Category Archives: naufragi

La civetteria della tua unghietta

La civetteria della tua unghietta
di morto, che viene a cercare
il remoto verde del mio ramo,
io tollero, anzi reclamo.

La commedia è rovesciata e tu
sei Portinari che torna e cerca
un po’ di vita, sperandola
leggera, mondana.

Ma il verde presto vira al blu,
il blu al nero pesto:
così,  Agafio, il tuo gomito  non torna
al centro della soglia.

da Contemplazioni e zzz, Carmela Moscatiello

 

L’erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento stesso che scopra la realtà, la distrugge. In altri termini si può conoscere il reale per mezzo dell’erotismo; ma al prezzo della distruzione completa e irreparabile del reale medesimo. In questo senso l’esperienza erotica si apparenta a quella mistica: ambedue sono senza ritorni, i ponti sono bruciati, il mondo reale è perduto per sempre. Altro carattere comune all’esperienza mistica e a quella erotica è che esse hanno bisogno dell’eccesso; la misura, che è propria al conoscere scientifico, è sconosciuta tanto a l’una che all’altra. Quest’eccesso, naturalmente, porta alla morte. Ma nell’esperienza mistica sarà la morte del soggetto; in quella erotica, la morte dell’altro. Questo spiega forse il carattere apparentemente suicida dell’esperienza mistica e omicida dell’esperienza erotica.

dalla Prefazione di Alberto Moravia alla Storia dell’occhio di Georges Bataille, Gremese Editore, 1980

Deadcrush, Alt-J

Il governo che dirige la mano della guardia costiera libica è l’interlocutore che Marco Minniti trova autorevole, decisionale e affidabile e con il quale ha sottoscritto accordi…

Spara al migrante

Alla luce del fuoco della guardia costiera libica contro i colleghi italiani, un commento ‘a caldo’ sugli accordi Minniti-Libia, , , ?

Maslax, il mio amico somalo poco più che ventenne, si è impiccato nei giardinetti vicino al C.A.S. a Santa Palombia, Pomezia.

Conobbi Maslax la scorsa estate, quando Baobab era una distesa di tende lungo Via Cupa: sempre sorridente, pronto a una partita a basket, a una corsa o a una gita al mare, disponibile a dare una mano per la pulizia della via e dei bagni chimici o ad aiutare i volontari a far rispettare la fila per i pasti. Maslax, pur dormendo in strada, allora era felice, con la gioia che deriva dall’intrecciare la propria vita a quella degli altri e a partecipare ad un’impresa.

Maslax riuscì a raggiungere il Belgio passando per la Francia, qualche settimana dopo lo sgombero di Via Cupa. A dicembre mi scrisse di essere stato trasferito, dopo dieci giorni a Bruxelles, nel centro di accoglienza Jodoigne a Fedasil (http://fedasil.be/fr/center/jodoigne) e in questi termini mi confidò la sua solitudine e la sua frustrazione: “Sister, Yes In the Camp Put Idon have Any Frends This camp No moral” e un’altra volta: “No friends, no school, no job”.
Il 5 febbraio mi diede la notizia del suo ‘dublinamento’, contento di tornare a Roma dai fratelli e dalle sorelle di Baobab. Da allora non sono mai riuscita a vederlo, perché era stato assegnato al CAS a Santa Palomba, un luogo che non sapeva neanche nominare (“Ok dowrry i well came i call you one day just i am center i dont have teket I well came one meybe i dont now”) quando lo reclamavo per un incontro al presidio alla Stazione Tiburtina o quando mi offrivo di andarlo a trovare. Maslax parlava male l’inglese e ignorava l’italiano, quindi non avrebbe potuto esprimere via chat la sua sofferenza, che però avrei comunque dovuto immaginare, ricordando la sua giovialità a Via Cupa. Avrei dovuto riconoscere, nell’assenza di visite da parte sua a Piazzale Spadolini, il sintomo di una grave impossibilità (fisica o psicologica) che andava indagata: non è difficile immaginare la prostrazione di un uomo in un paese straniero di cui ignora la lingua e nel quale non gli è davvero concessa, in un centro di accoglienza con una scarsa o nulla mediazione culturale, alcuna prospettiva di studio e formazione professionale e nella totale ignoranza riguardo alla durata di tale purgatorio.

La prigionia non coincide necessariamente con la privazione della libertà di movimento, ma anche con la privazione della possibilità di sognare e progettare il proprio futuro: Maslax si è trovato in uno stato di detenzione dal quale ha creduto di poter uscire solo privandosi della vita.

L’idea stessa di stare insieme ci peserà; la detesteremo al punto di morirne e di aver voglia di morderci gli uni con gli altri, di batterci. Non riusciremo a controllare la nostra aggressività, questa pulsione ripugnante che è in noi, questo ripugnante istinto animale che intima di nuocere al nostro prossimo, di sconfiggerlo. Essere imprigionati notte e giorno sotto questa volta sigillata ci farà perdere ogni briciolo di fraternità, ogni forma di eleganza.

da Angeli minori, Antoine Volodine, L’Orma Editore, trad. di Albino Crovetto

L’oechin

Ecco, pe-a fosca marinn-a

un’atra onda a s’avansa;

a gonfia, a s’adrissa, a s’inarca

comme unna chiggia de barca;

paa che a se-o veugge aberaa.

 

Ma lee, tranquillo e beato

con a caressa de ae

o te che scuggia de dato.

