Category Archives: i vivi

Il compagno

Dvanov usciì per dare un’occhiata ai cavalli. Fuori lo rallegrò la vista d’un passerotto, affaccendato sopra una sostanziosa fatta di cavallo. Erano forse sei mesi che Dvanov non vedeva passerotti e mai aveva pensato dove fossero rifugiati. Molte cose buone erano passate oltre la povera mente augusta di Dvanov, anche la stessa sua vita spesso le scorreva intorno come un ruscello scorre intorno ad un sasso. Il passerotto volò sulla siepe. I contadini nostalgici uscirono dal soviet. Allora il passerotto si staccò dalla siepe e volando cinguettò il suo grigio canto da poveri.

(…)

I passerotti si affaccendavano intorno alle isbe, come animali da cortile. Per quanto belle siano le rondini, in autunno se ne volano via verso paesi lussureggianti, mentre i passerotti rimangono a condividere il freddo e la miseria degli uomini. E’ il vero uccello proletario che becca i suoi amari granelli. Le delicate creature della terra possono perire per le diuturne squallide avversità, ma quelle vitali come il contadino e il passerotto rimarranno e riusciranno a sopravvivere fino ai giorni caldi.

da Il villaggio della nuova vita, Andrej Platonov, Mondadori, trad. di Maria Olsufieva

Ogni incidente naturale contribuisce a riaprire un terreno chiuso

Punto VI°

Ogni incidente naturale contribuisce a riaprire un terreno chiuso. Può essere considerato come un riciclaggio del residuo su se stesso, che permette una nuova comparsa di specie pioniere.

In nota, l’esempio:

La caduta di un albero permette la comparsa in ambiente forestale di piante di ambiente luminoso. Le digitali e gli epilobi a spiga hanno animato le radure aperte dall’uragano Lothar a partire dalla primavera del 2002. L’esposizione Jardins des tempetes (Vassivière, 2002; Saint Denis de la Réunion, 2003) ha messo in mostra il potere di “giardinaggio” dei traumi naturali.

da Manifesto del Terzo paesaggio, Gilles Clément, Quodlibet, 2005

Punto del manifesto valido anche per traumi non dovuti a incidenti naturali: dedicato a George Floyd e al movimento #blacklivesmatter (e alla bocca di leone che s’è presa uno dei miei residui)

Grabbing hand

Zachar Pavlovic, nonostante lo sgomento, pensava al futuro:
“Basta ululare, Nikìforovna” disse a una delle contadine che singhiozzava ad alta voce gridando i tradizionali lamenti funebri. “Se urli, non è per il dolore, ma per essere pianta anche tu quando morirai. Prenditi piuttosto il bambino, tanto ne hai già sei, uno in più in qualche modo camperà”.
Nikìforovna tornò immediatamente nel suo senno di donna e il suo viso si asciugò assumendo un’espressione feroce: piangeva con le sole grinze, senza lacrime:
“Lo dici tu! Ora camperebbe, sì, in qualche modo, ma aspetta che cresca! Quando comincerà a rimpinzarsi e a strappare i calzoni, chi ce la fa a mantenerlo?”
Un’altra donna, Mavra Dvànova, madre di sette figli, si prese il bimbo. Lui le prese la mano, lei gli asciugò la faccia con la gonna, gli soffiò il naso e condusse l’orfanello nella sua isba.

da Il villaggio della nuova vita, Andréj Platonov, Mondadori, 1972, trad. di Maria Olsùfieva

Io considero l’amore

Io considero l’amore, come pure l’amicizia, non solo come un sentimento ma come una vera azione, che come tale richiede di fare delle cose e di affaticarsi, con la conseguenza di essere esausti e impotenti.

Un amore sincero è come una benedizione, ritengo, benché nulla vieti che ci possano essere occasionalmente tempi duri.

Vincent Van Gogh in una lettera al fratello Theo dell’11 febbraio 1883

da Lettere a Theo, Guanda, 1990, a cura di Massimo Cescon, con un saggio introduttivo di Karl Jaspers

Pan

Mi danzava una macchia di sole

tiepida sulla fronte,

c’era ancora un frusciare di vento

tra foglie lontanissime.

Poi venne

solo: la schiuma di queste onde di sangue

e un martellio di campane nel buio,

giù nel buio per vortici intensi,

per rossi colpi di silenzio – allo schianto.

Dopo

riallacciavano le formiche

nere fila di vita tra l’erba

vicino ai capelli

e sul mio – sul tuo volto sudato

una farfalla batteva le ali.

