Category Archives: i vivi

georg trakl


georg trakl 1907
“sul banco sedeva immobile come una statua, grave” (ricordo di franz grimm)

 

“la klage, il lamento, è per trakl la cifra della propria non-coincidenza con il tempo collettivo, nella misura in cui l’orizzonte del dislocamento nominale, dunque materiale, del poeta sembra filare sul limite esterno della storia, è pertanto la maniera del suo canto, il suo “torklen”-, parola che monta proprio là dove il poeta appare sopraffatto e inesorabilmente residuato-“

“la klage si configura quindi non come una manovra agita in vista dell’ottenimento di qualcosa, essa non prevede alcun placamento, è più che altro una querulopatia, un’alterazione che porta a chiedere incessantemente soddisfazione di tutte le ingiustizie subite.”

 

da Idea di biografia di Clio Pizzingrilli, ne Gli ammutoliti. lettere 1900-1914, Georg Trakl, Quodlibet

 


georg trakl 1912


grete trakl 1912

la malattia mortale


woyzeck di werner herzog

ahimè, e poi quella miseria per cui tanti passano la vita così, privati dal pensiero più beato, quella miseria per cui la gente si occupa o, rivolgendosi alla massa degli uomini, li fa occupare di tutte le altre cose, li adopera per impiegare le loro forze nello spettacolo della vita, li fa radunare in massa, per ingannarli, invece di disperderli, affinché ogni singolo individuo possa ottenere il bene più alto.

da la malattia mortale, s.kierkegaard


martha di rainer werner fassbinder


bubble di steven soderberg


difesa/offesa

i vivi


Calasso scrive: “…ci sono delle incompatibilità coatte: il letterato non vuol sentire della saggezza orientale; l’insoddisfatto che insegue la saggezza orientale non vuole sentire di letteratura; l’erudito non vuole sentire di esperienze non libresche, chi fa esperienze non libresche non vuol sentire di filologia; chi si fida della scienza non si fida delle verifiche della mistica; chi onora la mistica aborre le ricerche sperimentali; chi guarda al moderno vede la barbarie nel passato; chi guarda all’antico vede la degenerazione nel presente.

Corollari: il letterato parla per luoghi comuni delle cose ultime; il lettore di divulgazioni dell’oriente ama qualunque forma di kitsch spirituale; l’erudito non sa vivere; l’uomo che conosce la vita fa errori di sintassi; lo scientista spiega il mondo riducendolo a una povera immagine; l’entusiasta non sa fare i conti; il neofilo non vede l’antichità del presente; il restauratore non vede la modernità dell’antico. Tutte queste incompatibilità sono un’invenzione abbastanza recente, una conseguenza fra tante di quel fecondo principio schizoide che da tempo ci governa. chi non obbedisce a queste massime è sospetto, qualcosa di poco serio, un eclettico, un uomo che semina la confusione. Bazlen non obbediva a nessuna di queste incompatibilità – e ad altre ancora. In tale senso nessuno come lui sapeva seminare quella confusione.”

“Un tempo si nasceva vivi e a poco a poco si moriva, ora si nasce morti – alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi”, così diceva Bobi Bazlen, lo “sciamano in abiti borghesi”.
I miei vivi – shapeshifters – sono da contrapporre agli automi spermatici e ovocitici di Albert Caraco.