Category Archives: la lettura

cosmological redshift

Milo e Giorgio, Trieste 1935-36

Dopo qualche assalto infruttuoso, non rinunciare, e non insistere neppure. Ma custodisci quel problema nelle cantine della tua mente, dove esso migliora. Trasformatevi tutti e due. (Quaderni 1900-1901, Senza titolo, III, 779)

Da questi quaderni vedo che la mia mente si diletta in particolare di certe trasformazioni simili a quelle dell’analisi, e che derivano dall’attività spontanea delle analogie. (…) (1922. S, VIII, 676)

da Quaderni – Volume primo, Paul Valéry, Adelphi, a cura di Judith Robinson-Valéry, trad.di Ruggero Guarini

le citazioni

Mombu vs Africa, linoleum

“Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante.” (Walter Benjamin)

La scoperta della moderna funzione delle citazioni nacque, secondo Benjamin, che la spiegava prendendo ad esempio Karl Kraus, dalla disperazione – ma non dalla disperazione per un passato che rifiuta “di gettare luce sul futuro” e lascia che la mente umana “vaghi nel buio”, come in Tocqueville, bensì dalla disperazione per il presente e dal desiderio di distruggerlo; quindi il loro potere non è di custodire, ma di purificare, di strappare dal contesto, di distruggere.”(Walter Benjamin) E tuttavia, gli scopritori e i cultori di questa forza distruttrice erano originariamente animati da ben altro intento, vale a dire dall’intento di conservare; e solo non lasciandosi ingannare dai “conservatori” di professione tutt’intorno a loro,  scoprirono infine che la forza distruttrice delle citazioni era “la sola in cui è ancora riposta la speranza che qualche cosa di quest’epoca sopravviva – proprio perché ne è stata divelta”. In questa forma di “frammenti di pensiero”, la citazione ha il duplice compito di interrompere il fluire della rappresentazione con “splendore trascendente” e al tempo stesso di concentrare su di sé ciò che viene rappresentato. Quanto al loro peso nell’opera di Benjamin, queste citazioni sono paragonabili soltanto alle ben diverse citazioni bibliche che nei trattati medievali tanto spesso vengono a sostituirsi all’immanente coerenza dell’argomentazione.

Da Walter Benjamin, Hannah Arendt, SE Studio Editoriale, trad. di Mariza De Franceschi

concorrenza sleale

Oh sì la letteratura…Non si dovrebbe mai leggere Omero prima di andare in Grecia, sapete quel che voglio dire, folle chi pietra su pietra si va costruendo la propria delusione, ed alleandosi alle forze del tempo e della cruda realtà viene spargendo nel nulla i suoi sogni leggeri: ma difendiamoci, per quanto sta in noi…Uno che ha passato tutta la sua vita fra i libri soleva dire che i libri possono fare alla vita una concorrenza sleale, molto sleale…

da Di bestia in bestia, Michele Mari, Longanesi & C.

La superiorità del narrare rispetto al vivere è che la narrazione stringe, consegue, morde, giunge a buon fine o mal fine laddove la vita si disperde, si frantuma, sfuma e sfiuma… Tu con questa narrazione ambigua, scissa, sconnessa sei molto più mimetica alla vita che non la scrittura mimetica vera e propria che oppone la vita a un ordine suo proprio, quello letterario. La letteratura – diceva il vecchio Satiro con aria avvolgente – solo la letteratura e l’erotismo possono contraddire la dispersione del vivere. Ciascuno di noi è quanto di cellule riesce ad aggregare attorno a una narrazione o a un desiderio.

da Controcielo. Romanzo grottesco, Mauro Marè, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1994

i letterati

I letterati son la base delle civiltà (ne garantiscono la continuità) e al contempo un’istanza distruttrice, un sostegno e una minaccia: permettono la costituzione di un ordine, ma sono anche partecipi della contestazione rivolta a quell’ordine. Perché la forza dei testi del passato è proprio quella di essere stati, cioè di non essere (o non essere più); e se la rivoluzione consiste nel sostituire all’esistente il non-esistente, allora non vi è nulla di più rivoluzionario del passato. Ciò che sorge dal presente lo rinforza: ne è il semplice sviluppo. Ma la permanenza contro natura di ciò che ha a che fare  con il passato, tornando, distrugge il presente, pur avendolo prodotto. Anzi, proprio perché lo ha prodotto.
è questo il vero scopo della pratica e dell’insegnamento delle lettere al giorno d’oggi: mantenere attivo il doppio postulato della letteratura, considerata al tempo stesso come espressione del reale e come potere di distacco dalla realtà; lasciarsi demolire da quei testi che hanno costruito il nostro mondo, che hanno costruito noi e che, allo stesso tempo, non sono noi; oppure, al contrario, demolirli, che è poi lo stesso. La differenza tra cultura e intrattenimento (entertainment) emerge proprio qui, con grande precisione.

