Category Archives: i vivi

la scuola

Se si osservano attentamente le maggiori sofferenze nelle scuole di ogni parte del mondo, le più gravi difficoltà alla crescita dei giovani, si può rilevare una costante: i giovani non vi imparano né a comunicare davvero né a esercitare il proprio potere. Imparano usualmente a divenire esecutori.

da Comunicare, legge della vita, danilo dolci, la nuova italia 1996

 

a ciascuno la sua chimera

Sotto un grande cielo grigio, in una grande pianura polverosa, senza strade, senza erba, senza un cardo, senza un’ortica, incontrai alcuni uomini che andavano curvi.
Ciascuno di loro portava sul dorso una enorme Chimera, pesante quanto un sacco di farina o di carbone, o quanto l’equipaggiamento di un fante romano.
Ma la mostruosa bestia non era un peso inerte: al contrario cingeva e opprimeva l’uomo con i suoi muscoli elastici e possenti; si aggrappava con due grandi artigli al petto della sua cavalcatura; e con l’enorme testa sormontava la fronte dell’uomo, come uno di quegli orribili caschi con i quali i guerrieri antichi speravano di accrescere il terrore nel nemico.
Interrogai uno di quegli uomini e gli chiesi dove andassero a quel modo. rispose che non sapevano nulla, né lui né gli altri; ma che, evidentemente, da qualche parte andavano, poiché un irrefrenabile bisogno di camminare li sospingeva.
Cosa curiosa a notarsi: nessuno dei viaggiatori pareva adirarsi contro la bestia feroce che gli pendeva dal collo e gli si attaccava alla schiena; si sarebbe detto che la considerasse parte di sé medesimo. nessuno di quei volti affaticati e gravi palesava disperazione alcuna; sotto la cupola melanconica del cielo, con i piedi affondati nella polvere di un suolo non meno desolato di quel cielo, camminavano con l’espressione rassegnata di chi è condannato a sperare per sempre.
Il corteo mi passò accanto e si perse nell’aria dell’orizzonte, nel punto in cui la superficie curva del pianeta si sottrae alla curiosità dello sguardo umano.
Per qualche istante mi ostinai a voler comprendere quel mistero; ma ben presto l’irresistibile Indifferenza si abbattè su di me, e ne fui oppresso più pesantemente di quanto non lo fossero essi sotto le loro schiaccianti Chimere.

 

da Lo spleen di Parigi, Charles Baudelaire

 

 

danilo dolci


danilo dolci

 

‘…nel 1956, in occasione del famoso “sciopero al rovescio”
“i lavoratori occupati fanno valere le loro ragioni scioperando; in che modo possono far valere le proprie i disoccupati?” domandava danilo. “lavorando!”, rispondevano i disoccupati di partinico. decisero allora di riparare la trazzera vecchia, un’arteria agricola sulla quale non potevano avanzare nemmeno i carretti. il ministro scelba la considerò un’azione eversiva, e decise di impedirla usando come pretesto l’occupazione di suolo pubblico. arrivarono camion di poliziotti. una ventina di persone, tra cui danilo, vennero incarcerate. un mese dopo ci fu il processo: piero calamandrei lo definì “il processo all’articolo 4 della costituzione”, quello che dice che lo stato si impegna a garantire il lavoro a tutti i cittadini.’

tratto dal prezioso articolo-intervista a lorenzo barbera di luca martinelli “quando danilo accusò lo stato“, altrconomia maggio 2007


ministro mario scelba

lodi della televisione

l’italia di mussolini
era un luogo incantevole e felice,
solo a non essere italiani:
e incantevole il mondo –
ma solo in quanto spettacolo.
chiuditi dunque, amico,
col tuo televisore: altri ha solcato
per te gli oceani, le terre
esplorato, trascorso fino il cielo,
e tu t’affacci sulla varia vita
dal tuo balcone d’ombra,
come ciò fosse per il tuo piacere,
come non complottasse la tua morte
l’ultimo filo d’erba.

da Il tradimento, tommaso landolfi, rizzoli 1977

 

scrivere il curriculum

cos’è necessario?
è necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare un curriculum.

a prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

è d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
i viaggi solo se all’estero.
l’appartenenza a un che, ma senza un perché.
onorificenze senza motivazione.

scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
è la sua forma che conta, non ciò che sente.
cosa si sente?
il fragore delle macchine che tritano la carta.

wislawa szymborska da gente sul ponte, scheiwiller

georg trakl


georg trakl 1907
“sul banco sedeva immobile come una statua, grave” (ricordo di franz grimm)

 

“la klage, il lamento, è per trakl la cifra della propria non-coincidenza con il tempo collettivo, nella misura in cui l’orizzonte del dislocamento nominale, dunque materiale, del poeta sembra filare sul limite esterno della storia, è pertanto la maniera del suo canto, il suo “torklen”-, parola che monta proprio là dove il poeta appare sopraffatto e inesorabilmente residuato-“

“la klage si configura quindi non come una manovra agita in vista dell’ottenimento di qualcosa, essa non prevede alcun placamento, è più che altro una querulopatia, un’alterazione che porta a chiedere incessantemente soddisfazione di tutte le ingiustizie subite.”

 

da Idea di biografia di Clio Pizzingrilli, ne Gli ammutoliti. lettere 1900-1914, Georg Trakl, Quodlibet

 


georg trakl 1912


grete trakl 1912