Category Archives: binomi fantastici

sogno di una notte di mezza estate

M.M.: “Sai, sto leggendo Metafora viva di Paul Ricoeur..”
M.M.: “Avresti fatto meglio a leggerti un manuale di genetica e uno di anatomia comparata…”
M.M.: “Intendo, attraverso te, dire che la metafora nel linguaggio è paragonabile a una mutazione favorevole e che il linguaggio deve alla metafora quanto l’evoluzione del mammifero allo sviluppo per neotenia?

a cura di Walter Benjamin

Edizione unica e non ripetibile, di trentuno esemplari, numerati e firmati dall’Artista, licenziata -sibi et sodalibus- a cura delle Edizioni Accessorie in Roma, si correda della acquaforte originale “Le Ministère de la Marine” disegnata nel 1865 da Charles Meryon e nuovamente incisa per questa pubblicazione da Laura Stor. I versi di Charles Baudelaire, tratti dalla poesia “La Béatrice” e la “Nota al testo” di Walter Benjamin, tradotta da Marco Federici Solari, sono allestiti avvalendosi del carattere Bodoni Book, presso la tipografia Riva di Carugate, il cinque di novembre dell’anno 2012

L’Inumano

Sepoltura del Conte d’Orgaz, El Greco

Nelle opere dell’uomo apprezzo soltanto la quantità di inumanità che vi si trova.
Conosco troppo bene quel che è umano. Ho sofferto, ho gioito; ho visto giusto, mi sento distruggere dal tempo: fui lodato; biasimato, acclamato, schernito, trattato con gli epiteti più piacevoli e con parole diverse. ecco che cosa è umano, secondo gli umani. Non mi piace rimuginarlo nei libri.
Ma ciò che non dipende da tutto questo – l’ordine- il possibile quale si dà nelle arti (fra cui quella dell’ingegnere).

da Quaderni – Volume Primo, Paul Valéry, Adelphi, trad.di Ruggero Guarini

allora sarà possibile andare a mezzavalle?

1234 3124 541 2431: 2431 6 4231 17 2134!

Lieto pensiero

Il mondo è così ricco di tante tante cose
che ognuno è uno sceicco in un giardino di rose.

Terre straniere

Chi può salire sul ciliegio, in cima,
se non io, come ho fatto prima,
tenendomi aggrappato con tutte e due le mani
per guardare paesi strani e lontani?

Ho visto il grande giardino confinante
pieno di fiori colorati e piante,
e tanti altri luoghi belli ancora
che non avevo mai visto finora.

Ho visto il fiume correre e incresparsi
col cielo blu che vi andava a specchiarsi,
le strade polverose salire qua e là
con gente che arrancava verso la città.

Se potessi trovare un albero più alto
vedrei più lontano con lo stesso risalto,
dove il fiume cresciuto va a sfociare
tra le navi ondeggianti in mezzo al mare,

dove ogni strada, da qualunque lato,
conduce infine a un paese fatato
dove alle cinque la cena è finita
e i giocattoli prendono vita.

da Il mio letto è una nave. Poesie per grandi incanti e piccoli lettori, Robert Louis Stevenson, Feltrinelli, a cura di Roberto Mussapi

le citazioni

Mombu vs Africa, linoleum

“Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante.” (Walter Benjamin)

La scoperta della moderna funzione delle citazioni nacque, secondo Benjamin, che la spiegava prendendo ad esempio Karl Kraus, dalla disperazione – ma non dalla disperazione per un passato che rifiuta “di gettare luce sul futuro” e lascia che la mente umana “vaghi nel buio”, come in Tocqueville, bensì dalla disperazione per il presente e dal desiderio di distruggerlo; quindi il loro potere non è di custodire, ma di purificare, di strappare dal contesto, di distruggere.”(Walter Benjamin) E tuttavia, gli scopritori e i cultori di questa forza distruttrice erano originariamente animati da ben altro intento, vale a dire dall’intento di conservare; e solo non lasciandosi ingannare dai “conservatori” di professione tutt’intorno a loro,  scoprirono infine che la forza distruttrice delle citazioni era “la sola in cui è ancora riposta la speranza che qualche cosa di quest’epoca sopravviva – proprio perché ne è stata divelta”. In questa forma di “frammenti di pensiero”, la citazione ha il duplice compito di interrompere il fluire della rappresentazione con “splendore trascendente” e al tempo stesso di concentrare su di sé ciò che viene rappresentato. Quanto al loro peso nell’opera di Benjamin, queste citazioni sono paragonabili soltanto alle ben diverse citazioni bibliche che nei trattati medievali tanto spesso vengono a sostituirsi all’immanente coerenza dell’argomentazione.

