Category Archives: appunti per CAPSULA PETRI

L’unità

(…) l’unità di un gruppo di poesie (il poema) non è un astratto concetto da presupporsi alla stesura, ma una circolazione organica di appigli e di significati che si viene via via concretamente determinando. Succede anzi che, composto tutto il gruppo, la sua unità non ti sarà ancora evidente e dovrai scoprirla sviscerando le singole poesie, ritoccandone l’ordine, intendendole meglio. Mentre l’unità materiale di un racconto si fa per così dire da sé ed è cosa naturalistica per il meccanismo stesso del raccontare.

da A proposito di certe poesie non ancora scritte, appendice a Lavorare stanca, Cesare Pavese, Einaudi

Appunti per Capsula Petri n.20


(…) il territorio della mistica. Non la religione istituita. Ma la mistica come regione irriducibile, inassimilabile, refrattaria alla religione stessa. Apex mentis. Mistica che è nello stesso tempo rapporto percettivo, percezione possibile ad alcuni, se non comune a tutti (…) .

Le cose che vengono da un’ altra parte: come un accento improvviso che muta, che sposta l’intera figura.

(…)

Qui, sulla spiaggia, mi succede qualcosa di insolito. Improvvisamente, vedo l’affinità tra ciò che mi è affiorato in un lampo, semplice trovata, pensiero sintetico venuto da un’altra parte, e il processo dell’invenzione – scientifica o non scientifica. Perlomeno in alcuni casi.
E’ l’improvvisa comparsa di un materiale organizzato, coerente, a partire da frammenti; a partire, spesso, dalla disperazione di riuscire in un compito consapevole.
Dunque non importa l’àmbito della scoperta – scientifica, artistica, d’altro tipo; né la sua ampiezza. Importa quel movimento chiaro, netto – sempre lo stesso?-, che mette a posto, ordina, dà forma, e insieme inonda di gioia e certezza.

(…)

Come scrivere tutto questo? Vento sulla fronte, rombo del mare, luce, torpore, pensiero dell’accettazione, gioia, gioia con senso di gratitudine, verso chi?

(…)

Necessario silenzio assoluto, solitudine. Come in una camera anecoica, dove si avverte solo il proprio respirare, pulsare.

(…)

Non meditazione né raccoglimento. Accoglimento.

(…)

Un tempo senza centro, vibrante.
Accogliere chi? Un ospite – interno.

da La mente estatica, Elvio Fachinelli, Adelphi

Sull’accettazione

(…) è difficile parlare del valore delle recensioni. Osservandole interamente dal mio punto di vista, il loro valore risiede nel determinare una certa quantità di accettazione. Le persone non leggono bene la poesia finché non l’hanno accettata; la leggono timidamente o restando al margine, timorosi che qualcosa dopo, con il giudizio, andrà male. Tutto questo è provato dal fatto che io devo ancora vedere una recensione in cui il recensore si lasci andare e dica che egli ha davvero tratto diletto dal libro.

Il Sig. Church, al quale le Note (che non hanno ricevuto alcuna recensione) sono dedicate, ha mandato una copia ad un suo amico, che è sia poeta che filosofo, affinché le analizzasse. Ora, il Sig. Church è uno degli uomini più intelligenti che io conosca: perché ha mandato il libro al professore e perché, quando il professore ha detto ciò che nessun altro ha detto, il Sig. Church ha tratto così tanto piacere da passarmi una copia della sua lettera? Forse nessuno ha più di pochissimi lettori in grado di raccogliere i sentimenti che uno mette nelle proprie poesie. In ogni caso, io credo che tu sia uno di questi due o tre. Mi sembra una indiscutibile verità che, per molto tempo, i recensori sottovalutino uno; poi, quando questo è accettato, lo sopravvalutino. Questo è inevitabile: le persone non posso impedirsi di mettere un uomo sotto il microscopio.

