Category Archives: maternità

Grabbing hand

Zachar Pavlovic, nonostante lo sgomento, pensava al futuro:
“Basta ululare, Nikìforovna” disse a una delle contadine che singhiozzava ad alta voce gridando i tradizionali lamenti funebri. “Se urli, non è per il dolore, ma per essere pianta anche tu quando morirai. Prenditi piuttosto il bambino, tanto ne hai già sei, uno in più in qualche modo camperà”.
Nikìforovna tornò immediatamente nel suo senno di donna e il suo viso si asciugò assumendo un’espressione feroce: piangeva con le sole grinze, senza lacrime:
“Lo dici tu! Ora camperebbe, sì, in qualche modo, ma aspetta che cresca! Quando comincerà a rimpinzarsi e a strappare i calzoni, che ce la fa a mantenerlo?”
Un’altra donna, Mavra Dvànova, madre di sette figli, si prese il bimbo. Lui le prese la mano, lei gli asciugò la faccia con la gonna, gli soffiò il naso e condusse l’orfanello nella sua isba.

da Il villaggio della nuova vita, Andréj Platonov, Mondadori, 1972, trad. di Maria Olsùfieva

Tutti i miei sensi raccolti in uno

Tutti i miei sensi raccolti in uno
che era tutti e non era nessuno.
Un impasto densissimo amoroso
che riassorbiva il mondo nel riposo.
Si mostrava nella forma di un sorriso
che era di tutto il corpo non più diviso,
luce e riflesso della luce d’ogni corpo,
mi visitava tenerezza di nascosto.

da Poesie (1974-1992), Patrizia Cavalli, Einaudi

il mestiere più antico del mondo

Mia madre era per terra carponi, sembrava proprio una mucca, e faceva un suono basso, profondo, che non sembrava neanche la sua voce. Intorno, nella stanza, c’era la sedia rovesciata sul pavimento con dei panni buttati a terra. Forse aveva cercato di prendere qualcosa, ma poi era caduto tutto. Non ha alzato nemmeno la testa, non ha fatto nessun cenno, sembrava non essersi accorta della mia presenza e ha continuato a muoversi lentamente, avanti e indietro. E a fare questo lungo e profondo “muuuuuu”.

da Il mestiere più antico del mondo, di Gianlorenzo Pacini, Feltrinelli, collana Zoomflash, giugno 2015

 

Quando guardava il bimbo che puppava

marta gioca a mamma

Anche Quintilia era rimasta incinta. E quando la pancia si fece grossa non andò più a telare, e neanche ai primi mesi dell’allattamento. Quando guardava il bimbo che puppava si sentiva così bene, senza nessun desiderio, che le veniva quasi da ridere a pensare come tante volte le era sembrato importante il suo lavoro. Guardava i colori del bimbo. Le sue mani magre, dall’indice molto corto, tastavano le gote; si faceva scorrere tra i polpastrelli i capelli fini, biondi. Il bimbo reagiva alle sue carezze, la fissava con gli occhi lattiginosi.

Da Il Paese di pietra di Bruna Cordati, Jaca Book, collana Il Grandevetro /I Vagabondi

a Adelaide Antici, ad Anna Fiorentin

al di là di questo certo e tranquillo non amarti

Al di là di questo certo e tranquillo non amarti
ora madre t’amo e ti vorrei vicina
madre che in me vivi.
e dài, di tua presenza, certezza al viver mio senza peso;
con la durezza del tuo volere e amare.

(1° gennaio 1933)

da Diario umano, Giovanni Amelotti, Emiliano degli Orfini – Genova, 1934