Da Walter Benjamin, Hannah Arendt, SE Studio Editoriale, trad. di Mariza De Franceschi

stretto

ILVA (Taranto), luglio 2012

*

Condotto nella
landa
dell’inconfondibile traccia:

Erba, scritta disgiunta. Le pietre, bianche,
con l’ombra degli steli:
Non leggere più – guarda!
Non guardare più – va’!

Va’, la tua ora
non ha sorelle, sei –
sei a casa. Una ruota, pian piano,
gira da sé, i raggi
s’arrampicano,
s’arrampicano su un campo nerastro, la notte
non ha bisogno di stelle, in nessun luogo
si chiede di te.

*

In nessun luogo
si chiede di te –
il luogo dove giacquero, ha
un nome – non ne
sa. Non giacquero lì. Qualcosa
stava fra loro. Non
videro attraverso.

Non videro, no,
parlarono di
parole. Nessuna
si destò, il
sonno
scese su di loro.

*

Scese, scese. In nessun luogo
si chiede –
Io, sono io,
io stavo tra voi, io ero
aperto, ero
udibile, io ticchettavo a voi, il vostro respiro
obbediva, io
lo sono ancora, ma
voi dormite.

*

Lo sono ancora –

Anni.
Anni, mesi, un dito
tasta in su e in giù, tasta
intorno:
zone di sutura, tangibili, qui
si apre ampio uno squarcio, qui
si richiuse di nuovo, chi
lo coprì?

*

Lo coprì –
chi?
Scese, scese
scese una parola, scese,
scese attraverso la notte,
volle risplendere, volle risplendere.
Cenere.
Cenere, cenere.
Notte.
Notte – e- notte. – Dal-
l’occhio va’, dall’umido.

*

Dal-
l’occhio va’,
dall’umido –
Uragani.
Uragani, da sempre,
turbini di particelle, l’altro,
lo
sai già, lo
leggemmo nel libro, ero
opinione.

Era, era
opinione. Come
ci afferrammo
noi -noi, con
queste
mani?

Era anche scritto che.
Dove? Sten-
demmo sopra un silenzio,
allattato a veleno, grande,
un
verde
silenzio, un sepalo, vi
aderiva un’idea vegetale –
verde, sì
aderiva, sì
sotto un cielo
beffardo.

Di, sì,
vegetale-

Sì.
Uragani, tur-
bini di particelle, rimase
tempo, rimase,
di tentar dalla pietra -fu
ospitale, non troncò la parola. Come
si stava bene:

granulosa,
granulosa e fibrosa. Steluta,
fitta;
uvosa e radiosa; renimorfa
placosa e
grumosa; soffice, ra-
mificata -: lei
non troncò la parola,
parlò,
parlò volentieri a occhi asciutti, prima di chiuderli.

Parlò, parlò.
Fu, fu.

Noi
non mollammo, stemmo
nel mezzo, una
struttura di pori, e
venne.

Ci venne incontro, venne
attraversò, rappezzò
invisibilmente, rappezzò
l’ultima membrana,
e
il mondo, un miriocristallo,
concrezionò, concrezionò.

*

Concrezionò, concrezionò.
Poi –
Notti, disgregate. Cerchi,
verdi o blu, rossi
quadrati: il mondo rischia il proprio intimo
nel gioco con le nuove
ore. – Cerchi,
rossi o neri, chiari
quadrati, né
ombra di volo, né
tavola d’altare, né
anima in fumo si alza e partecipa al gioco.

*

Si alza e
partecipa al gioco –
Al levarsi delle civette, dalla
pietrificata lebbra,
dalle
nostre mani fuggite, nel
più recente ripudio,
al di sopra del
parapalle presso
il muro sepolto:

visibili, di
nuovo: i
solchi, i

cori, un tempo, i
salmi. O, o-
sanna.

Così
stanno ancora templi. Una
stella
ha forse ancora luce.
Niente,
niente è perduto.

O-
sanna.

Al levarsi delle civette, qui
i colloqui,grigiogiorno,
delle tracce d’acqua freatica.

