel punto, portando un ombrello e due borse dall’aspetto misterioso, ha proseguito verso il Club Minnesota, a 4th & Washington-Streets, a St.Paul, dove si tratterrà durante il suo soggiorno a St.Paul. Al Club, il Sig. Stevens si è fatto una doccia inondando non solo il pavimento del bagno, ma anche quello della camera da letto. Egli ha usato tutti gli asciugamani per sistemare il pasticcio ed è stato obbligato ad asciugarsi con una salvietta. Dal Club il Sig.Stevens si è recato in centro per affari. Quando gli è stato richiesto se St.Paul gli fosse piaciuta, il Sig.Stevens, prendendosi un sigaro, ha detto: “Mi piace.”

Wallace Stevens a Elsie

p.s.: la discrepanza nelle date giugno/luglio potrebbe attribuirsi all’eccitazione di Stevens. Egli arrivò a Saint Paul prima del 23 giugno, quando scrisse lettere a entrambe, Harriet Monroe e a sua moglie, dal Club Minnesota. La busta in cui questa lettera è stata trovata ha il francobollo con il timbro del 19 giugno. E in una lettera a sua moglie del 27 giugno 1916 egli dice: “Mi aspetto di lasciare questo posto domani a tarda notte”.

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Immagino che il viaggio dell’avvocato Wallace Stevens a Saint Paul nel 1916, per conto delle assicurazioni, avesse in qualche modo a che fare con l’inondazione della zona Ovest della città.
Se, con questo resoconto alla moglie, Stevens avesse scherzosamente inteso attribuirsi la causa dell’inondazione, la lettera avrebbe una maggiore portata (visto che di acqua si scrive) esilarante.

il mare

Nervi mareggiata 1902

Come profumava il mare! La barca di Nando o di Orlando si tuffava nell’onda per poi risollevarsi, quale pesce e gabbiano, e la colonna del sole scintillava nell’acqua come tante schegge di ghiaccio ardenti. E com’era languido, azzurrato di squame di pesce, pallido, svaporante lontano… La distesa d’acqua, giunta fino a noi, si rompeva ai piedi della roccia, intraprendendo un incredibile gioco di verde e bagliori, di scure profondità fra pietre e altezze spumose! La gravezza delle onde si frantumava nell’aria in fastosità di spuma, trasformandosi, in volo, in pioggia sulle nostre teste da ragazzino, le nostre marinare, appesantite e infradiciate dalle pietre ficcate sotto l’elastico della blusa…
Il mare è caro ai pescatori, ai marinai, al pittore e al poeta, ma nessuno può amarlo come i bambini, come noi lo amammo allora!

da Nervi, amato paese. Un soggiorno in Riviera di Marina Cvetaeva, di Anastasija Cvetaeva, Sagep, a cura di Avgusta Dokunina Boebel e Caterina M. Fiannacca

Il libro è generosa concessione dell’amico Pier Giorgio Baroni e l’immagine è tratta dal prezioso sito da lui gestito.

navigazione

Luca Cambiaso

Grandi scrosci, sempre più fitti pullulano i fantasmi del mare,
il marinaio è corso su per la scala, state pronti, figlioli!
è corso su, si è steso, si è sospeso in una rete invisibile,
come un ragno che spia le scosse della tela.

Vento! – vento! La nave imbizzisce, e strappa le briglie,
cade sul fianco, affonda nella spumosa bufera,
s’impenna, ha calpestato le onde e prende di scorcio il cielo,
taglia di fronte le nuvole, acciuffa il vento sotto le vele.

E il mio animo l’albero innalza a volo in mezzo al vortice,
l’immaginazione si gonfia come la treccia di queste vele,
involontariamente un grido si unisce al coro festoso;

apro le braccia, cado sul petto della nave,
mi sembra di incalzare il suo slancio col mio petto:
mi sento leggero! forte! felice! so cosa sia essere un uccello.

da I sonetti di Crimea e altre poesie, Adam Mickiewicz, Adelphi, a cura di Elena Croce e Elisabetta Cywiak

Monilia prorogatur mihi in alium diem

Sabato, 9 agosto  XIX. Pierini
5 Via Puccini

Carissimo,
addolòrami la tua astinenza dalla Versilia. Smentisco bagnarola e bigliardo. Hànnovi letti regolamentari (salvo nell’acme 14 -18) anche nel mio stesso Pierini: basterebbono 2 giorni di preavviso e ti troveremo ostello per pochi giorni, a modesto scotto. Eri desiderato e sognato. Potresti, oserei dire, arrivare anche inopinato. Qui c’è tutto il Parnaso in calzoncini.
Per quanto è della pietra smeraldina, non ne possedetti mai: conosco dama nasuta con smeraldo: ma a removēre la congiunzione è piuttosto il naso che la gemma.

