Category Archives: calcografia

I beni umani

No il posseder, ma lo sperare alletta
L’uom; che nel senso e ne l’idea d’un bene,
Sempre trova minor quello che ottiene,
Finge sempre maggior quello ch’aspetta.

Mesto può fare un cor gioia perfetta,
Se è tal, che di maggior tolga la speme:
Se non lusinga l’avvenir, già sviene,
Nato appena, il piacer che ora diletta.

Per prova il so. T’amai, d’essere amato
Presi lusinga; e il tuo futuro amore,
Sperato solo, mi facea beato.

M’amasti; il seppi: ah che in quel sol momento
Sì esaurì la natura; e or langue il core,
Fatto incapace di un maggior contento!

 

Clemente Bondi, dalla Crestomanzia italiana di Giacomo Leopardi

Appunti per Mi chiamo M.M. n.32

Medusa o Baubo?

Rembrandt nella Congiura di Claudio Civile, che è forse il suo capolavoro, rappresenta il re come re orbo, la spada diritta davanti, le lame degli altri congiurati che vanno ad incrociarvisi. Rembrandt verifica la potenza della prospettiva che “buca” il quadro e il fascino del chiaroscuro che consente le fantasmagorie dei suoi complotti tramati nell’ombra, e può farlo perché il suo eroe, un altro se stesso, ha un occhio solo.

(…)

(…) un essere per metà carne e per metà statua di pietra. Così è il pittore che vedendosi vedersi, si pietrifica e si acceca.

(…) sul significato simbolico dell’accecamento che prelude alla morte

(…) la macchia sull’occhio, nella lingua corrente, è un leucoma, una macchia opaca della cornea. In senso figurato significa essere accecati, ad esempio dai pregiudizi. Etimologicamente, la macchia, théke, è la teca, la custodia.

da Medusa, Jean Clair, Abscondita, trad. di Valeria La Via e Giancarlo Ricci

collegare le considerazioni di J.C. al film di Peter Greenaway su La ronda di notte di Rembrandt

Appunti per Capsula petri n.25

La maschera di Medusa non ha il silenzio appagato e definitivo della testa di morto: al contrario, provoca il grido di morte, l’orrore della disorganizzazione dei tratti, la paura di perdere il contegno. Quello che scopriamo non ci rassomiglia. Il grido sarà allora più vicino al pianto del bambino appena nato che al rantolo del morente. E’ il grido pietrificato di colui che scopre di non essere in realtà un dio bensì un mostro deforme, un nano, un essere da incubo. Il confronto meduseo è un gioco di specchi dal rischio mortale. Offre il godimento di un vedere puro, di un vedere senza sapere cosa si vede, ma la scoperta è ripagata dall’orrore di essere visti: vedendo, si scopre che “sì” è proprio “quello”:(…)

da Medusa, Jean Clair, Abscondita

 

 

è meglio la luna o la mezzaluna? (il rovescio)

è meglio la luna o la mezzaluna?
Nessuna di esse – dice la luna-
il meglio è ciò che non è –
raggiungilo – cancellerai lo splendore.

Il godimento non è del possesso –
rabbrividisci quando ottieni.
Segue il decomporsi dello slancio –
la sua natura è prisma.

da Le stanze di alabastro, Emily Dickinson, SE Studio Editoriale, trad. di Nadia Campana