dalla lettera a Hi Simons del 12 gennaio 1943, Wallace Stevens

Appunti per CAPSULA PETRI n.19

La composizione cinetica soddisfa per così dire l’esigenza di attività facilitando la comprensione spontanea di nuovi momenti di vita e di visione, mentre invece l’immagine statica lascia che essi prendano forma lentamente. Ciò decreta senz’ombra di dubbio la legittimità di entrambe le forme di configurazione, che risiede nella necessità di raffigurare esperienze ottiche: che siano statiche oppure cinetiche, questa è una questione che riguarda l’equilibrio nella sua bipolarita’ e il ritmo che regola la nostra condotta di vita.

da Pittura Fotografia Film, Lazlo Moholy-Nagy, Einaudi, Nuova edizione a cura di Antonio Somaini

Appunti per CAPSULA PETRI n. 18

Della poesia moderna

Il poema della mente nell’atto di trovare
ciò che sarà sufficiente. Non ha sempre dovuto
trovare: la scena era prestabilita; ripeteva
quel che c’era sul copione.
Poi il teatro si mutò
in altro. Il suo passato rimase un ricordo.

Deve essere viva, imparare la lingua del luogo.
Deve affrontare gli uomini del tempo e incontrare
le donne del tempo. Deve pensare alla guerra
e deve trovare ciò che sarà sufficiente. Deve
costruire una nuova scena. Deve stare su questa scena
e, come attore insaziabile, lentamente e
meditatamente pronunciare parole che all’orecchio,
all’orecchio più delicato della mente, ripetono,
esattamente, ciò che esso vuole sentire, e al suono
di questo un pubblico invisibile ascolta,
non la commedia, ma se stesso, espresso
in un’emozione come di due persone, come di due
emozioni che diventano una. L’attore è
un metafisico nel buio, che pizzica
uno strumento, una corda metallica i cui suoni
passano per subitanee esattezze, interamente
contenenti la mente, sotto cui essa non può scendere,
oltre cui essa non desidera salire.
Deve
essere un trovare soddisfazione, e può essere
di un uomo che pattina, una donna che danza, una donna
che si pettina. Il poema dell’atto della mente.

da Parti di un mondo – Poesie, Wallace Stevens, Mondadori, Meridiani, trad. di Massimo Bacigalupo

Appunti per Capsula petri n.17

E’ davvero, come sostiene Bataille, “all’amicizia, alla dolcezza dell’amicizia, che si rivolge la bellezza delle opere umane” o questa proviene dalla contemplazione di ciò che è impossibile (da pensare accuratamente, da raggiungere, come Dio, l’amore, la mente centrale, tre spazi mentali omeomorfi)? E se l’uomo di Lascaux non avesse partecipato alla caccia che dipinse, ma fosse rimasto, invalido, nella caverna con le donne e i bambini? Se l’artista di Lascaux fosse l’uomo disteso di fronte al bisonte nella scena rappresentata in fondo al pozzo?

Appunti per Capsula Petri n.16

Nella foto, Deborah Lee nel Carlos

One (criticist) is tempted to put the blame on the performance. But the important thing is to learn something. After raving about the performance, the possibility remains that there was a little or nothing to perform… A theatre without action or characters ought to be within the range of human interests. Not as a new thing – a source of new sensations, purposely, only; but naturally, normally. Why not? But no, as we say: the theatre is a definite thing; a play has form and requirements, like a sonnet – there must be passion, development, and so on.

Wallace Stevens al suo editore, Harriet Monroe, in una lettera del 31 ottobre 1917, in cui allega diversi articoli di critici a proposito della rappresentazione della sua opera teatrale Carlos among the candles.