Antonia Pozzi

27 febbraio 1938, da La vita sognata, in Poesia che mi guardi, Luca Sossella Editore

Sebbene tu cerchi

Sebbene tu cerchi che la tua stessa
fugacità sia l’arpa, il flauto, il ruscello,
sai che su la fronte è il segno
di una malinconia senza fine;
e se l’aria della notte che avanza
scioglie la maggiorana, i mirti,
il chiaro calice della datura
in fumo umido di fragranza,
sai che la favola sboccia,
poco dura, s’allontana
e l’amaro è dell’ultima goccia.
Anche se il disperso ritrova
il confine, il lume notturno, il riposo,
anche se il tumulto gioioso
delle campane irrompe
nell’aria della sera,
e la corona da le gemme invernali
dolce si curva a la Primavera dei bianchi sponsali.
Ora su le colline oscure, su le curve dei monti
le terse cinture, le cacce di scintille
prende il primo scoramento che poi trascolora
e saranno in fondo a le valli, brusio, brina,
all’eriche sonaglio di stille che vapora,
breve fluire di fonti che l’erba disperde,
che la terra densa ai raggi caldi beve.

da Bosco il prestigiatore, in Antologia poetica, Lucio Piccolo, All’Insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller, 1999

Conferenza stampa 22 febbraio 2019 Piazza Spadolini a Roma

Dalla pagina fb di Baobab Experience:

Azione civile di tutela dei diritti delle persone trattenute sulla nave #Diciotti, il Ministro Salvini dichiara: «Permettetemi di rispondere con una grassa risata, non prendessero in giro gli italiani, la pacchia è finita, i barconi non arrivano più, al massimo gli mandiamo un Bacio Perugina».

Come dovremmo interpretare questa offerta di una nota marca di cioccolatini destinati agli amanti da parte del Ministro dell’Interno? Una goffa dichiarazione d’amore, un modo per pubblicizzare un altro prodotto o l’ennesima risposta impropria, propagandistica e di scherno a una questione sociale che si fa sempre più drammatica?
Non vogliamo cioccolatini ma il rispetto dei diritti, Ministro, quelli di tutti, i Diritti Umani: ogni precedente che ne avalli la violazione è un pericolo per tutti noi, nessuno escluso.
Per questo dove possiamo offriamo informazioni sulla tutela legale, perché l’inclusione e l’uscita dalla clandestinità, dalla marginalità si fa con l’accoglienza e con l’informazione sui doveri e sui diritti, non con la paura e la coercizione.

Venerdì 22 febbraio ore 13:00 a Roma – Piazzale Spadolini, CONFERENZA STAMPA
Migranti, Rete legale: presentazione dei risultati del 2018 e delle azioni di tutela dei migranti della Diciotti.

COMUNICATO

Dublinato

5.50…9.35 – 11.35

It was not Death, for I stood up,
And all the Dead, lie down –
It was not Night, for all the Bells
Put out their Tongues, for Noon.

It was not Frost, for on my Flesh
I felt Siroccos – crawl –
Nor Fire – for just my Marble feet
Could keep a Chancel, cool –

And yet, it tasted, like them all,
The Figures I have seen
Set orderly, for Burial,
Reminded me, of mine –

As if my life were shaven,
And fitted to a frame,
And could not breathe without a key,
And ’twas like Midnight, some –

When everything that ticked – has stopped-
And Space stures all around –
Or Grisly frosts –  first Autumn morns,
Repeal the Beating Ground.

But, most, like Chaos – Stopless – cool –
Without a Chance, or Spar –
Or even a Report of Land –
To justify – Despair.

Emily Dickinson (1862)

***

trad. di Barbara Lanati

Non era la morte, perché stavo in piedi,
mentre i morti, tutti, stanno distesi –
Non era la notte, perché le campane
a distesa suonavano il mezzogiorno.

Non era il gelo, ché sulla carne
sentivo lo scirocco – strisciare –
Non era il fuoco – ché i miei piedi di marmo
un altare avrebbero ghiacciato-

Eppure il sapore era quello,
e le forme composte,
che ho visto pronte alla sepoltura,
mi ricordavano  –  la mia –

Era come se la mia vita fosse stata
piallata e forzata in una struttura,
come se la chiave mancasse e con essa il respiro,
come a mezzanotte, a volte –

quando il ticchettio del mondo s’arresta –
e lo spazio fissa le cose d’intorno
e i morsi del gelo, i primi mattini d’autunno
attanagliano il respiro del suolo.

Ma più d tutto era il caos, freddo, perenne
senza un appiglio, un albero di nave,
neppure, un segnale di terra,
a giustifica della – Disperazione.