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Book mob a Roma

Il 26 maggio 2016 a Roma a Piazza SS Apostoli, dalle 17 alle 21 vieni anche tu a sostenere le librerie dell’usato e del fuori catalogo

Wallace Stevens e Kenneth Patchen

19 aprile 1941

Caro Patchen,

   Si renderà conto senz’altro che quello che lei propone è che io paghi per la stampa del suo libro e che prenda il libro come garanzia. Però, il libro non è per niente una garanzia; se per qualsiasi motivo la sua vendita dovesse essere impedita (posso dedurre che chi ha pensato per primo di pubblicarlo possa aver avuto un simile timore), come potrei fare per riavere i miei soldi? Se, anziché darne via delle copie, le distruggessi, lei probabilmente direbbe che io l’ho assassinata. […]

  Vorrei aiutarla, ma l’ultima cosa al mondo che posso pensare di fare è di farmi carico dei suoi problemi; ho già i miei. Se riesce a trovare diciannove persone disposte a mettere 50$ a testa, io sarò la ventesima. Non capisco come io sia potuto arrivare ad essere così coinvolto dalle sue faccende. Francamente devo dire che mi interessa quel che scrive solo in quanto letteratura e basta. […]

                                                                                            Sinceramente suo,

WS

traduzione di Aldo Bandinelli per Emiliano degli Orfini

Kenneth Patchen, uno dei padri della beat generation: per saperne di più

Da ultimo, luce dei miei occhi, Maberto. Questi si era preso un 6,5 a una verifica scritta in cui dimostrava sì di aver capito e assimilato le lezioni, ma in un linguaggio così barbaro da non permettere una valutazione superiore. Si era già rifatto con una brillante interrogazione. Ma qua, cosa non è successo, Maberto si legge un libro di Oliver Sacks e poi entra in scena a farci lezione, sboccato ed entusiasta, esponendo con un registro linguistico inadeguato il senso e i dettagli di tutta una serie di complessi ed affascinanti casi clinici; Maberto parla come se stesse raccontando l’ultima puntata del suo telefilm preferito a un amico, al bar, magari solo fra maschi (un paio di volte infatti devo richiamarlo all’ordine); e ne parla con coscienza di causa. Cos’ha scoperto? Che ha letto, per la prima volta in vita sua, un libro senza una trama e senza personaggi, ma (parole sue, e qua si vola) “in realtà il protagonista è il medico, l’antagonista la malattia e i casi clinici sono i personaggi secondari, ognuno che propone una specie di prova da superare.” E li racconta, questi casi, avendoli compresi e compatiti, con autentica passione cognitiva. Voto 9.
Cosa ho fatto? Nulla. Quel giorno esco da scuola e mi sento un insegnante.

da Questa birberia del leggere e scrivere. Appunti di pedagogia pratica/1, Giulio Braccini, con una prefazione di Leonardo Tondelli, Emiliano degli Orfini – Roma