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Harriet Monroe, ed. (1860–1936).  Poetry: A Magazine of Verse.  1912–22.
Carlos Among the Candles
By Wallace Stevens
The stage is indistinguishable when the curtain rises.
The room represented is semi-circular. In the center, at the back, is a large round window, covered by long curtains. There is a door at the right and one at the left. Farther forward on the stage there are two long, low, wooden tables, one at the right and one at the left. The walls and the curtains over the window are of a dark reddish-purple, with a dim pattern of antique gold.
Carlos is an eccentric pedant of about forty. He is dressed in black. He wears close-fitting breeches and a close-fitting, tightly-buttoned, short coat with long tails. His hair is rumpled. He leaps upon the stage through the door at the right. Nothing is visible through the door. He has a long thin white lighted taper, which he holds high above his head as he moves, fantastically, over the stage, examining the room in which he finds himself.
When he has completed examining the room, he tip-toes to the table at the right and lights a single candle at the edge of the table nearest the front of the stage. It is a thin black candle, not less than two feet high. All the other candles are like it. They give very little light.
He speaks in a lively manner, but is over-nice in sounding his words.
As the candle begins to burn, he steps back, regarding it. Nothing else is visible on the table.Carlos:
How the solitude of this candle penetrates me! I light a candle in the darkness. It fills the darkness with solitude, which becomes my own. I become a part of the solitude of the candle … of the darkness flowing over the house and into it… This room … and the profound room outside… Just to go through a door, and the change … the becoming a part, instantly, of that profounder room … and equally to feel it communicating, with the same persistency, its own mood, its own influence … and there, too, to feel the lesser influences of the shapes of things, of exhalations, sounds … to feel the mood of the candle vanishing and the mood of the special night coming to take its place…

[He sighs. After a pause he pirouettes, and then continues.]

