Category Archives: Appunti per elus

SSM, the soldier

“After becoming President, I asked some of my bodyguard members to go for a walk in town. After the walk, we went for lunch at a restaurant. We sat in one of the most central ones, and each of us asked what we wanted. After a bit of waiting, the waiter who brought our menus appeared and at that moment I realized that at the table that was right in front of ours there was a single man waiting to be served.

When he was served, I told one of my soldiers: go ask that man to join us. The soldier went and transmitted my invitation. The man stood up, took the plate and sat next to me. While eating, his hands were constantly shaking and he didn’t lift his head from the food. When we finished, he waved at me without even looking at me, I shook his hand and walked away!

One of my soldiers said to me: ‘Madiba, that man must be very sick as his hands wouldn’t stop shaking while he was eating.’ Not at all! The reason for his tremor is another, I replied.

They looked at me weird and I said to them: “That man was the guardian of the jail I was locked up in. Often, after the torture I was subjected to, I screamed and cried for water and he came to humiliate me, he laughed at me and instead of giving me water he urinated on my head. He wasn’t sick, he was scared and shook maybe fearing that I, now the president of South Africa, would send him to jail and do the same thing he did with me, torturing and humiliating him. But that’s not me, that behavior is not part of my character nor my ethics. Minds that seek revenge destroy states, while those that seek reconciliation build Nations.”

From Nelson Mandela’s Memories

Una lieve, luminosa opacità

Ogni volta che ci interroghiamo e cerchiamo una risposta sul nostro desiderio – che cosa desideriamo realmente? che cos’è che voglio? – nutriamo e accresciamo un essere immaginario, e riconfermiamo la differenza tra noi e il conatus. Finché mi interrogo sul mio desiderio, per possederlo, il mio conatus resterà sigillato e muto, poiché lo circoscriverò entro un limite esatto, come se fosse un oggetto che voglio o una certa azione che desidero compiere. Il conatus va invece distinto dall’oggetto del desiderio, perché è il mio movimento verso un qualsiasi desiderio, l’intuizione di un appetito più fondamentale.

E’ questo movimento che è possibile, per me, riconoscere. Conoscere interamente ciò che si desidera significa, invece, diminuire e perdere conatus, arrestare il movimento. L’oggetto del mio desiderio deve, in una certa misura, restarmi ignoto. Il desiderio implica – come dice il nome stesso – una distanza siderale, come da una stella, e come una stella emana un fitto bagliore intermittente. Posso contemplare quel bagliore, e posso fissarvi lo sguardo più attentamente – questo è il conatus-, ma non posso decifrarlo. La consapevolezza acquisita del conatus non è, dunque, la conoscenza di ciò che desidero. E’ piuttosto una specie di letizia che nasce dall’impossibilità di conoscere interamente ciò che desidero, che sia qualcosa che faccio, una mia azione, o che sia piuttosto la persona che amo. Il segreto del conatus amoroso è forse questo – che non conosco mai integralmente l’oggetto del mio desiderio, e che sempre, anche nella nudità e nella più intima assenza di pudore, sono spinto da una lieve, luminosa opacità. Esattamente come accade nella scrittura: se scrivo, non è perché già conosco qualcosa che voglio comunicare e mettere sulla pagina, ma è per il presentimento erotico di qualcosa che non conosco, e che nel movimento della scrittura prende forma e limiti più esatti. La mia sicura, chiara contemplazione di questa opacità dubbiosa – questa è la conoscenza che ho del conatus, che mi muove.

pp.61-62, La vita che vive, Emanuele Dattilo, Neri Pozza, 2022

I heard a Fly buzz – when I died

I heard a Fly Buzz – when I died-
The Stillness in the Room
Was like the Stillness in the Air –
Between the Heaves of Storm-

The Eyes around – had wrung them dry
And Breaths were gathering firm
For the last Onset – when the King
Be witnessed – in the Room –

But the King isn’t you – empty
Relic, flashy Doom –
You owe me Your Bloom-
Stingy Frolic – I owe you
One joyFOOL Noon.

Emily Dickinson (vv.1-8) strapazzata da Carmela Moscatiello (vv.9-13)

 

Dialogue between a snail and an earthworm

The snail to the earthworm:

Tunnels, tunnels for your train
that pierces and sluggishly passes in the dark!
Keep them level, for you not to emerge
to the road of dust, in the sun,
to the cobblestones where you die withered
and a foot then breaks you like a vial
of glass with a thousand rings:
those that now clasp your mood
and drive thee to flow within the earth
in which you form the incessant shell
that accompanies thy weakness.

The earthworm to the snail:

Silver-striped passage
train of a slow queen
coiled in a spiral
at the bottom of the path
as if through long night…
There I find you again, returning
with the sun still high above
and the love that followed you
along the incessant journey leaves me.
You did not reach the crevice established
by my hope that coincided
the time figured by your trait
with that used by you in the space
open to your will and mine.
It was to draw from it a glimmer of hope
that on dark tiredness would flash
to relieve the ill-carried burdens
in this expectation of happy rendezvous.
Disappointed, now I am your enemy
in the futile desire that you move
in tenacious progress to the point.
(Have I a comparison of measure
to ask that you bathe new ground
Towards the goal which I set from me to you
in challenge to the coded course of the world?)
I invite you to get out of your shell
but fails the childish song.
(Do you fear my somber and wrathful voice?)
A blade of grass is therefore the sting.
You retract, without space, into yourself
and slime, in green foams, hides thee
behind your and my horror.
Decided. I know that tomorrow
you will not be here, in torment,
and I, seeking your path
I shall find myself slower than you
scattering on the imagined road
so much mood that it will leave a dense trace
up to the top of the wall
assigned to me against the emptiness of the sky.

Le poesie Il lombrico e La lumaca di Arturo Loria tratte da Bestiario 

La mano che ha la frusta

(…) l’unica costante di tutte le mostruose orge sadiane è che la mano munita di frusta è sempre la mano del potere politico reale e la vittima è una persona che ha poco o nessun potere, o alla quale esso è stato usurpato. In questo schema, maschio sta a tiranno mentre femmina sta per martire, non importa a quale sesso ufficialmente appartengano questi maschi e queste femmine. (…)

e, per la mantide felicetta,  Juliette, che approfitta del terzo e quarto mondo:

“Sade ha la curiosa capacità di rendere sospetto ogni particolare della sessualità al punto da farci capire che il casto bacio dell’amante sentimentale differisce solo di poco dal vampiresco morso d’amore che cava il sangue e che una carezza disinteressata è solo quantitativamente diversa da una frustata disinteressata. Per Sade, tutte le tenerezze sono falsità, inganno, insidia; tutti i piaceri contengono in sé i semi delle atrocità; tutti i letti sono dei campi minati. Così la curiosa Justine è condannata a trascorrere una vita in cui non c’è un godimento; solo in questo modo può preservare la sua virtù, mentre la crudele Juliette, la sorella e l’antitesi, si sottopone a un processo di completa disumanizzazione nel conseguimento del piacere.”

da La donna sadiana, Angela Carter, Feltrinelli, Idee, 1986, trad. di Patrizia Carella, p.26