Category Archives: appunti per Mi chiamo M.M.

Appunti per Mi chiamo M.M. n.27

Esistono vari modi di agire con premeditazione: seminare molliche di pane sul tragitto, costruire un film, una sequenza fotografica, trasformare la realtà; oppure cancellare consapevolmente le proprie tracce, vivere. In bilico tra le due possibilità, come qualunque cosa su cui valga la pena soffermarsi, reale e falsa al contempo, la personale descrizione di un luogo che ci riguarda può avere inizio.

(…)

La forza dell’illusione risulta tale che continuo a desiderare un enigma, un punto sul quale gli occhi inciampino come quando immaginiamo di provare, oltre la finzione, una via indiretta dove il falso assume le apparenze della verità, un trampolino che ci proietti dall’insignificanza al senso.

Simona Ragucci da 4,7KM in Condominio Oltremare, Giorgio Falco, Sabrina Ragucci, L’Orma Editore

Appunti per Mi chiamo M.M. n.26

bragaglia fotodinamismo giovane che si dondola

Ciò che preoccupa Bragaglia non è tanto ottenere la grafia del gesto, quanto riprodurre i soli elementi essenziali alla dinamica di esso, “espressi, per giunta, il meno precisamente possibile”. Egli si adopera così a far diventare sempre meno fotografica la fotodinamica, a ritrarre sempre più “dematerializzate”, e quindi “idealizzate”, le figure in moto: “Occorre richiamare lo stato d’animo esistente nello spettatore per le cento sensazioni ottiche e sentimentali che in un attimo vennero prodotte in lui dalla figura che si muove. Cercammo di rievocare solo la sintesi dei cento spostamenti di un corpo e tendemmo a ricordare, di un gesto, la sola traiettoria, perché significatrice sintetica di tutto il gesto, emozionatrice rapida ed efficace. Non abbiamo voluto, quindi, riprodurre meccanicamente le cento braccia che composero un gesto, ma di quelle volemmo dare il risultato dinamico, cioè la pura traiettoria per la pura sensazione. La fotodinamica tende alla sintesi, essendo pura ricerca di traiettoria a scopo di evocazione artistica della sensazione dinamica.

dalla prefazione di Guido Aristarco in Nascita del cinema, AA.VV. a cura di Roger Manvell, Il Saggiatore, 1961

appunti per Mi chiamo M.M. n.23

Valle del Devoli, Aprile 1941

Per quel manuale dei fantasmi preferiti, limitato di proposito a spettri contemporanei che non possono tornare a casa, ho sempre immaginato un lettore agguerrito, estremamente ipocrita e moderno, triste e fantasmatico come lo stesso autore: qualcuno che avesse lo stesso approccio alla lettura di Marcel Schwob quando, ancora piccolo, trascorreva lunghe ore in una soffitta a leggere come un perfetto ipocrita. Se per esempio, leggeva il resoconto di un viaggio al Polo Nord, mangiava, in contemporanea (per sentire che partecipava fino in fondo alla miseria e alle afflizioni dei suoi eroi), un tozzo di pane secco inzuppato in un bicchiere d’acqua.
Parlo di un tipo di lettore che, nel caso del manuale dei fantasmi preferiti, arriverebbe perfino a inventarsi la citazione iniziale del libro (un verso di Quevedo, per esempio) e a recitarla, quasi facendosi beffe di tutto, a voce alta e profonda, con ipocrisia: “Ieri fui tempo, ma domani nulla”. E che con sua grande sorpresa, come nelle storie di anime in pena, vedrebbe manifestarsi l’Apparizione, in questo caso l’apparizione dell’autore del manuale che lo avverte, anche lui con voce profonda e in una sorta di proseguimento della citazione quevediana: “Ma al giorno d’oggi, caro mio, con i tempi che corrono, tu non sei altro che l’altra faccia della mia medaglia, in altre parole sei un fantasma tanto quanto me”.

da Certi fantasmi autentici in Il viaggiatore più lento, Enrique Vila-Matas, Alet

nota: “Ipocritès” ossia “risponditore” è l’attore incaricato di rispondere al Coro

appunti per Mi chiamo M.M. n.21

gyula pal and albert henning dance with a mask 1930 ca

Dance with a mask, 1930

Ciò che la figlia del vasaio (Butade di Sicione) inventa è dunque la grande figurazione, quella che non si interessa agli aspetti esteriori di una persona o una cosa, bensì alla loro possibile e piena presenza: una speranza che queste linee in rottura con il semplice visibile, questi colpi di gomma che aprono altri orizzonti, riflettono e disseminano nello spazio dell’opera, divenuto in tal modo un luogo.

