Category Archives: appunti per Mi chiamo M.M.

appunti per Mi chiamo M.M. n.6

ab1

La prima piastrella è contrassegnata da un’immagine di me visibile in primo piano, di spalle. Questa si legge da sinistra a destra ed è anche l’ultima piastrella: come ultima piastrella si legge da destra a sinistra. Il presente particolare non è allegorico né simbolico, ma semplicemente realistico: si tratta infatti di lastricare il mondo, che è oggetto a sezione circolare, e di riprodurre la struttura del mio pensiero, che su sé stesso si avvolge in circolo. Partendo dunque dall’immagine di me visibile in primo piano, e continuando a leggere nella prima piastrella e al di fuori della prima sulle piastrelle adiacenti, secondo una disposizione che, essendo assolutamente determinata dal caso, non risulta affatto privilegiata, ma soltanto una delle infinite possibili, vedremo: (…)

da A.A.Il libro dell’utopia ceramica, Sebastiano Vassalli, Longo Editore, 1974

appunti per Mi chiamo M.M. n.5

franco carotti promulgazione di un editto parte prima

Noi vediamo che nella misura in cui nel mondo organico la riflessione si fa più debole e oscura, la grazia vi compare sempre più raggiante e imperiosa. Ma così, come l’intersezione di due linee, considerata da un punto dato, dopo aver traversato l’infinito, d’improvviso si ritrova dall’altra parte di quel punto, o l’immagine dello specchio concavo, dopo essersi allontanata all’infinito, d’improvviso ci ricompare vicinissima davanti; così si ritrova anche la grazia, dopo che la conoscenza, per così dire, ha traversato l’infinito; cosicché, contemporaneamente, appare purissima in quella costruzione umana che ha o nessuna o un’infinita conoscenza, cioè nella marionetta o nel Dio.

da “Sul teatro di marionette“, in Bambole, Heinrich von Kleist, Passigli, trad.di Leone Traverso

appunti per Mi chiamo M.M. n.4

L’intera filmografia markeriana può essere letta alla luce di un tributo ai fari del proprio sapere, ai modelli spirituali, alle guide che hanno disvelato una visione del mondo.

(…)

Il cinema, fonte ispirativa primaria, non poteva non suscitare grandi amori; uno di questi è per il sensei (il termine giapponese che indica “maestro”) Akira Kurosawa.

(…)

Quello che Marker ci mostra è un meticoloso artigiano (Kurosawa) all’opera, impegnato in questioni pratiche, occupato in un febbrile lavoro di trasformazione degli oggetti in simulacri, del banale in meraviglioso, del reale in cinema.

Ivelise Perniola su AK di Chris Marker

appunti per Mi chiamo M.M. n.3

C’è forse bisogno di sottolineare che ci troviamo a cento leghe lontani dal cinema diretto, questa “torta alla crema” dei documentaristi oppressi? Siamo al contrario in pieno cinema indiretto, direi piuttosto circostanziale: un cocktail di tempi, di luoghi, di cause, di maniere, di scopi, di strumenti, di mezzi.

Claude Beylie a proposito de La solitude du chanteur de fond di Chris Marker,  in “Ecran”, n.33, 1975

appunti per Mi chiamo M.M. n.2

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Ecco l’immagine che aspettavo, che tutti aspettavano, e senza la quale non ci sarebbe stato questo film serio su di un paese che si trasforma: l’opposizione del passato e dell’avvenire (…). Il vecchio e il nuovo, la tradizione e il progresso, il Tevere e l’Oronte, Filemone e Cloe, guardateli bene, non ve li mostrerò più.

Chris Marker, Commentaires, Editions du Seuil, 1961, p.55 Cit. nel saggio di Ivelise Perniola

appunti per Mi chiamo M.M. n.1

Attraverso il cinegramma la fotografia si anima grazie a un montaggio che suggerisce il movimento, che la fotografia aveva gelato. Tuttavia non siamo ancora nel dominio del cinema, dal momento che l’impressione di staticità della foto persiste nonostante il dinamismo del filmico. La scommessa di Marker (con La jetée) sarebbe dunque stata quella di dimostrare la possibilità di fusione tra i due media, portando avanti un discorso formale inerente più al mezzo che al contenuto. Anche l’unico fotogramma in movimento (quello del battito di ciglia della donna) scaturisce da una serie sempre più in grado di distinguere se il movimento vi è stato davvero o se è stata solo un’impressione prodotta dal montaggio. Del resto il cinegramma si presenta anche come il modo più idoneo per mettere in immagini una storia sul tempo: esso condensa il valore del passato (è passato) con il dinamismo del presente (sta passando), fornendo attraverso il montaggio un valore attualizzante a ciò che sembra per sempre imbalsamato in una fotografia.

da Chris Marker o del film-saggio, Ivelise Perniola, Lindau

Cinegramma, termine ideato da Philippe Dubois per il film Si j’avais quatre dromadaires di Chris Marker

Puoi partecipare allo spettacolo

bruno_munari_proiezioni_dirette

Puoi partecipare allo spettacolo, se i tuoi occhi
sono pronti. Guarda i raggi del sole, quando rischiarano
l’oscurità delle stanze. Vedrai un esercito
di piccoli esseri vorticare nel fascio di luce, ingaggiare
una lotta infinita: nascono battaglie, si formano
truppe e squadroni, si succedono senza tregua
incontri e squarci. Vedrai l’eterno agitarsi dei corpi
nel vuoto.

II, 116-122, De Rerum natura, Lucrezio nella traduzione di Milo De Angelis “Sotto la scure silenziosa. Frammenti dal De Rerum natura”, SE Studio Editoriale

Appunti per Mi chiamo M.M. n. -1

tempo qualitativo

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Il filosofo francese Henri Bergson, in opposizione con le interpretazioni scientifico-positivistiche del concetto di tempo (come successione di istanti statici calcolabili e determinati), avanza l’ipotesi di un tempo formato da istanti qualitativamente diversi l’uno dall’altro e aventi una durata distinta a seconda dell’investimento emotivo del momento. Il tempo diventa dunque un fattore soggettivo. La vera durata è quella la cui sintesi è qualitativa, ossia un graduale organizzarsi fra loro delle nostre sensazioni successive. Il tempo quantitativo è quello che considera gli istanti come due punti nello spazio e di un’azione calcola il punto di partenza e il punto di arrivo. Il tempo qualitativo invece è quello che considera la qualità di ciò che intercorre tra i due punti. Il protagonista del film di Marker (La Jetée) vive nella seconda dimensione; egli, attraverso la memoria, reitera all’infinito una durata temporale che ha avuto su di lui una carica emotiva dirompente.

da Chris Marker o del film-saggio, Ivelise Perniola, Lindau

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appunti per Mi chiamo M.M. n. -2