Category Archives: fotografia

Insomma il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Giacchè nessuna cosa è assolutamente necessaria, cioè non v’è ragione assoluta perch’ella non possa non essere o non essere in quel tal modo ecc. E tutte le cose sono possibili, cioè non v’è ragione assoluta perchè una cosa qualunque non possa essere o essere in questo o quel modo ecc. ecc. E non v’è divario alcuno assoluto fra tutte le possibilità, nè differenza assoluta fra tutte le bontà e perfezioni possibili. Vale a dire che un primo e universale principio delle cose o non esiste nè mai fu, o se esiste o esistè, non lo possiamo in niun modo conoscere, non potendo noi avere il menomo dato per giudicare delle cose avanti le cose e conoscerle al di là del puro fatto reale. Noi, secondo il naturale errore di credere assoluto il vero, crediamo di conoscere questo principio, attribuendogli in sommo grado tutto ciò che noi giudichiamo perfezione, e la necessità non solamente di essere ma di essere in quel tal modo che noi giudichiamo assolutamente perfettissima. Ma queste perfezioni sono tali solamente nel sistema delle cose che noi conosciamo, vale a dire in uno solo dei sistemi possibili; anzi solamente in alcune parti di esso, in altre no, come ho provato in tanti altri luoghi; e quindi non sono perfezioni assolutamente, ma relativamente, nè sono perfezioni in sè stesse e separatamente considerate, ma negli esseri a’ quali appartengono, e relativamente alla loro natura, fine ecc., nè sono perfezioni maggiori o minori di qualunque altra ecc., e quindi non costituiscono l’idea di un ente assolutamente perfetto e superiore in perfezione a tutti gli enti possibili, ma possono anche essere imperfezioni, e talora lo sono, pure relativamente ecc. Anche la necessità di essere o di non essere in un tal modo e di essere indipendentemente da ogni cagione è perfezione relativa alle nostre opinioni ecc. Certo è che, distrutte le forme platoniche preesistenti alle cose, è distrutto Iddio (18 luglio 1821).

dallo Zibaldone, Giacomo Leopardi

Appunti per CAPSULA PETRI n.19

La composizione cinetica soddisfa per così dire l’esigenza di attività facilitando la comprensione spontanea di nuovi momenti di vita e di visione, mentre invece l’immagine statica lascia che essi prendano forma lentamente. Ciò decreta senz’ombra di dubbio la legittimità di entrambe le forme di configurazione, che risiede nella necessità di raffigurare esperienze ottiche: che siano statiche oppure cinetiche, questa è una questione che riguarda l’equilibrio nella sua bipolarita’ e il ritmo che regola la nostra condotta di vita.

da Pittura Fotografia Film, Lazlo Moholy-Nagy, Einaudi, Nuova edizione a cura di Antonio Somaini

Appunti per CAPSULA PETRI n. 13

Alcune delle ventuno tesi di Victor I. Stoichita sulla rappresentazione delle visioni:

– Raffigurare pittoricamente un atto visionario significa mettere in scena un personaggio privilegiato (generalmente “un Santo”) nel momento di un’azione privilegiata (l’estasi visionaria);

– Il quadro di visione assume le caratteristiche di documento visivo (di testimonianza) riguardante un’azione per sua natura inverificabile;

– Lo spettatore di un quadro di visione ha funzione di testimone dell’atto visionario comprovante la “realtà visibile” dell’apparizione; benché né il visionario stesso né il testimone che assiste alle sue estasi possa completamente affermare o negare la “realtà” della visione;

– Si chiede allo spettatore del quadro di visione di assumere un ruolo: quello di “colui che guarda colui che vede”;

– Il quadro di visione è un oggetto meta-figurativo: è un’immagine il cui soggetto è un’esperienza di immagine;

– Il quadro di visione è un oggetto di intermediazione. E’ il “filtro” mediante il quale la trascendenza si manifesta allo spettatore;

– Il quadro di visione è un quadro doppio: rappresenta l’irruzione dell’irrealtà nella realtà;

– Il registro superiore del quadro di visione è sottoposto alla stilistica dell’incertezza e dello sfumato;

– L’oggetto figurativo emblematico della rappresentazione della ierofania è la nuvola;

– L’estasi visionaria è un’esperienza di immagine che impegna il corpo di colui che vede;

da Cieli in cornice, V.I. Stoichita, Meltemi

 

Appunti per CAPSULA PETRI n. 12

Questa figura di spalle viene a trovarsi, come ogni altra figura di spalle, in un rapporto di sostituzione empatica con lo spettatore.

da p. 99 di Cieli in cornice, Victor I. Stoichita, Meltemi

In questo brano possiamo ritrovare gli elementi di una poetica della rappresentazione della visione incentrata sull’alterità dell’invisibile visualizzato:

