Category Archives: fiabe

… parlavo piuttosto con la tappezzeria

Dalma

A casa, nella stanza dei bambini, giocavo per lo più da solo. In verità giocavo poco, parlavo piuttosto con la tappezzeria. I molti cerchi scuri nel disegno della tappezzeria li vedevo come persone. Inventavo una quantità di storie in cui essi figuravano da protagonisti, qualche volta ero io a raccontargliele, ma qualche volta anche loro partecipavano al gioco; comunque non mi stancavo mai di questi personaggi della tappezzeria ed ero capace di stare ore e ore a discutere con loro.

da La lingua salvata, Elias Canetti, trad.di Amina Pandolfi e Renata Colorni

A una specialmente…

A una specialmente voleva bene perché era tutta bianca, e la prendeva in braccio e la stringeva e la accarezzava; un giorno la trovò tutta sporca. “Povera gallina” disse “chi t’ha conciata in questo modo…, vieni dal tuo papà…che ti farà più bianca,…più bianca di prima…sarai contenta?- poi ti darò dolci- poi ti porterò a letto…”. E andava lavandola e fregandola e tanto facendo e con tanta foga che la gallina per troppa contentezza – crepò.
“Bravo Paolino!” gli disse la mamma “non lo sai che non bisogna tormentare le bestie?”.
E Paolino tutto in lagrime: “io…io non volevo tormentarla…io volevo far piacere alla gallina perché era tutta sporca”.
“Tu non puoi sapere quello che fa piacere alla gallina” sentenziò la mamma; “vedi, invece di farle piacere la hai ammazzata – bisogna studiare – e quando sarai un uomo saprai anche questo”.

da Paolino – La melodia del giovane divino, Carlo Michelstaedter, Adelphi

il nano

Sulla vetta del colle, quella notte,
nell’aria che risuona ho visto il nano.
Gli alberi curvi,
la bestia silenziosa sotto il vento.

E ho visto i viaggiatori fermi e rigidi,
sicuri della morte, irrigiditi e pronti per la bara
in quella plaga immobile,
a mani giunte, con cappelli alti.

da Poesie, Harold Pinter, Gremese Editore, a cura di Roberto Sanesi 

Termometria

A una certa tenera età, ho forse sentito una voce, un contralto profondamente commovente…

Questo canto dovette mettermi in uno stato di cui nessun oggetto mi aveva mai dato l’idea. Esso ha impresso dentro di me la tensione, l’attitudine suprema richiesta, senza offrire un oggetto, un’idea, una causa (come fa la musica). E io senza saperlo l’ho assunto come misura degli stati e ho mirato, per tutta la mia vita, a fare, cercare, pensare quel che avrebbe potuto direttamente riprodurre in me, esigere da me – lo stato corrispondente a quel canto fortuito; – la cosa reale, introdotta, assoluta il cui incavo era stato preparato fin dall’infanzia da quel canto – dimenticato.
Il caso vuole che io sia forse graduale. Ho l’idea di un massimo di origine nascosta, che aspetta ancora dentro di me.
Una voce che scuote fino alle lacrime, alle viscere; che funge da catastrofi e scoperte; che riesce a spremere, senza incontrare ostacoli, le mammelle sacre/ ignobili/ dell’emozione/ stolida; che in un modo artificiale, di cui il mondo reale non ha mai bisogno, risveglia degli estremi, insiste, rimesta, annoda, riassume eccessivamente, sfibra gli organi della sensibilità, …svaluta le cose osservabili…La si dimentica e non ne resta che il sentimento di un grado al quale la vita non potrà mai avvicinarsi. (1910)

da Quaderni. Volume Primo – Ego, Paul Valéry, Adelphi, trad.di Ruggero Guarini

allora sarà possibile andare a mezzavalle?

1234 3124 541 2431: 2431 6 4231 17 2134!

Lieto pensiero

Il mondo è così ricco di tante tante cose
che ognuno è uno sceicco in un giardino di rose.

Terre straniere

Chi può salire sul ciliegio, in cima,
se non io, come ho fatto prima,
tenendomi aggrappato con tutte e due le mani
per guardare paesi strani e lontani?

Ho visto il grande giardino confinante
pieno di fiori colorati e piante,
e tanti altri luoghi belli ancora
che non avevo mai visto finora.

Ho visto il fiume correre e incresparsi
col cielo blu che vi andava a specchiarsi,
le strade polverose salire qua e là
con gente che arrancava verso la città.

