Category Archives: i vivi

Credo che uno scrittore possa essere, anzi debba essere, un militante: io lo sono stato per tutta la vita. Ma questo non deve influenzare la sua scrittura. La militanza è una cosa, la scrittura un’altra. Uno, a mio avviso, sbaglia se si mette in testa di scrivere per il popolo, finisce per fare della cattiva poesia, della retorica; uno scrive per l’altro che è sempre se stesso.

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Credo che un movimento letterario (penso a quelli “storici”) sia importante, ma non posso parteciparvi. Ho un’altra idea dello scrittore e della scrittura. Credo che l’esperienza creativa sia un rischio da assumere completamente. Ho sempre rifiutato qualsiasi integrazione; per me il poeta non ha un “luogo” né patria, semmai la sua patria è il libro.

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Non posso immaginare il mio lettore, ma posso dirti che questi libri o si assumono o si rigettano.

Dalla conversazione Il deserto e dopo, di Edmond Jabès con Attilio Lollini, in Lengua n. 4, Il Lavoro Editoriale, 1985

La civetteria della tua unghietta

La civetteria della tua unghietta
di morto, che viene a cercare
il remoto verde del mio ramo,
io tollero, anzi reclamo.

La commedia è rovesciata e tu
sei Portinari che torna e cerca
un po’ di vita, sperandola
leggera, mondana.

Ma il verde presto vira al blu,
il blu al nero pesto:
così,  Agafio, il tuo gomito  non torna
al centro della soglia.

da Contemplazioni e zzz, Carmela Moscatiello

 

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Recentemente i miei rapporti con l’ambienza sono stati offuscati da qualche nuvolone moraleggiante, dato che le seggiole giubborossistiche insufflano, tramite il condotto intestinale, nell’anima dei seduti, la disposizione a occuparsi con giusto rigore agli affari del prossimo: e la precingono del laticlavio di sufficienza sive autarkeia.
In quella nicchia ogni più raro fante[1] si sente santo, e nimbato di un alto silenzo e’ fa pùf pùf con la sigheretta, ciài una sigaretta, mi dài una sigaretta, prestami una sigaretta, ecc. ecc. = A procurarmi qualche urticazione è valsa la mia simpatia (letteraria) per il poeta delle ortiche, cioè Dante: (non Dante Alighieri ma Dante Giampieri, da San Miniato, quello del Carducci e delle cicale che non frinivano ma viceversa cantavano). Il Giampieri è un taciturno e povero insegnante amico di Piero Santi: esecrato dai direttori di riviste: che dispongono di ben altri poeti, come tu vedi, e che interpellano per l’accettazione il corpo completo delle loro Sibille. Le Sibille hanno decretato che Dante non vale nulla: anche se fosse,  dico io, musica di provincia, musica di operetta, o non c’è chi ama le operette? Una tesi di laurea sulle “operette” sarebbe, come corrispettivo di vita, qualche cosa di più importante che una tesi di laurea su la poesia di Falla-a-buon-mercato[2].

(…)

se le mie scarpe non fossero più vergognose di quelle di Beethoven e la mia casa non vedesse girare in pigiama il Rosamarcello e la menopausa della su’ signora e donna! I lavori polluti dal Marcello (piccolo borghese adorno del senso del diritto e di forza d’animo di tipo italiota-rivendicativo) non trovano burro di cacao valevole a imbesciamellargli l’esulcerato ano. Per sbrattar la casa da così eccitante pigiama, bisognerebbe essere un membro della direzione del Partito d’Azione, Raffaello Ramat o Piero Pantalamandrei in persona. Ma io non Piero io non Raffaello sono, e devo rassegnarmi ad essere il Calapantalamandrei del nuovo jus della res pubblica de’ mia zebedei. Bà.

 

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dalla lettera di Carlo Emilio Gadda a Gianfranco Contini del 10 dicembre 1946

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[1] Alludo a pittorastri, scrittorelli, ecc. (nota dell’A.)

[2] Allude a Luigi Fallacara, scrittore e poeta di potere (nota di Mila)

Lei forse pensa che un visionario sia qualcuno che vede mostri, che vede un ponte tendersi ad arco e scoppiare, non uno che sente la porosità del suo cemento senza toccarlo: io sono un visionario di ciò che esiste, un visionario di quello che c’è, e tale visione, per precisione e densità, non  meno sconcertante.

da Atlante occidentale, Daniele Del Giudice, Einaudi

Contribuisci a Pensare Migrante 2017

Il 5/6/7 Maggio, alla Città dell’Altra Economia di Roma, torna “Pensare Migrante”, la tre giorni di incontri, dibattiti con esperti e Associazioni, attività per le scuole e proiezioni sul tema delle migrazioni in Italia e in Europa. Il programma delle attività è in corso di aggiornamento nella pagina dell’evento.

Alla drammatica gestione del fenomeno migratorio a livello nazionale ed europeo, le politiche poco lungimiranti fatte di chiusura delle frontiere e criminalizzazione del migrante e della solidarietà, Baobab Experience risponde incontrando gruppi di attivisti provenienti da tutta Europa, per rafforzare una rete di realtà non istituzionali che si occupano di diritti e accoglienza di profughi e migranti.

