Category Archives: appunti per CAPSULA PETRI

Appunti per CAPSULA PETRI n.8

In senso mistico, l’esperienza visionaria non è necessariamente un’esperienza ottica, pur rimanendo un’esperienza di immagine, che può rivestire dei livelli di visibilità variabili. La maggior parte dei mistici concorda sul fatto che l’incontro con il trascendente è essenzialmente ineffabile, inenarrabile, irrappresentabile, il che non impedisce affatto alla cultura occidentale di disporre di innumerevoli testi letterari e di altrettante opere d’arte che ne parlano. Si tratta pertanto di testi e di immagini problematici e paradossali, giacché rappresentano ciò che a priori non può essere visto (“tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”, Esodo, 33, 20) né rappresentato (“l’imitazione dell’invisibile non fa parte dell’ambito della pittura”, Carducho, 1633)

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Una delle accezioni originarie della parola templum è “cielo”. La parola designò in un secondo tempo un rettangolo disegnato nel cielo, uno spazio consacrato e fatto per essere “contemplato”. Fu solo in un’epoca successiva che designò il sito del culto (Forcellini, 1835)

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Il cielo si schiude appena, la divinità non vi si vede. La figura di Cecilia (nel dipinto di Raffaello) si presenta come un collegamento tra la “natura morta”, riprodotta nell’estremità inferiore della rappresentazione, e la breccia verso l’infinito dell’estremità superiore. Ma i due mondi non si compenetrano l’un l’altro ed è, piuttosto, il principio di contiguità a governare l’intera composizione (Arasse, 1972)

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Alla connessione cielo/terra viene ad aggiungersi quella quadro/spettatore.

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Nel quadro e in virtù del quadro esperienza visionaria e visione diventano dei “beni pubblici”.

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Ciò che Cecilia vede effettivamente rimane segreto.

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Ciò che Raffaello ci dice, invece, molto chiaramente è come Cecilia vede: in un “sotto in su” assai ben calcolato. Lo scorcio del cielo è allo stesso tempo audace e prudente, giacché tenta di conciliare il punto di vista di Cecilia con quello dello spettatore del quadro. Lo spettatore deve avere l’impressione di vedere dal proprio punto di osservazione simultaneamente sia Cecilia che la sua visione.

da Cieli in cornice. Mistica e pittura nel Secolo d’Oro dell’arte spagnola, Victor I. Stoichita, Meltemi

Appunti per CAPSULA PETRI n.6

Ci sono alcuni che hanno talvolta provato a mettere l’orizzonte sotto alla storia rappresentata, come ad esempio quando hanno dovuto fendere il cielo, tanto che i nuovi specialisti della prospettiva ne sono rimasti scandalizzati rigettando una simile seduzione e affermando non esser possibile che il punto di fuga sia in basso e la storia in alto e che, di conseguenza, non sia possibile che si veda dal basso la superficie delle nubi, che funge da suolo, o su cui sono in piedi o assise le figure, affermando esser ciò dovuto a grande ignoranza, e contro ogni arte e ragione.

Brano dal quinto Dialogo sulla pittura di Vicente Carducho citato da Victor I. Stoichita in Cieli in cornice. Mistica e pittura nel Secolo d’Oro dell’arte spagnola, Meltemi, a cura di Lucia Corrain

appunti per CAPSULA PETRI n.4

(I miei film) impiegano elementi di realtà – gente, luoghi, cose- e così sono dissimili dai film astratti, i quali, ne fanno talora uso principalmente per il loro valore plastico. Essi sono egualmente distanti, se non di più, dal metodo surrealista dell’autoespressione personale. Userei piuttosto la parola “classicista” per descrivere Ritual in Transfigured Time, precisamente perché non si definisce in base agli elementi del contenuto – fattuale, funzionale, astratto o psicologico. è un concetto di metodo: una manipolazione controllata di tutti gli elementi in una forma che li trascenderà e trasfigurerà

Maya Deren in “Film culture”, n.39, inverno 1963, p.13 ( cit. in Sulle tracce di Maya Deren, di Anita Trivelli, Lindau)

– Titolo CAPSULA PETRI ricordando l’esperienza durante la tesi con le colture batteriche mutagenizzate Triptosina-Fenilalanina e Triptosina-Metionina;