Se potessi trovare un albero più alto
vedrei più lontano con lo stesso risalto,
dove il fiume cresciuto va a sfociare
tra le navi ondeggianti in mezzo al mare,

dove ogni strada, da qualunque lato,
conduce infine a un paese fatato
dove alle cinque la cena è finita
e i giocattoli prendono vita.

da Il mio letto è una nave. Poesie per grandi incanti e piccoli lettori, Robert Louis Stevenson, Feltrinelli, a cura di Roberto Mussapi

secondino fammi un favore, porta l’inchiostro con carta e penna

Il Moro della Vedra

Il primo furto da me compiuto
Lo feci in casa di una signora
Io le puntai il coltello alla gola
E di quattrini in quantità.

E quattrocento marenghi d’oro
Ma mescolati con quej d’argento
Io me ne andai felice e contento
All’osteria a mangiar e ber.

Appena giunta la mezzanotte
E una pattuglia di polizia
Ha circondato quell’osteria
E al numer dù lor mi han portà.

E a tradirmi fu un amico caro
Ma che di nome si chiamava Nero
Io lo credevo un amico sincero
E invece lù così el me ha tradì.

Oh Nero, Nero ma dove sei
O traditore della vita mia
Sei sempre stato una falsa spia
Io te lo giuro me la pagherai.

Oh sì vendetta, sì fu fatta
Con quattro colpi, ma di pugnale
Io t’ ho mandato all’ospedale
Ti giuro che non uscirai mai più.

O secondino fammi un favore
Porta l’inchiostro con carta e penna
Che voglio scrivere alla mia bella
Che in galera mi venga a trovar.

da I testi delle canzoni popolari milanesi, La malahttp://www.canzon.milan.it

che ci dice il mare?

Durante il mio ultimo viaggio in Portogallo, nelle ore più calde del giorno, quando l’indolenza mi vinceva il corpo e l’anima, sdraiato sul letto io mi divertivo a leggere lentamente lord Byron. Di quando in quando lasciavo il libro per…pensare? no! per fabbricare castelli in aria.
A momenti mi decidevo ad affacciarmi al balcone per contemplare un momento il mare che si stendeva indolentemente sulla spiaggia. Ed il canterellare dell’Oceano, mescolato agli echi di lord Byron, che tanto l’amò, m’aiutava a perseguire cose senza forma né sostanza. Il mio spirito si trovava, ecco, in una disposizione poetica, creatrice, quella che l’indolenza genera. Perché il poeta è prima di tutto un ozioso, un indolente, e dico ciò in onore del poeta.
Farò un elogio all’ozio, io che sono stimato per un uomo lavoratore e attivo? Sì, farò, almeno in parte, l’elogio all’ozio: dirò che l’ozioso è uno degli uomini più attivi.
Che ci dice il mare? Quel che vogliamo che ci dica. 

da Soliloqui e conversazioni, Miguel De Unamuno, Rinascimento del Libro-Firenze, 1939

la porta dell’inferno

La Porta dell’inferno, Rodin

Durante l’estate del 1900, pochi mesi prima di morire, Oscar Wilde andò a vedere un’opera d’arte di cui si parlava allora con ammirazione, La Porta dell’inferno di Rodin. Dopo averla contemplata si sarebbe rivolto all’artista non per chiedergli della sua opera d’arte, ma della sua scelta di vita, come se l’eccellenza della scultura lo invitasse a porsi ulteriori domande sul proprio percorso: lui che intendeva condurre la vita nel segno del bello, in che cosa avrebbe sbagliato? Lo scrittore avrebbe chiesto allo scultore: “Com’è stata la Sua vita?. E lo scultore avrebbe risposto:
– Buona.
– Ha avuto nemici?
– Non sono riusciti a impedirmi di lavorare.
– E la fama?
– Mi ha obbligato a lavorare.
– E gli amici?
– Hanno preteso che lavorassi.
– E le donne?
– Ho imparato ad ammirarle lavorando”.

 

da La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvetaeva, Garzanti, trad.di Emanuele Lana

il futuro


Emilio Mantelli

 

Vi è una lingua degli indiani dell’America Latina (in realtà ve ne sono parecchie) in cui il futuro -l’idea di ciò che deve ancora avvenire- è posto alle spalle di chi parla. Il passato che egli può vedere, poiché è già verificato, si trova davanti a lui. Egli indietreggia nel futuro sconosciuto; la memoria va avanti, la speranza indietro.

da Linguaggio e silenzio. Saggi sul linguaggio, la letteratura e l’inumano, George Steiner, Rizzoli, trad.di Ruggero Bianchi

la sfrontata

foto di Luca Donnini


(…) mentre le vetture del collegio passavano, emergeva come un tipo di quella razza, della razza sua, un’anima-pipistrello che si svegliava alla coscienza di sé nelle tenebre, nel segreto e nella solitudine e, attraverso gli occhi, la voce e i gesti di una donna semplice, invitava nel suo letto il forestiero.

da Dedalus. Ritratto dell’artista da giovane, James Joyce, Adelphi, trad.di Cesare Pavese