 La manifestazione sarà un’occasione per coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza, affinché il fenomeno migratorio non sia più avvertito come un problema, ma come una risorsa che arricchisce e fa crescere il nostro Paese.

 Per questo abbiamo previsto momenti di approfondimento ma anche di cultura e svago, con una sezione di attività-gioco per gli studenti delle scuole medie e superiori, l’allestimento di mostre fotografiche e proiezioni di video sul tema e serate di musica e spettacolo.

 Per le spese di realizzazione dell’evento, in particolare per finanziare il viaggio degli attivisti europei, l’allestimento degli spazi e la promozione, invitiamo chi voglia sostenerci a donare un contributo e a pubblicizzare questa raccolta in crowdfunding.

Vi ringraziamo per il senso civile e umano che dimostrate partecipando al nostro progetto.

Baobab Experience – Le attiviste e gli attivisti

Non passarci sopra ovvero Qualche metro in più, solo qualche metro in più e potrai passarci sopra davvero

 

Letta un paio di giorni fa la notizia su La Repubblica che, dal 20 ottobre al 4 novembre, alla Stazione Tiburtina ci sarebbe stata una mostra allestita sul pavimento della Galleria di vetro con l’intento di attirare l’attenzione di viaggiatori e passanti su 100 storie di disagi, tra cui il dramma dei migranti, ho deciso di visitarla proprio il giorno dell’inaugurazione. Purtroppo non ve n’è stata alcuna e la mostra in sé, organizzata da Censis, BNL e Roma Tiburtina con la collaborazione di numerose associazioni, sarebbe stata ipocrita e ridicola se non fosse stato per il coraggioso allestimento curato da Giulio De Rita, figlio del presidente del Censis: a un primo sguardo stupisce la sproporzione delle dimensioni tra la segnaletica orizzontale che indica i 4 percorsi e le foto drammatiche, a svantaggio di queste ultime, ma prestando più attenzione, e qui si dimostra la raffinatezza del curatore della mostra e la meritocrazia della scelta, si noteranno dei rettangoli neri sui quali compare la scritta “Qualche metro ancora, solo qualche metro ancora, e potrai passarci sopra DAVVERO”. Seguendo gli adesivi che proseguono oltre ai 4 percorsi si arriverà a passeggiare, se non sopra, sicuramente accanto a un centinaio di migranti che non hanno trovato riparo e cibo presso i centri istituzionali e che sono accolti e accuditi da cittadinanza e attivisti del Baobab.

Speriamo che qualcuno al Campidoglio si spinga fino alla Stazione Tiburtina per una visita!”

antirazzisti

SE NON TI E’ STATO POSSIBILE PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA DEL 12 LUGLIO A PIAZZA VITTORIO, MA VUOI ESSERE AGGIORNATA/O SULLE PROSSIME INIZIATIVE, SCRIVI A romantirazzista@yahoo.com CHIEDENDO DI ESSERE AGGIUNTA/O ALLA MAILING LIST.

VI SONO VARIE FORME DI PARTECIPAZIONE:
CIO’ CHE NON OFFRI PERCHE’ TI SEMBRA POCO POTREBBE INVECE ESSERE IMPORTANTE!

Carissima Sua Turpitudine,
ecco la lettera da Addis Ababa, in data 5 aprile (1970). Come stai? Sei stata a Frenze, in Tunisia, a Spoleto o Frascati? Non mi puoi rispondere, e mi diverto con le figure retoriche. Io quest’anno la pasqua l’ho passata ad Arusha, Tanzania, sotto tonnellate di pioggia tropicale, zanzare da fare arrosto e lucertole con la retromarcia. Sono ad Addis Ababa, che è una miscela di via Cristoforo Colombo e Borgata Gordiani. Mendicanti e Alitalia. Non sono di buon umore, ho visto cose deprimenti anche per Alberto Sordi, e penso a certe ore deliziose passate insieme a escogitare o progettare o fantasticare turpitudini (1 riga cassata). Voglio che anche tu ci pensi, almeno nella vacanza di un foglio, una lettera dalle tenebre africane. I miei giorni sono fitti, operosi, onerosi; rare le pause, e il sesso che mi serve ce l’ho nella memoria. Ora sono francamente turbato, ma non credo mi sia mai successo, almeno non tanto. Dormiamo sonni opachi, parliamo di cacca. (Io sto bene, ma sui viaggi africani aleggia sempre lo spettro della diarrea). Ti penso con torbida concentrazione, l’odore del tuo caro corpo, i tuoi languori, la voce che cambia, l’occhio diverso, la mano che mi cerca. Ieri a Nairobi ero a 3400 chilometri, oggi sarò a 2000, ma sono sempre troppi. Sbaglio la mira. (2 righe cassate). E’ un viaggio splendido e massacrante, ma non sarà ancora per molto. Partii soldato, tornerò caporale. Z il caporale si porterà a letto la sua affezionata (se lo sarà ancora) Carlotta.
Ciao, carissima Viola,
un bacio tropicale.

Giorgio

da Lettere senza risposta, Giorgio Manganelli – Viola Papetti, Nottetempo