Category Archives: occhio di milo

le città del tuo passato

Le città del tuo passato sono distese come belle addormentate e basta che ti chini su di loro e baci le loro labbra perché si alzino di nuovo alla vita, perché ti riabbraccino e si mettano a ballare con te seguendo una musica che una volta suonò, e che vive perché tu vivi, dietro tutto, dall’altra parte dei tuoi occhi.

Luis Garcia Montero

 

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Era la mia città,

la città vuota.

Che bello che questo tempo

Che bello che questo tempo
è come tutti gli altri tempi,
che io scrivo poesie
come sempre sono state scritte,
che questa gatta davanti a me si sta lavando
e scorre il suo tempo,
nonostante sia sola, quasi sempre sola nella casa,
pure fa tutte le cose e non dimentica niente
– ora si è sdraiata ad esempio e si guarda intorno-
e scorre il suo tempo.
Che bello che questo tempo, come ogni tempo, finirà,
che bello che non siamo eterni,
che non siamo diversi
da nessun altro che è vissuto e che è morto,
che è entrato nella morte calmo
come su un sentiero che prima sembrava difficile, erto
e poi, invece, era piano.

da Poesie, Claudio Damiani, Fazi Editore

camminare sulla tua via

giorgio in collina

Camminare sulla tua via
o sei tu, sentiero, che cammini dentro di me,
o sei tu la creatura
e io un cammino, una via.
Perché tu, come sei intero,
come sei fatto bene, e formato
in tutte le sue parti.
E quando ti incontro, mi sembri vivo
ché ti fai incontro a me, felice,
o quando ti batte la pioggia, e stai immoto
come le mucche, senza cercare un riparo,
e già chiacchiera l’acqua
e diventi un ruscello.

da Poesie, Claudio Damiani, Fazi Editore

Madonna mora

la bicicletta

 

Vai per il mondo stronza
pigliati qualche cazzo
Pigliati qualche sbronza
fatti girare il pazzo

Fatti girare il saggio
d’ogni cosa che vuoi
fra i pollici: fanne sfoggio
con te sola – poi

Se ti voglio è capace di sporcarti
semprevergine te fica di legno
Dio geloso tornato dai deserti
dentro le porte tue ammira del regno
che a ogni singola urì settantadue
volte ripeto Io ti ripudio Io ti
Ripudio Io ti ripudio

con ira
e con studio

da Rimato a morte, Giulio Braccini, Edizioni Braccine

della continuità

(…)

La frustrazione maggiore, per l’ignaro fantasma, è non riuscire più a spostare gli oggetti come in antico soleva: ma poiché la frustrazione era sempre stata una delle sue predominanti passioni, questo particolare smacco non viene valutato come meriterebbe. Si conoscono casi in cui la frustrazione, trasferita alla casa, produce quei cigolii e quegli scricchiolii, quegli inspiegabili rumori di passi, quegli sbattimenti di porte che tanta fortuna hanno avuto ed hanno presso il semplice e credulo popolino: quando nessuna occulta regia vi presiede, nessun terroristico fine, sì solo il patetico conato del corpo domestico di riscuotersi da quell’avvilente impotenza.

Da Fantasmagonia in Fantasmagonia, Michele Mari, Einaudi

a Adelaide Antici, ad Anna Fiorentin

al di là di questo certo e tranquillo non amarti

Al di là di questo certo e tranquillo non amarti
ora madre t’amo e ti vorrei vicina
madre che in me vivi.
e dài, di tua presenza, certezza al viver mio senza peso;
con la durezza del tuo volere e amare.

(1° gennaio 1933)

da Diario umano, Giovanni Amelotti, Emiliano degli Orfini – Genova, 1934

appunti per Trentasei e dieci vedute n.4

Bruno Illich

Gertrude Stein riesce notoriamente a sconvolgere i canoni fondamentali del genere autobiografico. Scrivendo l’Autobiografia di Alice Toklas, ella infatti contravviene alla regola elementare per cui il protagonista di un’autobiografia ne è anche l’autore. Nel libro in questione tale coincidenza salta. Come annuncia il titolo, Gertrude Stein scrive e firma l’autobiografia di un’altra, ossia l’Autobiografia di Alice Toklas, dove Alice parla in prima persona.

(…)

L’Autobiografia di Alice Toklas è dunque un’autobiografia di Gertrude Stein, scritta da Gertrude Stein, dove Gertrude medesima compare però nel testo come un personaggio narrato da Alice. Il gioco della finzione può anche essere formulato diversamente. Si può infatti anche dire che, nell’Autobiografia di Alice Toklas, Alice stessa, pur figurando nel ruolo autobiografico della prima persona, viene tuttavia a svolgere il ruolo della biografa di Gertrude Stein. Insomma, la finzione è complessa e divertente proprio perché è esplicita. Il genere autobiografico e quello biografico si sovrappongono.

da Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, di Adriana Cavarero, Feltrinelli

Termometria

A una certa tenera età, ho forse sentito una voce, un contralto profondamente commovente…

Questo canto dovette mettermi in uno stato di cui nessun oggetto mi aveva mai dato l’idea. Esso ha impresso dentro di me la tensione, l’attitudine suprema richiesta, senza offrire un oggetto, un’idea, una causa (come fa la musica). E io senza saperlo l’ho assunto come misura degli stati e ho mirato, per tutta la mia vita, a fare, cercare, pensare quel che avrebbe potuto direttamente riprodurre in me, esigere da me – lo stato corrispondente a quel canto fortuito; – la cosa reale, introdotta, assoluta il cui incavo era stato preparato fin dall’infanzia da quel canto – dimenticato.
Il caso vuole che io sia forse graduale. Ho l’idea di un massimo di origine nascosta, che aspetta ancora dentro di me.
Una voce che scuote fino alle lacrime, alle viscere; che funge da catastrofi e scoperte; che riesce a spremere, senza incontrare ostacoli, le mammelle sacre/ ignobili/ dell’emozione/ stolida; che in un modo artificiale, di cui il mondo reale non ha mai bisogno, risveglia degli estremi, insiste, rimesta, annoda, riassume eccessivamente, sfibra gli organi della sensibilità, …svaluta le cose osservabili…La si dimentica e non ne resta che il sentimento di un grado al quale la vita non potrà mai avvicinarsi. (1910)

da Quaderni. Volume Primo – Ego, Paul Valéry, Adelphi, trad.di Ruggero Guarini