Ciao. Arriva! Tuo C.E.Gadda

C.E.Gadda
Vill. Pierini
5 Via G.Puccini 5
Forte dei Marmi

nota di Gianfranco Contini: Forse avevo scritto a Gadda che i lapidarî assegnavano allo smeraldo la virtù di “lascivos compescere motus”

da  Carteggio 1934-1963, Gianfranco Contini, Carlo Emilio Gadda, Garzanti, a cura di Dante Isella, Gianfranco Contini, Giulio Ungarelli. Con 62 lettere indedite

dedicato a Varicella zoster

quanti riflessi fa quest’acqua verde

louis stettner central waiting hall 1958

Quanti riflessi fa quest’acqua verde
come una rete d’oro, una specie di rete
perché è il sole, in realtà, che fa il disegno.
I pesci infatti l’attraversano senza restarci
impigliati dentro. Tante cose passano in altre
e vengon fuori come corna di lumache,
come il filo nell’ago e l’ago nella stoffa, le macchine
dalle gallerie buie che poi torna la luce,
e i treni e il metro quando andiamo a Parigi
certains dimanches.

da Anna e Mélanie, Valentino Ronchi, Lampi di Stampa

Long John Silver

Hanna Forman Cypress trees Monterey californiaLa faccia di Silver era da incorniciare; gli occhi gli uscivano dalle orbite per il furore. Scosse la brace dalla pipa.
“Datemi una mano ad alzarmi!” disse.
“Non io” rispose il capitano.
“Chi è che mi dà una mano?” ruggì.
Nessuno di noi si mosse.
Ringhiando le imprecazioni più atroci si trascinò lungo la sabbia fino a potersi attaccare al portico e issarsi nuovamente sulla sua gruccia.
Poi sputò nella fonte.
“Ecco!” urlò. “Ecco cosa penso di voi. Prima di un’ora riscalderò il vostro vecchio fortino come un ponce al rum! Ridete pure, dannazione, ridete: prima di un’ora riderete dall’altra parte! E quelli che moriranno saranno i più fortunati!”.
E con una spaventosa bestemmia arrancò via, affondò nella sabbia, e dopo quattro o cinque fallimenti riuscì a superare la staccionata con l’aiuto dell’uomo con la bandiera bianca; quindi, in un istante, scomparve tra gli alberi.

da L’Isola del Tesoro, Robert Louis Stevenson, Rizzoli, trad.di Michele Mari

long john silver

una militanza

mara fam

Tutto il mio lavoro naturale, quello della mia natura – e che ho eseguito per tutta la mia vita, a partire dai 20 anni, non consiste che in una specie di preparazione perpetua, senza oggetto, senza finalità – forse altrettanto istintiva che il lavoro di una formica, benché di tendenza additiva, perfettiva; benché infine orientata in direzione di una crescita della coscienza stranamente perseguita con ostinazione e istinto costante.

da Quaderni – Volume Primo – Ego, Paul Valéry, Adelphi, trad.di Ruggero Guarini

Alpha & Mila

Marcelito

1914

Nel suo tratto cupo, quasi malvagio – scrive Hans Limbach-, c’era un che d’affascinante come in un criminale. Aveva infatti l’espressione fissa della maschera; la bocca si apriva appena nel parlare e gli occhi scintillavano talora sinistramente. Subito D. (Carlo Dallago) lo investì al suo solito di domande; ma Trakl dava risposte brevi e controvoglia, e se una domanda gli sembrava troppo intima, si ritraeva intimidito e quasi astioso.

da Idea di biografia di Clio Pizzingrilli in Gli ammutoliti. Lettere 1900-1914, Georg Trakl, Quodlibet

udii poi campane estesissime

Campanile Santa Croce di Moneglia (GE)

In quel tempo, io tornai più volte, in sogno, a Toledo, e non la riconoscevo. Mi ricordo che ero partita nel pomeriggio, sola, di nascosto al mio amico, e dopo cinquemila anni giunta qui, e Toledo non era più. Solo un mare di cenere, e la Collina, e un angelo grandissimo davanti a poche pietre (resto della Fortezza), che vedendomi disse:
“Non piangere. Il sole non è più qui”.
Discesi in centro e, come dissi, la città più non era, ma una radura sparsa di pietre, grandissima, con alcuni alberi anneriti, e dagli alberi pendevano frutti di veleno. Vi erano uccelli che volavano stancamente qua e là, e riconobbi nelle loro facce(perché avevano faccine bellissime) fisionomie nobili e note. Essi beccavano, beccavano nella rena, senza nulla trovare.
Udii poi campane estesissime, e mi svegliai.
Ero nella mia casa marine, tutte le porte mancavano, dovunque era mesta luce, e né Apa e nessun altro degli abitanti esisteva più.

Dio, quanti giorni restai ad attendere passi cari.
Finché vennero, preceduti da una lettera (d’amore), e di nuovo mi ritrovai nella nostra casa della Francia, e riudii i lamenti del mare.

Quando tutti i nostri affannati racconti di gioia, le voci del ritrovamento, si furono quietati, egli mi disse:
“Vedesti cosa capita, cuore, a ritornare sulla via precedente?”
“Sì, vidi. Ma come farò, caro, a vivere qui, sapendo che essi furono?”
“Eppure si potrà” con pietà egli disse.
E, e piegato sulla mia gamba, tolse dal foro una delle navi di ferro che continuamente apparivano, e in un muto furore la gettò via:
“Non finiranno mai, mai di apparire!” così disse.
In quanto a me, guardavo la mia gamba con terrore.

Eppure guarì, dopo un anno era tornata completamente liscia, e in luogo delle navi vi era un prato verdissimo, dove Reyn A. riposava.
Inesauribile era il nostro tempo, ora che io ero guarita e felice.

da Il porto di Toledo, Anna Maria Ortese, Rizzoli

Sagrato della Chiesa Santa Croce di Moneglia