Category Archives: naufragi

la torinese


Miroslav Tichy

Quei giorni pensavo com’era stato semplice andare
con un’altra, Barbara spalle magre, e una mattina
che stavo al Passetto, venne su dalla stradina
degli scogli una biondina mi vide e mi sorrise
si fermò lì con me, era di Torino. Diceva che Ancona
le piaceva molto com’era bella col mare da due parti.
Che era in vacanza a Senigallia, ma preferiva venire
sola in città. Diversa la biondina dalle altre. Seni
tondi, un neo sulla spalla sinistra. I capelli leggeri,
piccoli ricci raccolti sulla testa dalla molletta.
– Stiamo nascosti- le dico- è meglio- e scendiamo
poi sotto, fino alle grotte dei pescatori. Di diverso
anche ha lei come si offre, col busto mi spinge il seno alla mano, le labbra alle labbra e tiene con le dita
il mio mento. In piazza Cavour, dove fermano le corriere,
prende la sua per Senigallia e io resto seduto
sopra i cassoni chiusi che il giorno contengono i libri
e mi dico questa mi piace più di tutte, chissà poi perché.

da Canzoni di bella vita, Valentino Ronchi, Lampi di Stampa

le falene

 

La toilette intime, Jean-Antoine Watteau

 

Nel periodo “iniziale” dell’infezione tubercolare –che principia dall’ingresso del bacillo nell’organismo o meglio dall’inizio della sua attività patologica, e che è caratterizzato dalla secrezione e immissione in circolo delle tossine,- si determina una vera eccitazione delle diverse facoltà: intellettive, affettive e volitive. Il malato è irascibile, irritabile per ogni nonnulla, ansioso, sospettoso, in uno stato di inspiegabile sovreccitazione e colle antenne della sensibilità pronte a vibrare alle più piccole segnalazioni dell’ambiente che lo circonda

Studi, Jean-Antoine Watteau

Nella fase di “rivelazione”, dopo un primo periodo di disorientamento che segue inevitabilmente alla conoscenza del male, il malato ha una pausa più o meno lunga, di equilibrio, di calma, di ragionamento. Ed è proprio in questo periodo che si ha un assestamento mentale; così individui che prima della malattia erano ottimisti lo ridiventano, mentre in altri, al contrario, si accentua la nota pessimistica che persisterà, più o meno continua e crescente, fino al termine della vita.

Jupiter et Antiope, Jean-Antoine Watteau

Durante il periodo di “stato”, poi, i sentimenti generalmente preponderanti sono due: una affettività morbosa che genera amicizie violente, passioni amorose tenaci (Catullo per Lesbia, Chopin e De Musset per George Sand, Keats per Fanny Browne, Elisabetta Barrett per Roberto Browning), o una religiosità estrema (San Francesco d’Assisi, San Luigi Gonzaga, Santa Teresa di Lysieux), e d’altra parte un egoismo talvolta aspro (Leopardi).

L’euforia è caratteristica del periodo terminale, della fase preagonica.

da Falene, Salvatore Collari, Casa Editrice Ceschina-Milano

Mila, Dario Sutter

la camera incantata


La camera incantata di Franco Gentilini

 

Ricordi di ricordi,
libri letti e riletti,
sogni tutte le notti risognati,
ombre di ombre, fotografie
di cari alle pareti

e la vita? Sparita;
chiusi i dolci occhi, spenti
i sorrisi, il presente
cancellato dall’ieri, tutto è già stato.
Fra carte, libri e sogni,
la vita se n’è andata,
dormita male dalla parte del cuore.

Roma, 9 gennaio 1983

Giorgio Vigolo, dall’Almanacco della Cometa n.4, 1989, Edizioni della Cometa

perché non si torna a casa

viale carlo troya, milano

Il ricordo è un veleno che si compone con i nostri anni, la coscienza che la vita è la decorazione della nostra solitudine.

Vado accanto al fiume che non esiste più verso una biblioteca che è chiusa e non potrò tornare mai alla casa da cui sono appena uscito perché scomparsa da molti anni ed hanno cambiato il nome della via, i numeri nei portoni, sono diversi i bar, la luce è un’altra e le coppie che si amavano hanno smesso di abbracciarsi alla stessa ora nella stessa ombra.

E’ vero, la città che ci fece ci disfa e nelle macerie torna a costruirci. Posso camminare nella strada dell’autunno passato, però so che gli amanti di oggi cercano nei loro baci le labbra di allora. Il desiderio si umilia per durare e si trasforma in coscienza scoprendo che sogna da un corpo invecchiato, da una pienezza inesistente.

In mezzo, io. E sì, la vita è un sogno, ma non per mancanza di verità, non perché siano menzogna le realtà delle sue cicatrici, bensì perché nei sogni convivono tutti i tempi di una stessa città e tutto si accumula dietro ad uno sguardo, nello scantinato della nostra solitudine, e sono di carne e d’ossa le vie scomparse anni fa e l’uomo che va insieme a un fiume che non esiste più può dimenticare per un momento che la sua vita, quello che lui chiama la sua vita…

Divenendo presente, Granada assomiglia a un ricordo. Nel giardino di oggi cade la pioggia lentissima dell’inverno passato.

da Rimanere senza città e altre prose, Luis García Montero, Via del Vento Edizioni, a cura di Alessandro Ghignoli

il porto

Il pescatore che rema a casa all’imbrunire
Non considera la quiete in cui si muove,
Così io, poiché il sentimento fa annegare, più non dovrei chiedere
Il crepuscolo sicuro che le tue mani calme davano.
E la notte, spronatrice di antiche falsità,
A cui ammiccano le stelle che sorvegliano le alture,
Non dovrebbero udire alcun segreto che ci sfugge; il tempo
Conosce quel mare scaltro e amaro, e l’amore erige muri.
Eppure gli altri che ora mi osservano avanzare verso il largo,
Su un mare che di ogni parola d’amore è più crudele,
Possono vedere in me la calma che il mio passaggio crea,
Sfidando nuove acque in un antico imbroglio;
E i protetti dal pensare possono imbarcarsi sicuri sulle navi
Sentendo brusii di rematori annegare accanto agli astri.
da Isole. Poesie scelte (1948-2004), Derek Walcott, Adelphi, trad.di Matteo Campagnoli