Category Archives: attenti a quei due

l’uniforme

Lei (Karolina von Guenderrode): “Quel che pensiamo abbastanza a lungo e sovente non fa più nessuna paura”

Lui (Kleist): “Nessuno conosce una regione che ha attraversato soltanto in uniforme”

(…)

Ci sono uccelli qui che fra grida spaventose si levano improvvisamente in volo da un salice quando loro vi passano davanti.  La Guenderrode gli posa la mano sul braccio. Loro sanno che non vogliono essere toccati. Al tempo stesso provano un rimpianto, una pietà per il linguaggio represso dei loro corpi, una tristezza per l’addomesticamento precoce che l’uniforme e l’abito dell’ordine hanno imposto alle loro membra per la disciplina in nome del regolamento, per gli eccessi segreti in nome della sua trasgressione. Bisogna proprio essere fuori di sé per conoscere il desiderio di strapparsi gli abiti di dosso e di rotolarsi su questo prato?

(…)

Ciò che sappiamo desiderare deve essere alla portata delle nostre forze, pensava (K.) (…).

pp. 13, 21 e 95, Nessun luogo, da nessuna parte, Christa Wolf, Edizioni e/o, trad. di Maria Grazia Cocconi e Jan-Michael Sobottka

Verrà il giorno in cui donne e uomini si guarderanno fraternamente

Quali saranno i futuri, possibili modi, della convivenza uomo-donna, ciò che rimane vero, sostanziale, tormentoso, di tutto il suo (di de Rougemont) discorso, è la necessità di un contromodello per positivo rispetto al patologico modello per negativo su cui oggi ancora tanto inerzialmente viviamo.

Non a caso mi sembra di vedere affiorare questa speranza di vivere l’amore in uno slancio che, mentre lo coinvolge, va oltre il rapporto privato, supera l’individualismo, si dirige e impegna verso un rinnovamente totale dei rapporti fra gli uomini, un mutamento di civiltà. E come altrimenti potrà la donna inserirsi nella controproposta, apportando anch’essa all’invenzione e realizzazione positiva dell’amore le sue potenzialità finora inespresse?

Come, se non in un radicale mutamento di cultura, in un radicale congedo dal mito di Isotta e Tristano?
L’amore positivo, se si vuole veramente spezzato quell’egotismo chiuso che de Rougemont depreca, non può essere un ideale individualistico, una partita a due. Implica, invece, tutta una tensione etica, e anche una tensione verso un mito nuovo e diverso, le quali non possono certo oggi essere “ricaricate” all’interno del cristianesimo, legato a vecchi miti negativi, come quello della disuguaglianza originaria della donna; e compromesso, col cattolicesimo, nella politica procreatrice che nega l’amore in tutta la sua carnale e sensuale profondità e libertà; e tuttora compromesso, proprio sotto quest’aspetto, dal suo spiritualismo, dalla sua incombente e irrinunciabile, nozione del peccato e della repressione.

(…)

Ma solo, per intanto, e in attesa di un mutamento profondo sia delle strutture sociali che dei rapporti umani logori e ingiusti, solo una profonda tensione dell’essere verso questo mondo da realizzarsi può suggerire modalità positive dell’amore convissuto fra uomo e donna.

(…)

Un’altra voce a una donna ha detto, una voce tesa al futuro:

(…) Io credo che un giorno ti potrò dire ‘pane’ e tu capirai bene tutto ciò di cui è carica in me questa parola, perché io spero che quel giorno il nostro pane non sarà né magico, né mistico, né estetico, ma sarà quel pane che mangeremo tu ed io ogni volta che avremo fame. Io penso che questa sia la prima condizione per poter comunicare fra noi. La seconda, è mangiarlo insieme, questo pane…”

dall’introduzione di Armanda Guiducci a L’amore e l’occidente. Eros morte abbandono nella letteratura europea di Denis de Rougemont, Rizzoli, BUR

Solus

O nulla, o vita mia, o vano spazio:
anche nel sole c’è una bianca assenza,
posata sui gradini e sulle statue.
O nulla, o vita che s’inventa al caso:
c’è sempre, nella festa e nel sereno,
lo gnomo dell’inganno. E le macerie
salgono in gesti inesistenti al cielo,
additano nel vuoto i lunghi sogni
della mia infanzia : e i corpi dei soldati
obliqui tra i sentieri…

Ma non so inventare
più il mio futuro: la mia sorte è uguale
agli uomini in silenzio dietro i morti.

da Poesie, Marcello Landi, Editrice Nuova Fortezza

a L.

La civetteria della tua unghietta

La civetteria della tua unghietta
di morto, che viene a cercare
il remoto verde del mio ramo,
io tollero, anzi reclamo.

La commedia è rovesciata e tu
sei Portinari che torna e cerca
un po’ di vita, sperandola
leggera, mondana.

Ma il verde presto vira al blu,
il blu al nero pesto:
così,  Agafio, il tuo gomito  non torna
al centro della soglia.

da Contemplazioni e zzz, Carmela Moscatiello

 

Tu che scaldi tutta la terra

Eh sì, tu che scaldi tutta la terra con le tue vampe, scotti personalmente di un fuoco nuovo; tu che devi vedere ogni cosa, non fai che contemplare Leucotoe e solo su quella vergine figgi lo sguardo a cui pure tutto il mondo ha diritto. Ora sorgevi più presto nel cielo ad oriente, ora calavi più tardi nel mare, e indugiando ad ammirarla rendevi più lunghe le sere; a volte venivi meno, e il male della mente si comunicava alla tua luce: ti oscuravi, e atterrivi il cuore dei mortali.

Ovidio, Metamorfosi, Einaudi, trad.di Piero Bernardini Marzolla

Apollo e Dafne

“Ninfa, ti prego, figlia di Peneo, fermati! Non t’inseguo per farti del male. Aspetta, ninfa!  Così l’agnella davanti al lupo, così la cerva davanti al leone, così le colombe con ali trepidanti fuggono davanti all’aquila: così ciascuna davanti al suo nemico. Ma io t’inseguo per amore! Povero me, ho paura che tu inciampi e cada, o che i rovi ti graffino le gambe che non lo meritano, e che tu ti faccia male per colpa mia. Sono impervi, i luoghi per i quali vai così di fretta. Corri più adagio, ti prego, e rallenta la fuga! Anch’io ti seguirò più adagio” (…)

da Metamorfosi, Ovidio, Einaudi, trad.di Piero Bernardini Marzolla