– Film come terreno di coltura: le poesie di WS,  le foto dei luoghi, ma soprattutto il volto, il corpo e la voce dell’attore sono osservati in vivo e dopo la mutagenesi in capsula petri.;

– L’attore  rappresenta il pensiero, la tensione verso la finzione suprema, mai raggiunta (per ultimo fotogramma solo un disegno, tra due linee, come sguardo attraverso la feritoia, abbozzo di ritratto);

– L’incontro nella stanza è la descrizione dei rari momenti di illuminazione, in cui ci si trova al centro di sé e la gioia mistica di riposare in quel centro;

– “Non concernente l’amore” è frase della poesia che qui chiarisce che non sto parlando di me;

– Beatrice di Dante non donna ma pensiero: “amor che nella mente mi ragiona”

appunti per CAPSULA PETRI n.3

Quando Dante si congeda da Virgilio, non si congeda dalla Ragione ma dal pathos di una data luce naturale. Dante non abbandona Virgilio per cercare la grazia ma per trovare una voce con un’impronta propria. Nelle più antiche e autentiche allegorie dei poeti, Virgilio rappresenta la paternità poetica, lo stadio dell’iniziazione che Dante deve trascendere se vuole completare il suo viaggio verso Beatrice.
Beatrice è il più difficile fra i tropo di Dante perché la sublimazione non appare più come una possibilità umana.

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Direi che oggi è così difficile capire Beatrice precisamente perché partecipa sia dell’allegoria dei poeti che di quella dei teologi. Poiché il suo avvento segue la maturazione poetica di Dante, o la scomparsa di Virgilio, suo precursore, Beatrice è un’allegoria della Musa, la cui funzione è di aiutare il poeta a ricordare. La memoria, in poesia, è sempre la via maestra della cognizione, e quindi Beatrice è il potere inventivo di Dante, l’essenza della sua arte. Essendo già la più altolocata delle Muse, Beatrice è anche molto al di sopra di loro perché ha lo statuto di un mito eretico, di una santa canonizzata da Dante o persino di un angelo da lui creato.

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e la figura di Beatrice sarebbe eresia e non mito se Dante non fosse stato un poeta così forte che la chiesa dei secoli seguenti è stata felice di annetterselo.

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intuizione di Curtius, che vede nella Beatrice di Dante la figura centrale di una gnosi puramente personale. Dante era un visionario senza scrupoli, appassionatamente ambizioso e disperatamente testardo: il suo poema esprime in modo trionfante la sua eccezionale personalità.

da Rovinare le sacre verità. Poesia fede dalla Bibbia a oggi, Harold Bloom, Garzanti

 

La cura?

Il cimento nell’arte o

appunti per CAPSULA PETRI n.2

Ma la condizione della mia felicità, come tutto ciò che è umano, è precaria. La contemplazione di Faustine potrebbe – sebbene non possa tollerarlo neppure come pensiero – interrompersi:
Per un guasto alle macchine (non so ripararle);
Per qualche dubbio che potrebbe sopraggiungere e rovinarmi questo paradiso (debbo riconoscere che ci sono, fra Morel e Faustine, conversazioni e gesti capaci di indurre in errore persone dal carattere meno saldo del mio);
Per la mia morte.
Il vero vantaggio della mia soluzione è che della morte il requisito e la garanzia dell’eterna contemplazione di Faustine.

da L’invenzione di Morel, di Adolfo Bioy Casares, Bompiani, Il Pesanervi, trad. di Livio Bacchi Wilcock

appunti per CAPSULA PETRI n.1

“Elegia de la ausencia”  di Manuel Ponce

“Preludio op.24 n.4″ di Frédéric Chopin

nelle interpretazioni di Edoardo Müller cd n.2

“Wolf like me” di Anna Calvi

“Round the bend”, Beck

“Little one”, Beck

“I’m straight”, The modern lovers

Capsula petri;

Alfred Kubin ;

Kleist (Pentesilea per la prima parte o solo per quanto riguarda il mimetismo/cannibalico, la Katchen per la seconda-la caduta-);

Dante (salita al Paradiso; s’inluia; “pensa, lettor, se quel che qui s’inizia”, “Amor che nella mente mi ragiona”);

Bloom citando Freud;

Frattali/Pirite.