Category Archives: cinema

dalla via purgativa all’unione

Così, in questo passaggio, patisce l’anima quanto all’intelletto grandi tenebre, quanto alla volontà grandi aridità e angustie, e nella memoria grave cognizione delle sue miserie, poiché nella visione che ha di sé l’occhio spirituale è chiarissimo

da Fiamma d’amore viva, San Giovanni della Croce, Se Studio Editoriale, a cura di Cesare Greppi

Augusto capì d’essersi perso, d’aver smarrito la strada. La sua vera tragedia, cominciava a capire, stava nel fatto d’essere incapace di comunicare agli altri quella scoperta: che esisteva un altro mondo, un mondo al di là dell’ignoranza, al di là del caduco, al di là del pianto e del riso. Era quello l’ostacolo che lo costringeva a rinchiudersi nella maschera del clown: giullare di Dio, magari, perché nessuno al mondo avrebbe saputo sciogliere il suo dilemma.

E a questo punto gli fu chiaro – oh, com’era semplice!- che nessuno, nessuno, neanche il mondo intero, avrebbe potuto impedirgli d’esser se stesso. Se davvero era un clown, allora doveva esserlo fino in fondo, da quando apriva gli occhi al mattino, fino a sera, quando li richiudeva. In stagione e fuori stagione, a pagamento o per il semplice piacere. Ora sì che era incrollabilmente sicuro della verità di questa idea: e ardeva dal desiderio di cominciare subito…senza cerone, senza trucco, senza costume, senza neppure l’accompagnamento di quel vecchio violino stridulo…Essere così totalmente se stesso che si sarebbe vista solo la verità, che ora gli bruciava dentro come un fuoco.

Richiuse gli occhi, ricadde nelle tenebre. Rimase così, a lungo, respirando piano e quietamente al capezzale di se stesso. E quando alfine riaprì gli occhi, vide un mondo dal quale il velo era stato strappato via. Un mondo esistito da sempre nel suo cuore, sempre sul punto di manifestarsi, ma che solo nell’attimo in cui il cuore batte finalmente all’unisono, comincia a pulsare di vita.

Augusto ne fu così commosso da non credere ai propri occhi. Se li sfregò col dorso della mano, ma soltanto per sentirseli ancora umidi delle lagrime di gioia che inavvertitamente gli erano sgorgate. Stette diritto, impettito sulla panchina, con gli occhi sbarrati, fissi davanti a sé, sforzandosi di adattare la visione alla visione. Dal profondo di se stesso saliva incessante un mormorio di ringraziamento.

Quando il sole soffuse la terra dell’ultima febbre dorata, egli s’alzò dalla panchina. Forza e desio gli correvano per le vene. Rinasceva, moveva i primi passi nel magico mondo della luce. D’istinto, proprio come gli uccelli spiegano le ali, egli spalancò le braccia nel gesto di abbracciare tutto il creato.

La terra svaniva lentamente nel rosso scuro che annuncia e precede il crepuscolo. Augusto camminava barcollando, estasiato.

“Finalmente! Finalmente!” urlò, ma in realtà il suo grido era solo un pallido riverbero dell’immensa gioia che lo sconvolgeva.

 

da Il sorriso ai piedi della scala, Henry Miller, Feltrinelli, trad.di Valerio Riva

cinema totale

“Dopo la guerra in corso, si fabbricheranno in grandi serie degli apparecchi riceventi perfezionati. Ma riceveranno solo spettacoli mediocri. Per fabbricare un film che dura due ore occorrono parecchi mesi di lavoro, di messa a punto, di scelta, e un numero considerevole di milioni. Uno studio televisivo, che trasmetterà anche soltanto dieci ore al giorno di spettacolo sempre nuovo, non potrà permettersi il lusso di una tale preparazione. Le emittenti si trasformeranno in surrogati di teatri, e ci mostreranno tutti i divi e tutti i repertori delle sale sovvenzionate. Inframezzeranno questi spettacoli polverosi con vedute all’aria aperta, con attualità sportive. Utilizzeranno tutto quello che non costa niente. E, naturalmente, cercheranno di proiettare dei film. Nondimeno le compagnie capitaliste di produzione si opporranno, perché se lo spettatore riceve il cinema a casa, non passerà più al botteghino. Come prendergli, allora, il suo denaro?
Anche se il cinema diventa un’industria statale, lo Stato non potrà distribuire gratuitamente, al vento, ciò che sarà costato tanti sforzi e inoltre somme sempre più considerevoli. Dovrà trovare il mezzo di fare pagare lo spettatore in camera sua.”