da Il letterato: usi e costumi. Da Confucio a Barthes, la storia bizzarra di una specie anomala, di William Marx, Guanda, trad.di Marcella Uberti-Bona

Grazie a Federico Fantinel: benedico la grandezza con cui eserciti il tuo potere

 

il significatore

collage di Hannelore Baron

 

“Vedete, ‘nella vita’ io facevo il filologo. Avete idea di cosa significa? Significa incontrare un testo grasso, flaccido, pieno di macchie e di impurità, e dirgli: testo, io ti riporterò alla tua verità. Mi seguite?”

“Sì”.

“Allora dovete scegliere gli strumenti più affilati. Le lame della paleografia, la grattugia della recensio, lo squartamento della tradizione nelle nudità dello stemma, l’amputativo tronchese della variantistica: e poi sezionare, eviscerare, potare: e poi prendere dei secchi, delle casse, scavare delle fosse, e metterci dentro tutto quel crassume escerpato, tutta quella schifosa corruzione, ah! Sto male soltanto a pensarci! Insomma, quando avete pulito e asciugato dappertutto siete voi due soli, voi e il testo, perfetto nella sua semplicità originaria, nudo, scheletrico, puro! Avete capito?”

“Sì”.

“No, non potete. Non avete mai fatto un’edizione critica”.

Ancora quel rantolo, ora più gorgogliante. Quando riprese a parlare mi parve più vecchio di quanto avessi immaginato fino a quel momento.

“Anche se non tutto quello che ho detto vi è chiaro, so cosa state pensando: che per mera inerzia analogica io sia passato dai testi agli umani, tentando l’intreccio dei visceri dopo aver saggiato quello delle parole e delle forme”.

“No, no, io non penso niente…”

“Male! Mi avete chiesto perché uccido? In un certo senso è per avere degli interlocutori. Voi entrate in casa mia dopo avermi rotto la finestra, frugate nelle mie tenebre con la vostra torcia indiscreta, e non volete essere mio interlocutore? Mmmmh…penso che non sappiate nemmeno cos’è l’ermeneutica, per cui ve la dirò io. È la scienza dell’interpretare, sommamente decisiva al filologo e al critico. Ora immaginatevi questo: un uomo che per tutta la sua vita sveste e riveste i testi di interpretazioni, che li ruota fra le mani come prismi per trarne sempremai nuove luci, che inventa nuove rubriche ove ascriverli, un uomo che li palpa, i testi, e palpandoli li sente gonfi di tutte le interpretazioni che prima di lui altri uomini han dato loro, interpretazioni cui la sua, sopraggiungendo postrema, conferirà nuovi accenti…I capolavori! Ma siamo noi che li abbiamo fatti diventare tali, leggendoli e rileggendoli, e caricandoli di senso fino a saturarli di storia e di energia, ecco, quando ho capito questa cosa io, il significatore, ho cominciato a chiedermi: e a me chi lo conferisce il senso? Chi mi interpreta?(…)”.

 

Da La serietà della serie in Euridice aveva un cane, Michele Mari, Einaudi

librare

 
Petali e piume, Gianni Favaro

 

“Presto riavrai la tua libertà.” “Riavrò la libertà di tornare a far muri in cantiere, di avere la casa vuota e di trovarti in sogno.” “Avrai la libertà di tornare ai libri, l’unica cosa che ti lascio, oltre al bridge. Riavrai i libri, l’unico posto dove l’esperienza che uno fa al mondo, trova parole d’accompagnamento.”

da In alto a sinistra, Erri De Luca, Feltrinelli

 

quando il testo offre in figura il suono


Alphabet, Robert Mapplethorpe

Il silenzio con cui le parole ci confrontano – perché è vero, le parole scritte tacciono, non più udibile è la voce che le ha pronunciate- non fa che ripetere il silenzio del mondo. Perché anche le cose tacciono; e tuttavia il mondo è pieno di suoni, e tutto ha la sua voce. È solo questione di ascolto, ma disciplinando l’orecchio potremo finalmente raggiungere quell’attenzione dell’anima che ci farà udire, nelle lettere mute della scrittura, la voce -lì dove la lettera si ricongiunge ad un corpo.

da Nomi, Nadia Fusini, Feltrinelli