Category Archives: attenti a quei due

Teaching

Small exaltations of spirit demand
groundedness. Now too long
past dawn it’s time to get down to
listening, learn to talk too
without interference from
yourself, doing what’s been
given to be done.

Insegnamento

Piccole esaltazioni dello spirito esigono
solidità. Ora da troppe ore
passata l’alba, è tempo di mettersi
all’ascolto, anche di imparare
a parlare senza interferenza
dal proprio io, facendo ciò che
ci è dato di fare.

da Cemento e carota selvatica, Margaret Avison, De Vecchio Editore, a cura di Laura Ferri

Solus

O nulla, o vita mia, o vano spazio:
anche nel sole c’è una bianca assenza,
posata sui gradini e sulle statue.
O nulla, o vita che s’inventa al caso:
c’è sempre, nella festa e nel sereno,
lo gnomo dell’inganno. E le macerie
salgono in gesti inesistenti al cielo,
additano nel vuoto i lunghi sogni
della mia infanzia : e i corpi dei soldati
obliqui tra i sentieri…

Ma non so inventare
più il mio futuro: la mia sorte è uguale
agli uomini in silenzio dietro i morti.

da Poesie, Marcello Landi, Editrice Nuova Fortezza

a L.

The grabbing hand (IT DE / DE IT)

(…)

Così, ogni carne va al cilicio del sale: il frutto di cenere delle nostre veglie, la rosa nana delle vostre sabbie, e la sposa notturna riaccompagnata a casa prima dell’aurora…
Ah! ogni cosa vana al vaglio della memoria; ah! ogni cosa insana ai pifferi dell’esilio: il puro nautilo delle acque libere, il puro impulso dei nostri sogni,
E i poemi della notte ripudiati prima dell’aurora,
l’ala fossile incastrata nei grandi vespri d’ambra gialla…
Ah! bruciamo, bruciamo, all’avvento delle sabbie,
tutti questi detriti di piuma, di unghia, di capigliature dipinte e di tele impure;
E quanto ai poemi nati ieri, ah! i poemi nati una sera al bivio della folgore, sono come cenere nel latte delle donne, infima traccia…
E componendo per me, con ogni cosa alata di cui non conoscere l’uso, un puro linguaggio senza scopo né corso,
Ecco che concepisco ancora un grande poema delèbile…

da Esilio (IV) , Saint-John Perse, SE Studio Editoriale, trad. di Stefano Agosti

La civetteria della tua unghietta

La civetteria della tua unghietta
di morto, che viene a cercare
il remoto verde del mio ramo,
io tollero, anzi reclamo.

La commedia è rovesciata e tu
sei Portinari che torna e cerca
un po’ di vita, sperandola
leggera, mondana.

Ma il verde presto vira al blu,
il blu al nero pesto:
così,  Agafio, il tuo gomito  non torna
al centro della soglia.

da Contemplazioni e zzz, Carmela Moscatiello

 

Tu che scaldi tutta la terra

Eh sì, tu che scaldi tutta la terra con le tue vampe, scotti personalmente di un fuoco nuovo; tu che devi vedere ogni cosa, non fai che contemplare Leucotoe e solo su quella vergine figgi lo sguardo a cui pure tutto il mondo ha diritto. Ora sorgevi più presto nel cielo ad oriente, ora calavi più tardi nel mare, e indugiando ad ammirarla rendevi più lunghe le sere; a volte venivi meno, e il male della mente si comunicava alla tua luce: ti oscuravi, e atterrivi il cuore dei mortali.

Ovidio, Metamorfosi, Einaudi, trad.di Piero Bernardini Marzolla

Apollo e Dafne

“Ninfa, ti prego, figlia di Peneo, fermati! Non t’inseguo per farti del male. Aspetta, ninfa!  Così l’agnella davanti al lupo, così la cerva davanti al leone, così le colombe con ali trepidanti fuggono davanti all’aquila: così ciascuna davanti al suo nemico. Ma io t’inseguo per amore! Povero me, ho paura che tu inciampi e cada, o che i rovi ti graffino le gambe che non lo meritano, e che tu ti faccia male per colpa mia. Sono impervi, i luoghi per i quali vai così di fretta. Corri più adagio, ti prego, e rallenta la fuga! Anch’io ti seguirò più adagio” (…)

da Metamorfosi, Ovidio, Einaudi, trad.di Piero Bernardini Marzolla

Wallace e Sybil

TO THE ROARING WIND

What syllable are you seeking,
Vocalissimus,
In the distances of sleep?
Speak it

da Harmonium, Wallace Stevens

dalla lettera n.760 a Richard Eberhart del 4 dicembre 1950:

(…) After leaving you, I walked through Hilliard Street, the name of which seemed to be familiar, until it came out in Cambridge Common by Radcliff. At the point where it comes out Radcliff is on the left. At the right there is an old dwelling where one of the most attractive girls in Cambridge used to live: Sybil Gage. If your wife is native of Cambridge, she may have heard of Sybil Gage, although I am speaking of a time long before your wife was born. Her father was a friend of W.G.Peckham, a New York lawyer, in whose office I used to work at one time, and the two of them, and some others, were, I believe, the founders of the Harvard Adovcate. But my principal interest in Mr.Gage, who was dead when I lived in Cambridge, was the fact that he was the founder of Sybil. A few years after I had left Cambridge I was a guest at Peckham’s place in the Adirondacks and who should turn up but this angel; so that instead of being a street that I had never heard of Hillard Street turns out to be a street that I passed every day.

.-.-.

(…) in “Anecdote of the Jar,” Stevens does something similar. He had previously read Dante’s A New Life, where the poet speaks of his initial meeting with the nine-year-old Beatrice Portinari, including the Latin phrase “ecce deus fortior me, qui beniens dominabitur mihi” [the god of love, greater than I, came and took dominion over me]. This was Dante’s first meeting with his muse. In “Anecdote of the Jar,” a poem composed in 1919, when Stevens was still part of the Arensberg group, Stevens writes:

The jar was round upon the ground
And tall and of a port in air.
It took dominion everywhere.

This wordplay on the name Port-in-ari seems obvious (once you see it), but commentators have puzzled over “port in air” since the poem was published. Ford’s discovery that “Anecdote of the Jar” contains Beatrice Portinari’s name coupled with the phrase “took dominion” that Dante used to describe his falling in love with Beatrice is key to our discussion of the extent to which Stevens may have experimented with including ciphers and other hidden messages in some of his poems during this stage of his poetic development. Once we see that he almost certainly concealed a secret message in “Anecdote of the Jar,” it becomes even more likely that the apparent wordplay in some of his other poems did not occur by chance. And it is especially relevant that this cipher is the name of the most famous muse in literary history. Stevens’s inclusion of the name of Dante’s muse, Beatrice Portinari, in a poem in Harmonium could be his private way of announcing that elsewhere in Harmonium he had included concealed messages about his own muse—Sybil Gage

Per saperne di più di Sybil Gage per Wallace Stevens