E stimo io che non avrebbe usati colori fissi e di corpo, ma dolci e soavi, atti a dimostrare una sopraumana sostanza et una pura e semplice divinità (...). Inoltre è da sapere che le cose divine, che alcuna volta appaiono, sono sempre accompagnate da un graziosissimo splendore et adombrate da una luce dolcissima (ed implicano) una prospettiva della distanzia (che) a molti pittori è incognita (...), essendo necessarii diversi piani e diverse distanze.
Crisoforo Sorte, 1580, Osservazioni sulla pittura, vol.I, pp. 293-296

Americana

I primi aruspici della terra, l’uomo
Nel campo, l’uomo sul lato del colle, tutti
In una salute del clima, sapendo qualche vecchia cosa

(Remoti dal mortifero uomo in generale,
La sovrapposizione dell’idea, le voci
Difficili da distinguere dai pensieri, il rimbombo

Di altre vite che diviene un totale rimbombo,
Un senso separato che riceve e trattiene gli altri,
Quel che è umano eppure conclusivo, come

Uno che si guarda allo specchio e trova
Che è l’uomo nello specchio quello vivo, non lui.
Egli è l’immagine, il secondo, l’irreale,

L’astrazione. Abita in un altro uomo,
Altri uomini, non quest’erba, quest’aria valida.
Non è se stesso. Soffre d’una privazione essenziale…)

A questo pensa mentre la kermesse scamosciata,
In un ritorno, una sembianza di ritorno,
Sbandiera quella prima fortuna che tanto desiderava.

da Il mondo come meditazione, Wallace Stevens, Guanda, trad. di Massimo Bacigalupo

Tutti i miei sensi raccolti in uno

Tutti i miei sensi raccolti in uno
che era tutti e non era nessuno.
Un impasto densissimo amoroso
che riassorbiva il mondo nel riposo.
Si mostrava nella forma di un sorriso
che era di tutto il corpo non più diviso,
luce e riflesso della luce d’ogni corpo,
mi visitava tenerezza di nascosto.

da Poesie (1974-1992), Patrizia Cavalli, Einaudi

l’eternità attraverso gli atomi (senza che questo ci tocchi)

E se il tempo, dopo la morte, adunasse e disponesse di nuovo, come son oggi; i nostri atomi, e ci ridesse la luce del giorno ancora una volta nemmeno cio` potrebbe minimamente toccarci, quando una volta è spezzato il filo in noi della vita.
Ed ora a noi non importa nulla di cio`che già fummo, e non ci angustia il pensiero di quei passati noi stessi.
Perché se osservi l’intero spazio del tempo trascorso, immenso, e quanto sian vari i moti della materia, non stenti a credere come già per l’addietro quegli atomi stessi che adesso ci formano, si sian trovati più d’una volta disposti come ora sono nel modo medesimo.

dal De rerum natura, Libro III, vv. 845-856, Lucrezio, Rizzoli, versione di Luca Canali

Palingenesi (nuova nascita), teoria propria del sistema di Epicuro, secondo la quale col tempo si ripetono combinazioni atomiche identiche a quelle già esistite e dissolte, cosi`che riappaiano mondi spariti e col ricostituirsi tale e quale di precedenti aggregati atomici si verifica il ritorno della stessa anima nello stesso corpo.

le città del tuo passato

Le città del tuo passato sono distese come belle addormentate e basta che ti chini su di loro e baci le loro labbra perché si alzino di nuovo alla vita, perché ti riabbraccino e si mettano a ballare con te seguendo una musica che una volta suonò, e che vive perché tu vivi, dietro tutto, dall’altra parte dei tuoi occhi.

Luis Garcia Montero

 

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Era la mia città,

la città vuota.

funzione specifica

Nel mare vi sono organismi appartenenti al sistema zoologico inferiore, ricoperti di ciglia. Queste ciglia sono l’organo del senso animale che precede la differenziazione in energie sensuali separate, il tatto universale, il rapporto intrinseco con l’ambiente marino.
Si immagini un essere umano ricoperto di tali ciglia, non solo sul cervello, ma sull’intero organismo. La loro funzione è specifica, avvertono gli stimoli in modo netto e distinto; la parola, primariamente il sostantivo, meno l’aggettivo, quasi per nulla la figura verbale. Mirano alla cifra, alla sua immagine stampata, alla lettera nera, ad essa soltanto.
Si trascina la propria vita, la vita delle banalità e delle estenuabilità, in un paese ricco di ore fredde e colme di ombre, dal punto di vista cronologico in un’epoca del pensiero che periferizza induttivamente il proprio ambiente piatto e svuotato di miti, con una professione di genere capitalistico-opportunistico, si vive fra antenne, cloruri, motori diesel, si vive a Berlino.

da Epilogo – Io lirico (1922-1928), Gottfried Benn, a cura di Pietro Kobau, Crocetti Editore, Poesia – Anno II – n.2, Febbraio 1989