Category Archives: i vivi

Lei forse pensa che un visionario sia qualcuno che vede mostri, che vede un ponte tendersi ad arco e scoppiare, non uno che sente la porosità del suo cemento senza toccarlo: io sono un visionario di ciò che esiste, un visionario di quello che c’è, e tale visione, per precisione e densità, non  meno sconcertante.

da Atlante occidentale, Daniele Del Giudice, Einaudi

Contribuisci a Pensare Migrante 2017

Il 5/6/7 Maggio, alla Città dell’Altra Economia di Roma, torna “Pensare Migrante”, la tre giorni di incontri, dibattiti con esperti e Associazioni, attività per le scuole e proiezioni sul tema delle migrazioni in Italia e in Europa. Il programma delle attività è in corso di aggiornamento nella pagina dell’evento.

Alla drammatica gestione del fenomeno migratorio a livello nazionale ed europeo, le politiche poco lungimiranti fatte di chiusura delle frontiere e criminalizzazione del migrante e della solidarietà, Baobab Experience risponde incontrando gruppi di attivisti provenienti da tutta Europa, per rafforzare una rete di realtà non istituzionali che si occupano di diritti e accoglienza di profughi e migranti.

 La manifestazione sarà un’occasione per coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza, affinché il fenomeno migratorio non sia più avvertito come un problema, ma come una risorsa che arricchisce e fa crescere il nostro Paese.

 Per questo abbiamo previsto momenti di approfondimento ma anche di cultura e svago, con una sezione di attività-gioco per gli studenti delle scuole medie e superiori, l’allestimento di mostre fotografiche e proiezioni di video sul tema e serate di musica e spettacolo.

 Per le spese di realizzazione dell’evento, in particolare per finanziare il viaggio degli attivisti europei, l’allestimento degli spazi e la promozione, invitiamo chi voglia sostenerci a donare un contributo e a pubblicizzare questa raccolta in crowdfunding.

Vi ringraziamo per il senso civile e umano che dimostrate partecipando al nostro progetto.

Baobab Experience – Le attiviste e gli attivisti

Non passarci sopra ovvero Qualche metro in più, solo qualche metro in più e potrai passarci sopra davvero

 

Letta un paio di giorni fa la notizia su La Repubblica che, dal 20 ottobre al 4 novembre, alla Stazione Tiburtina ci sarebbe stata una mostra allestita sul pavimento della Galleria di vetro con l’intento di attirare l’attenzione di viaggiatori e passanti su 100 storie di disagi, tra cui il dramma dei migranti, ho deciso di visitarla proprio il giorno dell’inaugurazione. Purtroppo non ve n’è stata alcuna e la mostra in sé, organizzata da Censis, BNL e Roma Tiburtina con la collaborazione di numerose associazioni, sarebbe stata ipocrita e ridicola se non fosse stato per il coraggioso allestimento curato da Giulio De Rita, figlio del presidente del Censis: a un primo sguardo stupisce la sproporzione delle dimensioni tra la segnaletica orizzontale che indica i 4 percorsi e le foto drammatiche, a svantaggio di queste ultime, ma prestando più attenzione, e qui si dimostra la raffinatezza del curatore della mostra e la meritocrazia della scelta, si noteranno dei rettangoli neri sui quali compare la scritta “Qualche metro ancora, solo qualche metro ancora, e potrai passarci sopra DAVVERO”. Seguendo gli adesivi che proseguono oltre ai 4 percorsi si arriverà a passeggiare, se non sopra, sicuramente accanto a un centinaio di migranti che non hanno trovato riparo e cibo presso i centri istituzionali e che sono accolti e accuditi da cittadinanza e attivisti del Baobab.

Speriamo che qualcuno al Campidoglio si spinga fino alla Stazione Tiburtina per una visita!”

antirazzisti

SE NON TI E’ STATO POSSIBILE PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA DEL 12 LUGLIO A PIAZZA VITTORIO, MA VUOI ESSERE AGGIORNATA/O SULLE PROSSIME INIZIATIVE, SCRIVI A romantirazzista@yahoo.com CHIEDENDO DI ESSERE AGGIUNTA/O ALLA MAILING LIST.

VI SONO VARIE FORME DI PARTECIPAZIONE:
CIO’ CHE NON OFFRI PERCHE’ TI SEMBRA POCO POTREBBE INVECE ESSERE IMPORTANTE!