  I was always affected by the grand style. And yet I have been thinking neither of mountains nor of morgues… To think of this light and of myself … it is a duty…. Is it because it makes me think of myself in other places in such a light … or of other people in other places in such a light? How true that is: other people in other places in such a light… If I looked in at that window and saw a single candle burning in an empty room … but if I saw a figure… If, now, I felt that there was someone outside… The vague influence … the influence that clutches… But it is not only here and now… It is in the morning … the difference between a small window and a large window … a blue window and a green window… It is in the afternoon and in the evening … in effects, so drifting, that I know myself to be incalculable, since the causes of what I am are incalculable…[He springs toward the table, flourishing his taper. At the end farthest from the front of the stage, he discovers a second candle, which he lights. He goes back to his former position.]
  The solitude dissolves… The light of two candles has a meaning different from the light of one … and an effect different from the effect of one… And the proof that that is so, is that I feel the difference… The associations have drifted a little and changed, and I have followed in this change… If I see myself in other places in such a light, it is not as I saw myself before. If I see other people in other places in such a light, the people and places are different from the people and places I saw before. The solitude is gone. It is as if a company of two or three people had just separated, or as if they were about to gather. These candles are too far apart.[He flourishes his taper above the table and finds a third candle in the center of it, which he lights.]
  And yet with only two candles it would have been a cold and respectable company; for the feeling of coldness and respectability persists in the presence of three, modified a little, as if a kind of stateliness had modified into a kind of elegance… How far away from the isolation of the single candle, as arrogant of the vacancy around it as three are arrogant of association… It is no longer as if a company had just separated. It is only as if it were about to gather … as if one were soon to forget the room because of the people in the room … people tempered by the lights around them, affected by the lights around them … sensible that one more candle would turn this formative elegance into formative luxury.[He lights a fourth candle. He indulges his humor.]
And the suggestion of luxury into the suggestion of magnificence.[He lights a fifth candle.]         5
And the beginning of magnificence into the beginning of splendor.[He lights a sixth candle. He sighs deeply.]
  In how short a time have I been solitary, then respectable—in a company so cold as to be stately, then elegant, then conscious of luxury, even magnificence; and now I come, gradually, to the beginning of splendor. Truly, I am a modern.[He dances around the room.]
  To have changed so often and so much … or to have been changed … to have been carried by the lighting of six candles through so many lives and to have been brought among so many people… This grows more wonderful. Six candles burn like an adventure that has been completed. They are established. They are a city … six common candles … seven…[He lights another, and another, until he has lighted twelve, saying after them, in turn:]
  Eight, nine, ten, eleven, twelve.[Following this, he goes on tip-toe to the center of the stage, where he looks at the candles. Their brilliance has raised his spirits to the point of gaiety. He turns from the lighted table to face the dark one at the left. He holds his taper before him.]
  Darkness again … as if a night wind had come blowing … but too weakly to fling the cloth of darkness.[He goes to the window, draws one of the curtains a little and peers out. He sees nothing.]         10
  I had as lief look into night as look into the dark corner of a room. Darkness expels me.[He goes forward, holding his taper high above him, until he comes to the table at the left. He finds this covered with candles, like the table at the right, and lights them, with whimsical motions, one by one. When all the candles have been lighted, he runs to the center of the stage, holding his hands over his eyes. Then he returns to the window and flings aside the curtains. The light from the window falls on the tall stalks of flowers outside. The flowers are like hollyhocks, but they are unnaturally large, of gold and silver. He speaks excitedly.]
  Where now is my solitude and the lonely figure of solitude? Where now are the two stately ones that left their coldness behind them? They have taken their bareness with them. Their coldness has followed them. Here there will be silks and fans … the movement of arms … rumors of Renoir … coiffures … hands … scorn of Debussy … communications of body to body… There will be servants, as fat as plums, bearing pineapples from the Azores … because of twenty-four candles, burning together, as if their light had dispelled a phantasm, falling on silks and fans … the movement of arms… The pulse of the crowd will beat out the shallow pulses … it will fill me.[A strong gust of wind suddenly blows into the room, extinguishing several of the candles on the table at the left. He runs to the table at the left and looks, as if startled, at the extinguished candles. He buries his head in his arms.]
  That, too, was phantasm… The night wind came into the room… The fans are invisible upon the floor.[In a burst of feeling, he blows out all the candles that are still burning on the table at the left. He crosses the stage and stands before the table at the right. After a moment he goes slowly to the back of the stage and draws the curtains over the window. He returns to the table at the right.]
  What is there in the extinguishing of light? It is like twelve wild birds flying in autumn.[He blows out one of the candles.]
It is like an eleven-limbed oak tree, brass-colored in frost…. Regret…[He blows out another candle.]         15
It is like ten green sparks of a rocket, oscillating in air… The extinguishing of light … how closely regret follows it.[He blows out another candle.]
It is like the diverging angles that follow nine leaves drifting in water, and that compose themselves brilliantly on the polished surface.[He blows out another candle.]
It is like eight pears in a nude tree, flaming in twilight… The extinguishing of light is like that. The season is sorrowful. The air is cold.[He blows out another candle.]
It is like the six Pleiades, and the hidden one, that makes them seven.[He blows out another candle.]
It is like the seven Pleiades, and the hidden one, that makes them six.[He blows out another candle.]         20
  The extinguishing of light is like the five purple palmations of cinquefoil withering… It is full of the incipiencies of darkness … of desolation that rises as a feeling rises… Imagination wills the five purple palmations of cinquefoil. But in this light they have the appearance of withering… To feel and, in the midst of feeling, to imagine …[He blows out another candle.]
  The extinguishing of light is like the four posts of a cadaver, two at its head and two at its feet, to-wit: its arms and legs.[He blows out another candle.]
It is like three peregrins, departing.[He blows out another candle.]
It is like heaven and earth in the eye of the disbeliever.[He blows out another candle. He dances around the room. He returns to the single candle that remains burning.]
  The extinguishing of light is like that old Hesper, clapped upon by clouds.[He stands in front of the candle, so as to obscure it.]         25
The spikes of his light bristle around the edge of the bulk. The spikes bristle among the clouds and behind them. There is a spot where he was bright in the sky… It remains fixed a little in the mind.[He opens the door at the right. Outside, the night is as blue as water. He crosses the stage and opens the door at the left. Once more he flings aside the curtains. He extinguishes his taper. He looks out. He speaks with elation.]
  Oh, ho! Here is matter beyond invention.[He springs through the window. Curtain.]

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Harriet Monroe alla scrivania

Appunti per CAPSULA PETRI n. 14

Racine diceva che la scena è un luogo che non c’è, in un tempo che si ignora, alle otto di sera, rischiarata da una candela di sego, e che non si ritrova più all’alba, qualsiasi sforzo si faccia per cercarla anche nel più lontano recesso delle viuzze della città in cui viviamo.

Pascal Quignard in Georges de la Tour, Pagine d’Arte