da Osservazioni sul disegno – Il disegno e la voce, Yves Bonnefoy, Pagine d’Arte

appunti per Mi chiamo M.M. n.20

(…)

tre sono gli aspetti del lavoro sulla memorizzazione. Innanzitutto la quotidianità messa completamente a nudo, poi la ricerca della mia storia personale in modo tradizionale e, per finire, questa memoria di finzione. Ce n’è perfino un quarto, che apparterrebbe al genere, diciamo, “della cifratura”, dell’iscrizione completamente cifrata, e che sarebbe l’introduzione di elementi di ricordi in una finzione quale La vie mode d’emploi, ma ad uso praticamente interno. Ovvero solo io e qualche altra persona possiamo esservi sensibili.

da Il lavoro della memoria (Intervista di Frank Venaille), in Sono nato, Georges Perec, Bollati Boringhieri, trad.di Roberta Delbono

appunti per Mi chiamo M.M. n.19

io vi leggo

Sulla falsacopia di Gnocchi d’autunno in Sono nato di Georges Perec:

All’inizio tutto sembra semplice: volevo leggere, e ho letto. A forza di leggere, sono diventata lettrice, dapprima, per molto tempo, per me sola, oggi per gli altri. In teoria, non ho più bisogno di giustificarmi (né ai miei occhi, né agli occhi degli altri): sono lettrice, è un fatto scontato, un dato, un’evidenza, una definizione; posso leggere o non leggere, posso restare parecchie settimane o parecchi mesi senza leggere, o leggere “bene”, o leggere “male”, non cambia nulla, la mia attività di lettrice non è per questo un’attività parallela o complementare; non faccio nient’altro che leggere (se non guadagnare tempo per leggere), non so fare nient’altro, non ho voluto imparare nient’altro… Leggo per vivere e vivo per leggere, e poco ci è mancato che immaginassi che la lettura e la vita potessero confondersi completamente: sarei vissuta in compagnia di libri, nella segregazione della vita in provincia,al mattino avrei passeggiato nei boschi, al pomeriggio avrei leggiucchiato qualche pagina, forse la sera mi sarei qualche volta rilassata ascoltando un po’ di musica…

(…)

So, grosso modo, come sono diventata lettrice (grazie a Marcello, l`unico Bartleby che conosco).
Non so esattamente perché. Avevo davvero bisogno, per esistere, di scorrere l’occhio su parole e frasi? Mi bastava, per essere, essere lettrice di alcuni libri?
Aspettavo, per essere, che gli altri mi designassero, mi riconoscessero. Ma perché attraverso la lettura? Per molto tempo ho voluto essere (delfinaia, cameriera, genetista), per le stesse ragioni suppongo, ma sono diventata lettrice. Perché proprio la lettura?

Avevo dunque qualcosa di tanto particolare da udire


scrivendo, mi leggete

Perché Giacomo Leopardi, Giovanni Amelotti, Wallace Stevens, Michele Mari, Angiolo Bandinelli, Carlo Michelstaedter salvano la mia vita? Perché la loro scrittura davanti ai miei occhi è un Orfeo che non si volta.

appunti per Mi chiamo M.M. n.18

foto come un'acquatinta

Deve dare piacere – VIII

In cosa crederò? Se l’angelo dalla sua nube,
Mentre sereno fissa l’abisso violento, tocca
Le corde e gli strappa la gloria abissale,

Si slancia quaggiù tra le rivelazioni della sera,
E ad ali spiegate, solo lo spazio profondo gli manca,
Dimentico del centro d’oro, del destino dorato,

S’infiamma nel moto immoto del suo volo,
Sono io che immagino l’angelo insoddisfatto?
Sono sue le ali, l’aria di lapislazzulo?

E’ lui, o sono io che sento così?
Sono io che dico e ripeto che c’è un’ora
Di grazia indicibile, in cui di nulla ho bisogno,

Nessun desiderio, sono felice, e scordo la mano dorata
Del bisogno, soddisfatto senza maestà che consoli,
E se c’è un’ora così, ci sarà un giorno,

Ci sarà un mese, un anno, un tempo
Quando la maestà è uno specchio dell’io:
Io non ho, ma sono, e poiché sono, io sono.

Queste regioni esterne come le riempiremo,
Se non di riflessioni, evasioni della morte,
Cenerentola che s’appaga al riparo del tetto?

 

 

Caro Hammer,
…gli angeli hanno forme così varie, e differenti denominazioni…la più semplice raffigurazione dell’angelo della realtà potrebbe essere un uomo buono…
(Letters, 656)

Caro Hammer,
…come rappresentare l’angelo della realtà non è affatto una questione semplice.
(Letters, 661)

da Note verso la finzione suprema, Wallace Stevens, Arsenale Editrice, a cura di Nadia Fusini