*

( – – grigiogiorno,
delle
tracce d’acqua freatica –
Condotto
nella landa
dalla
inconfondibile
traccia:

erba.
Erba,
scritta disgiunta.)

da Poesie, Paul Celan, Mondadori, a cura di Moshe Kahn e Marcella Bagnasco

Post dedicato alla militanza di Federico Fantinel

georges perec e la macchina del tempo

La data: 20 ottobre 1974 (domenica)
L’ora: 11.30
Il luogo: Café de la Mairie
Il tempo: Piove, strade bagnate. Schiarite passeggere. Per un bel po’ di tempo, nessun autobus, nessuna automobile.
Uscita dalla messa
La pioggia riprende a cadere
Giornata Nazionale delle Persone Anziane: molte persone portano sul bavero dei loro cappotti o dei loro impermeabili piccoli distintivi di carta: è la prova che hanno già fatto un’offerta
Passa un 63
Passa una signora che porta una scatola di dolci
(immagine classica all’uscita delle messe della domenica qui effettivamente verificata)
Qualche bambino
Qualche carrello per la spesa
Una due-cavalli con il parabrezza ornato con un caduceo condotta da un vecchio signore si sistema a lato del marciapiede; il vecchio signore viene a cercare nel caffè una vecchia signora che beveva un caffè leggendo “Le Monde”
Passa una signora elegante che tiene, con gli steli in alto, un grande mazzo di fiori.
Passa un 63
Passa una ragazzina che porta due grandi sacchetti della spesa
Un uccello viene a posarsi in cima a un lampione
è mezzogiorno
Temporale
Passa un 63
Passa un 96
Passa una due-cavalli verde mela
La pioggia diventa violenta. Una signora si fa un cappello con un sacchetto di plastica con la scritta “Nicolas”
Degli ombrelli si infilano in chiesa.

da Tentativo di esaurimento di un luogo parigino TELP.1, Georges Perec, Voland, a cura di Alberto Lecaldano,

Poiché nel post http://milaaudaci.oltreilibri.it/?p=145 ho giocato con una macchina del tempo, generata dalla minuziosa indicizzazione delle immagini (foto/video), àncoro il mio braccio a quello di Georges Perec che nell’elencazione oggettiva (o iper-indicizzazione) di una giornata fa del suo TELP.1 anche una macchina del tempo: per la signora con il sacchetto in testa, per coloro che nel ’74 subivano a ogni incrocio la vista di una due-cavalli verde mela, per tutti quelli che hanno preso un 63…

Alberto Lecaldano nella postfazione scrive:

(…)Il 18 ottobre 1974 nella piazza oltre a Getzler (intorno a mezzogiorno) si aggira Luigi Grazioli a quei tempi studente all’ècole Normale Supérieure e occasionalmente fotografo. In una foto inedita di Perec (pubblicato su “Riga”n.4, giugno 1993, dedicato a Georges Perec), racconta che dopo tanti anni riprende in mano e guarda le foto scattate quel giorno alle due e mezza (proprio mentre la campana della chiesa suonava a morto) e lì seduto a un tavolino tra gli altri avventori scopre che ce n’è “uno che scrive: un uomo con la capigliatura e la barbetta molto folte…Sembrerebbe proprio Perec”.

TELP.1 più che un’indagine etnologica è la vittoria sul tempo, sulla morte!
Quanto mi piace, questo nipote di Proust!

sull’autobiografia

Georges Perec: “Quest’autobiografia dell’infanzia si è fatta partendo da descrizioni di foto, da fotografie che servivano da intermediari, da strumenti di avvicinamento a una realtà di cui sostenevo di non possedere il ricordo. In realtà si è fatta attraverso un’esplorazione minuziosa, quasi ossessiva a forza di precisazioni, di dettagli. Attraverso questa minuziosità nella scomposizione, qualcosa viene rivelato. Je me souviens si colloca in una specie di via di mezzo e ptrebbe continuamente precipitare nella relazione che ho con questo ricordo. Quando scrivo “Mi ricordo che la mia prima bicicletta aveva le gomme piene”, non è un’innocente banalità! Ne ho ancora la sensazione fisica eppure, apparentemente, è una cosa neutra.”

Frank Venaille: “Sì, è per quanto riguarda questa pseudoinnocenza, questa falsa apparenza della neutralità, non pensi che avresti benissimo potuto lavorare con una scatola di fotografie portateti da qualcuno e appartenenti a una famiglia a te sconosciuta, che ti avrebbe così fornito gli elementi di una finzione?”

Georges Perec: “L’ho fatto! Ho partecipato a una trasmissione televisiva intitolata La vita filmata dei francesi, che era un montaggio di film di dilettanti degli anni ’30-’36, per il quale ho scritto il commento. Ho quindi lavorato su documenti nei quali ho ritrovato quasi la mia propria storia.”

da Sono nato – Il lavoro della memoria(intervista di Frank Venaille), Georges Perec, Bollati Boringhieri, trad.di Roberta Delbono