 

“Comunque, qualunque sia il procedimento che sarà adottato, il cinema disporrà un giorno del volume, come dispone oggi del suono e del colore.
Cosa se ne farà? I primi realizzatori che utilizzeranno il rilievo si divertiranno a dare alle folle il fremito della sorpresa e della paura. Sugli spettatori tranquillamente seduti sulle loro poltrone, precipiteranno delle macchina urlanti, delle belve inferocite, delle tempeste.
Passata la prima emozione, con il mondo abituato a questo nuovo giocattolo, occorrerà diventare seri. Allora i commercianti, che sono i padroni del cinema mondiale, reclameranno cosce e seni, poiché è ancora questo che attira di più i consumatori. E potendo offrirglielo a colori “naturali” e in rilievo, “dando così perfettamente l’illusione della realtà”, e certo che essi correranno ai botteghini.”

 

da Cinema totale di René Barjavel, Editori Riuniti, 2001, trad. di Ribes Sappa

Il libro è stato scritto tra i primi anni ’30 e il 1940, uscito fortunosamente il 20 luglio 1944 per le éditions denoël

pubblicità prima delle proiezioni per i bambini

Guy Debord

Alla Cortese Attenzione dell’Ufficio Marketing dell’UCI Cinema:

comprendo che l’attenzione di un bambino è un ottimo induttore di consumi nel genitore, ma un po’ di buon senso e intelligenza nell’inevitabile marketing li possedete? vi concedo una lezione gratuita: quando un genitore porta il proprio figlio di tre anni a vedere barnyard-il cortile, non si aspetta di dover arginare nel proprio pargolo la paura suscitata dall’urlo di una donna che non viene salvata dal superman privato di redbull né di spiegare con largo anticipo che i bambini non si fanno tra un cambio e l’altro di jeans e neppure di spiegare o giustificare l’esistenza di un giovane hannibal lecter. perché non proponete le anteprime di film di animazione per bambini? oppure non consentite l’ingresso in sala solo dopo 20 minuti dall’inizio della proiezione, in modo da evitare l’inquietante battesimo di violenza e non senso? non porterò più mia figlia all’uci cinema e sconsiglierò qualsiasi genitore dal farlo. Michelle Müller

Buon giorno,

l’ingresso in tutti gli UCi Cinemas è consentito fino a 20 minuti circa dopo l’orario di inizio comunicato (anche in biglietteria noterà che è possibile acquistare i biglietti fino a 20 minuti circa dopo l’orario comunicato). Di conseguenza, con un bambino così piccolo può tranquillamente entrare in sala a inizio proiezione del film evitando di vedere tutta la pubblicità che lo precede.
Speriamo di riaverla tra i nostri fedeli spettatori,

cordiali saluti,

Dott.ssa Maria Chiara Nava
Brand & Communication Manager
UCI ITALIA S.p.a.
Via Melchiorre Gioia, 168
20125 Milano

Gentile et ovocitica Dott.ssa Nava,
io potrei oggi entrare in sala 20 minuti dopo l’inizio della proiezione, perché ho già una volta subito il vostro ‘battesimo’.
La sua risposta e il fatto che non sia visibile un cartello in cui si sconsiglia l’ingresso ai bambini in sala prima dei 20 minuti di gavettone pubblicitario, mi inducono a pensare che voi gestori del marchio e della comunicazione garantite agli sponsor l’effetto sorpresa per coloro che entrano in sala per la prima volta con i pargoli e la partecipazione degli automi spermatici ed ovocitici che non si sono neanche resi conto di cosa viene proposto ai loro figli.

Che risposta priva di vitalità la sua e che triste e cinico lavoro deve essere il suo, privo di produzione di senso e bellezza…

saluti,

Michelle Müller

Buon giorno,
La frase “il film inizia circa 20 minuti dopo l’orario indicato; i biglietti sono acquistabili fino a circa 20 minuti dopo l’orario indicato” è riportata sulla newsletter settimanale con i nuovi film in uscita, sul volantino cartaceo con la programmazione dei film distribuito nei cinema oltre che su altri vari mezzi di comunicazione.
La ringrazio per la sua email piena di senso e di bellezza.
Buona serata

Dott.ssa Maria Chiara Nava
Brand & Communication MAnager
UCI ITALIA S.p.a.