Carissima Sua Turpitudine,
ecco la lettera da Addis Ababa, in data 5 aprile (1970). Come stai? Sei stata a Frenze, in Tunisia, a Spoleto o Frascati? Non mi puoi rispondere, e mi diverto con le figure retoriche. Io quest’anno la pasqua l’ho passata ad Arusha, Tanzania, sotto tonnellate di pioggia tropicale, zanzare da fare arrosto e lucertole con la retromarcia. Sono ad Addis Ababa, che è una miscela di via Cristoforo Colombo e Borgata Gordiani. Mendicanti e Alitalia. Non sono di buon umore, ho visto cose deprimenti anche per Alberto Sordi, e penso a certe ore deliziose passate insieme a escogitare o progettare o fantasticare turpitudini (1 riga cassata). Voglio che anche tu ci pensi, almeno nella vacanza di un foglio, una lettera dalle tenebre africane. I miei giorni sono fitti, operosi, onerosi; rare le pause, e il sesso che mi serve ce l’ho nella memoria. Ora sono francamente turbato, ma non credo mi sia mai successo, almeno non tanto. Dormiamo sonni opachi, parliamo di cacca. (Io sto bene, ma sui viaggi africani aleggia sempre lo spettro della diarrea). Ti penso con torbida concentrazione, l’odore del tuo caro corpo, i tuoi languori, la voce che cambia, l’occhio diverso, la mano che mi cerca. Ieri a Nairobi ero a 3400 chilometri, oggi sarò a 2000, ma sono sempre troppi. Sbaglio la mira. (2 righe cassate). E’ un viaggio splendido e massacrante, ma non sarà ancora per molto. Partii soldato, tornerò caporale. Z il caporale si porterà a letto la sua affezionata (se lo sarà ancora) Carlotta.
Ciao, carissima Viola,
un bacio tropicale.

Giorgio

da Lettere senza risposta, Giorgio Manganelli – Viola Papetti, Nottetempo

Elogio dell’ombra

La vecchiaia (è questo il nome che gli altri gli danno)
può essere per noi il tempo più felice.
E’ morto l’animale o quasi è morto.
Vivo tra le forme luminose e vaghe
che ancora non son tenebra.
Buenos Aires,
che un tempo si lacerava in sobborghi
verso la pianura incessante,
è di nuovo la Roncoleta, il Retiro,
le confuse strade dell’Undici
e le precise case vecchie
che seguitiamo a chiamare il Sud.
Nella mia vita son sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e somiglia all’eterno.
Gli amici miei non hanno volto,
le donne son quello che furono in anni lontani,
i cantoni sono gli stessi ed altri,
non hanno lettere i fogli dei libri.
Dovrebbe impaurirmi tutto questo
e invece è una dolcezza, un ritornare.
Delle generazioni di testi che ha la terra
non ne avrò letti che alcuni,
quelli che leggo ancora nel ricordo,
che rileggo e trasformo.
Dal Sud, dall’Est, dal Nord e dall’Ovest
convergono le vie che mi han condotto
al mio centro segreto.
Vie che furono già echi e passi,
donne, uomini, agonie e risorgere,
giorni con notti,
sogni e immagini del dormiveglia,
ogni minimo istante dello ieri
e degli ieri del mondo,
la salda spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti,
l’amore condiviso, le parole,
ed Emerson, la neve, e quanto ancora.
Posso infine scordare. Giungo al centro,
alla mia chiave, all’algebra,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.

da Elogio dell’ombra, Jorge Luis Borges, Einaudi, trad. di Francesco Tentori Montalto

L’arte tutta sola, distaccata, sensuale per il bene della sensualità, non per perpetuare ispirazione e pensiero, arte che sia mera arte mi sembra essere la più perfetta, davvero la più imperdonabile sciocchezza

da una pagina del diario di Wallace Stevens ventenne:

“Beauty is strenght. But art – art all alone, detached, sensuous for the sake of sensuousness, not to perpetuate inspiration or thought, art that is mere art – seems to me to be the most arrant as it is the most unexcuseable rubbish.

(…)

I find in the early part of this book I have written that I could never be a great poet except in mute feeling. This is silly and immature observation. If my feelings or anybody’s are so great that they would make great poetry, be sure that they are great poetry and that he who feels them is a great poet. many of us deceive ourselves thus trifling emotions; and so given great feelings and the glory attached to them will burst out of itself unaided and uncontrolled. Of course, in the first place, prosaic people do not have poetical feelings; but that is not part of the discussion. I am speaking of the fellows who feel sweet but small pains and curse the consequent ineffectiveness that retards the advance of good work.

.-.-.-.-.

Dal punto di vista dell’interessamento il Piacere è all’altezza dei più celebrati romanzi d’avventure d’ogni genere; dal punto di vista artistico e filosofico è grande per la forma, e per la coerenza dei caratteri nullo per la mancanza degli elementi naturali e per la vacuità dell’idea; dal punto di vista morale e sociale il Piacere che proclama il sogno assoluto dell’egoismo individuale, che fa risaltare sopra ogni cosa la superiorità del sangue nobile sul plebeo, che predica la religione del soddisfacimento d’ogni istinto più sfrenato, è un’opera infame.

da Il Piacere di Gabriele D’Annunzio – in La melodia del giovane divino, Carlo Michelstaedter, Adelphi

.-.-.-.-.

Fr. 2

Orbene, io ti dirò – e tu ascolta e ricevi la mia parola –
quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
l’una che “è” e che non è possibile che non sia
– è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità-
l’atra che “non è” e che è necessario che non sia.
E io ti dico che questo è un sentiero su cui nulla si apprende.
Infatti, non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile, né potresti esprimerlo.

Fr. 3

…Infatti lo stesso è pensare e essere.

da L’essere e la verità in Sulla natura, Parmenide, trad.di Giovanni Reale, Rusconi