Category Archives: il canto

che ci dice il mare?

Durante il mio ultimo viaggio in Portogallo, nelle ore più calde del giorno, quando l’indolenza mi vinceva il corpo e l’anima, sdraiato sul letto io mi divertivo a leggere lentamente lord Byron. Di quando in quando lasciavo il libro per…pensare? no! per fabbricare castelli in aria.
A momenti mi decidevo ad affacciarmi al balcone per contemplare un momento il mare che si stendeva indolentemente sulla spiaggia. Ed il canterellare dell’Oceano, mescolato agli echi di lord Byron, che tanto l’amò, m’aiutava a perseguire cose senza forma né sostanza. Il mio spirito si trovava, ecco, in una disposizione poetica, creatrice, quella che l’indolenza genera. Perché il poeta è prima di tutto un ozioso, un indolente, e dico ciò in onore del poeta.
Farò un elogio all’ozio, io che sono stimato per un uomo lavoratore e attivo? Sì, farò, almeno in parte, l’elogio all’ozio: dirò che l’ozioso è uno degli uomini più attivi.
Che ci dice il mare? Quel che vogliamo che ci dica. 

da Soliloqui e conversazioni, Miguel De Unamuno, Rinascimento del Libro-Firenze, 1939

storia di Isacco

La porta si aprì lentamente,
mio padre entrò,
avevo nove anni.
Si fermò, tanto alto nei miei confronti,
con gli occhi blu che luccicavano
e la voce molto fredda.
Disse:”Ho avuto una visione,
e tu sai che sono forte e santo.
Devo fare quello che mi è stato detto”.
Così partì per la montagna,
io correvo, lui camminava,
e la sua scia era fatta d’oro.

Gli alberi rimpicciolivano,
il lago somgiliava a uno specchio di donna,
ci fermammo a bere un po’ di vino.
Poi gettò la bottiglia,
la ruppe un minuto più tardi
e mise la sua mano nella mia.
Benché avessi visto un’aquila
(ma poteva essere un avvoltoio)
non avrei mai potuto decidere.
Allora mio padre costruì un altare,
guardò una sola volta dietro di sé.
Sapeva che non mi sarei nascosto.

Tu, che costruisci altari, oggi,
per sacrificare nuovi figli,
non devi farlo mai più.
Uno schema non è una visione
e non sei mai stato tentato
da un demone o da un dio.
Tu che stai sopra di loro, adesso,
con la accetta spuntata, sanguinante,
non eri là, prima,
quando io giacevo su una montagna
e la mano di mio padre tremava
con la bellezza della parola.

E se tu ora mi chiami fratello,
scusa la mia domanda,
per quale macchinazione lo fai?
Quando ogni cosa diventa confusa
ti ucciderò se così devo,
ti aiuterò se posso.
E pietà per la nostra uniforme,
uomo di pace e uomo di guerra –
un pavone apre la sua ruota.

da Songs from a Room, Leonard Cohen, 1969, trad.di Riccardo Bertoncelli

gira la tròttola viva

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, Fanciullo con la tròttola, 1735 

Gira la tròttola viva
Sotto la sferza, mercé la sferza;
Lasciata a sé giace priva,
Stretta alla terra, odiando la terra;

Fin che giace guarda il suolo;
Ogni cosa è ferma,
E invidia il moto, insidia l’ignoto;
Ma se poggia a un punto solo
Mentre va s’impernia,
E scorge intorno, vede d’intorno;

Il cerchio massimo è in alto
Se erige il capo, se regge il corpo;
Nell’aria tersa è in risalto
Se leva il corpo, se eleva il capo;

Gira,- e il mondo variopinto
Fonde in sua bianchezza
Tutti i contorni, tutti i colori;
Gira,- e il mondo disunito
Fascia in sua purezza
Con tutti i cuori, per tutti i giorni;

Vive la tròttola e gira,
La sferza Iddio, la sferza è il tempo:
Così la tròttola aspira
Dentro l’amore, verso l’eterno.

da Canti anonimi, 1922, Clemente Rèbora

da Mila a Mara Cerri