 

Poesse faa comme l’oechin,

pe ogni onda che arriva

a arsame sempre un pittin.

da L’oechin, poesie scelte, Edoardo Firpo, Francesco Pirella Editore

Traduzione del poeta:

Il gabbiano

Ecco sulla fosca Marina

un’altra onda si avanza;

si gonfia, si drizza, s’inarca

come una chiglia di barca,

e pare che voglia agguantarlo.

 

Ma lui, tranquillo e beato

con la carezza dell’ali

le scivola sopra.

 

Potessi fare come il gabbiano,

ad ogni onda che arriva

alzarmi sempre un pochino.

 

Dedicato a Emmanuel Chadi Namdi

eccoti tornato

Eccoti tornato, la mente sempre piena di quest’agitazione che ha continuato a crescere e incupirsi da quando questo treno è partito, il corpo formicolante di queste fitte di stanchezza che di quarto d’ora in quarto d’ora diventano più acute, intervenendo sempre più violente nel corso dei tuoi pensieri, disturbando il tuo sguardo quando ti sforzi di applicarlo a un oggetto o a una faccia, stimolandoti bruscamente verso una di quelle zone dei tuoi ricordi o dei tuoi progetti che prudentemente desideri evitare, che ribollono, fermentano, si agitano in questa riorganizzazione delle immagini di te stesso e della tua vita che si sta compiendo, scorre implacabilmente senza che la tua volontà vi prenda parte, questa metamorfosi oscura di cui, lo senti perfettamente, percepisci solo una minima parte, di cui i movimenti originari e quelli conclusivi ti restano in gran parte sconosciuti e sui quali ti sarebbe tanto necessario proiettare qualche lume, neanche i più duri studi, la più minuziosa pazienza costituirebbe eccessivi sforzi per far retrocedere anche un tantino di ombra, per darti sia pure un minimo di presa e di libertà su questo determinismo che per il momento si massacra nella notte, questo gran lavorio che si produce in te, distruggendo a poco a poco il tuo personaggio, questo cambiamento di luce e di prospettiva, questa rotazione dei fatti e dei significativi, fonte della tua stanchezza e delle circostanze, fonte di questa decisione che tu immaginavi appartenerti, della tua situazione nello spazio delle condotte umane, e traducendosi in stanchezza che è come il suo rumore e il suo ansimare, ed essendo cosparso di questo sudore quasi secco che fa attaccare la biancheria alla tua pelle, scavando questa specie di vertigine, questa disfunzione del tuo sistema digestivo e respiratorio, di questo malessere, di questa debolezza improvvisa, di questa titubanza che ti fa stare sul chi va là, di questo appesantimento delle palpebre e della testa che ti fa non proprio sedere ma crollare al tuo posto senza preoccuparti di ritirare il libro che avevi lasciato e che tiri fuori di sotto le cosce penosamente, appoggiandoti all’angolo (…)

da La modificazione, Michel Butor, Mondadori, trad. autorizzata di Oreste del Buono

Sul sogno del 22 maggio 2016:

Libreria senza pareti né scaffali (la posizione del mio corpo stabilisce la funzione di questo spazio) e davanti alla scrivania alla quale siedo si trova un lungo viale alberato: un caro amico alla sinistra, un molesto cliente alla destra ed entrambi invitati a lasciarmi al comparire del Principe di Danimarca;
Occhiali rosa piccoli e stretti con impressa la data 1 marzo 1951;
Inquadratura, nel sogno, delle mani durante il dono degli occhiali e del libro dal mesto (parola presente nel sogno o al piatto di copertina del libro) principe;
Altissima gioia.

Sulla giornata lavorativa del 24 maggio 2016:

Casa d’altri, Sansoni, 1953: venduta chissà quando;
Non ho avuto voglia di assumere la configurazione di libraia chiarendo che il libro Chien blanc di Romain Gary è in catalogo presso Neri Pozza con la traduzione letterale del titolo, né ho avuto voglia di raccontare la trama del libro e di dire la ragione per cui l’ho esposto in vetrina;
Ancora una volta niente Chris Marker;
Ho scordato La modificazione di Michel Butor;
Questua d’amicizia, a colui che si dichiara cliente storico ma non assiduo, respinta;
Fatica, solitudine, sindrome d’abbandono;
Felice visita di Habté;
Felice scoperta, grazie alla visita di Michelino, di un’interpretazione di Leopardi nel volume di Rime del Petrarca: albero maestro della giornata.

glielo incarto?

è un libro che cercavo da tempo, che amo molto, mi mancava solo un’intervista – (quale?) – Portoghesi e Bernini – (non era Portoghesi e Borromini?) – anche, ma mi mancava solo quella a Bernini e cercando su internet, quando ho visto che era qui, sono venuto appena possibile, prima che la libraia vada in trasferta due giorni. Sono venuto subito, tempo dodici ore… – (10 va bene) – così non va bene – (10 va bene)- fa sempre come vuole lei?- (qui sì) – è una soddisfazione! – (c’è il prezzo per il collezionista e quello per il lettore) – ma non funziona così, così non va bene – (tra me e me: se fossi interessato alla cartella Valéry/Luzi/Casorati non esiterei a chiederti 3000 euro) – (altre parole su Mari/Borromini, Butor/Borromini, offerta di prestito de La modificazione, offerta di amicizia, rifiuto dell’uno e dell’altra, ringraziamenti, saluti).