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Frescona, non di questo mondo

Mio padre, Tommaso Gomez, non si sarebbe mai detto un uomo di questo mondo, benché nel mondo camminasse ormai da oltre sessantacinque anni. Non ho mai conosciuto una persona così assolutamente tranquilla e ignara di quello che è bene fare nel proprio interesse. Davvero non ho mai incontrato nessuno che, da anni, con una costanza tanto composta e silenziosa, radunasse tutti i suoi sforzi, esercitasse così sottilmente il cervello e impegnasse tutta la sua energia a un definitivo, totale fallimento della propria vita nel mondo.

Non che egli fosse sfortunato – tutt’altro -, e nemmeno gli mancavano qualità d’intelligenza, di simpatia e infine di cultura. Avrebbe potuto essere un vero signore se, nascendo, non avesse portato con sé da quel luogo misterioso da cui irrompono sulla terra uomini e animali, un sentimento delizioso e terribile: l’indifferenza! e qualcosa di ancora più complicato: la semplicità! Fra queste due idee, egli camminava da moltissimi anni (…)

da Che?…Che cosa?…, in L’infanta sepolta, Anna Maria Ortese, Adelphi

 

 

Maledizione a lui, maledizione!

Maledizione a lui, maledizione!
e al tempo perso senza una ragione.
Oh, lo deploro dal fondo del cuore.
Come hai detto? Non sento…per favore
non potresti parlare un po’ più forte?
Mi stai mandando, sappilo, alla morte,
proprio così, e non te ne rendi conto.
Oppure te ne freghi. Ci sei? Pronto!
Pronto! mi senti o ti sei addormentato?
A latrare, tesoro, mi hai insegnato,
ad abbaiare al ritmo dei miei singhiozzi,
bambino mio tiranno che mi ingozzi
da un anno ormai di tutti i tuoi terrori.
Qui, dico, si comincia a dar di fuori,
si corre il palio, qui, della pazzia.
E dunque va’ all’inferno anima mia,
telefona da lì, se ce la fai!
da Donna di dolori, Patrizia Valduga, Mondadori, Il Nuovo Specchio, 1991