il suo titolo quindi non le consente di esprimere un pensiero personale?
lezione di semiotica: sconsigliare chiaramente l’ingresso prima dei 20 minuti proprio a causa della pubblicità è molto diverso dall’indicare la possibilità di entrare con 20 minuti di ritardo. Michelle Mülle

la malattia mortale


woyzeck di werner herzog

ahimè, e poi quella miseria per cui tanti passano la vita così, privati dal pensiero più beato, quella miseria per cui la gente si occupa o, rivolgendosi alla massa degli uomini, li fa occupare di tutte le altre cose, li adopera per impiegare le loro forze nello spettacolo della vita, li fa radunare in massa, per ingannarli, invece di disperderli, affinché ogni singolo individuo possa ottenere il bene più alto.

da la malattia mortale, s.kierkegaard


martha di rainer werner fassbinder


bubble di steven soderberg


difesa/offesa

bubble

 

 

Titolo originale:  Bubble
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2006
Genere:  Thriller
Durata:  73′
Regia:  Steven Soderbergh
Sito ufficiale:   

Cast:  Debbie Doeberreiner, Dustin Ashley, Misty Wilkins
Produzione:  Gregory Jacobs, Steven Soderbergh
Distribuzione:  Mediafilm
Data di uscita:  Venezia 2005
12 Maggio 2006 (cinema)


Trama:
Martha e Kyle lavorano in fabbrica da molti anni e per due persone solitarie e malinconiche come loro diventare amici è stato quasi inevitabile. L’equilibrio del loro rapporto, però, viene disturbato dall’arrivo di una nuova operaia, una ragazza madre di nome Rose. Martha, che nutre qualche dubbio sul carattere ambiguo di Rose, rimane sconvolta quando scopre che Kyle, invece, ha iniziato una relazione con la ragazza. Il faticoso tentativo dei tre operai di costruire un rapporto personale più profondo, sarà però vanificato dalla morte violenta di Rose, che stravolgerà le loro esistenze abitudinarie distruggendo così ogni illusione.

 


dustin james ashley (kyle)

debbie doebereiner (martha)


misty dawn wilkins (rose)

chissà se sodebergh  ha letto la condizione operaia di simone weil.
gli attori sono tutti non professionisti e tutti donatori della propria vita al regista e alla sceneggiatrice. dustin james ashley ha 19 anni, dice d’aver trovato l’amore e ci/si concede il sorriso.
debbie doebereiner ha 47 anni, ci fa sapere che è sposata felicemente e madre di due figli ma mostra di credere come martha che lo zelo nel lavoro e la correttezza verso gli altri siano alla base della felicità. misty dawn wilkins ha 30 anni e 4 figli e spera in uno scatto sociale.
il tono di voce basso e monotono di dustin mi ricorda l’urlo di munch.

storia del cammello che piange


 

“la storia del cammello che piange”
un film di byambasuren davaa e luigi falorni

“mongolia del sud, deserto di gobi. una famiglia di pastori nomadi aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. dopo un parto terribilmente difficoltoso e doloroso, una delle cammelle mette alla luce un raro cammello bianco. nonostante gli sforzi dei pastori, la madre rifiuta il nuovo nato, privandolo del latte e dell’amore materno. ma proprio quando tutte le speranze per la salvezza del piccolo sembrano svanire, la magia della musica arriverà al cuore della madre”

un film che mi è stato prestato e che ho avuto la tentazione di rubare…il 5 marzo è il giorno del mio compleanno!

luigi falorni

La vicenda di Luigi Falorni, candidato all’Oscar per il documentario dal titolo “La storia del cammello che piange”, ha quasi il sapore di una fiaba. Studente di Cinema a Berlino, Falorni, che è originario del Mugello, si era lasciato convincere dalla compagna di corso mongola Byambasuren Davaa a presentare come tesi di laurea un documentario da filmare in Mongolia, nel deserto dei Gobi, dove una famiglia di nomadi era alle prese con una madre cammello che non riconosceva più il figlio.

Una volta realizzata, la pellicola dei due studenti ha prima entusiasmato gli spettatori di un festival in Germania, per poi commuovere le platee del Festival di Toronto. A quel punto il documentario è diventato un fenomeno che in America ha già fatto incetta di premi, compreso quello del Sindacato Registi. Infine, è giunta la notizia della candidatura all’Oscar. “A volte mi sembra di essere finito nel posto sbagliato – scherza Falorni – Il passaggio dal deserto mongolo alla pedana rossa di Hollywood è traumatico”.

Luigi Falorni è figlio di un medico molto noto al Mugello: “Finora ero conosciuto dalle mie parti come ‘il figlio del medico’ – racconta – adesso mio padre è diventato ‘il padre del regista’. E’ una soddisfazione”. A chi gli chiede previsioni per la cerimonia di Los Angels Falorni risponde con un sorriso tranquillo: “Io il mio Oscar l’ho già vinto”.