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bubble

 

 

Titolo originale:  Bubble
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2006
Genere:  Thriller
Durata:  73′
Regia:  Steven Soderbergh
Sito ufficiale:   

Cast:  Debbie Doeberreiner, Dustin Ashley, Misty Wilkins
Produzione:  Gregory Jacobs, Steven Soderbergh
Distribuzione:  Mediafilm
Data di uscita:  Venezia 2005
12 Maggio 2006 (cinema)


Trama:
Martha e Kyle lavorano in fabbrica da molti anni e per due persone solitarie e malinconiche come loro diventare amici è stato quasi inevitabile. L’equilibrio del loro rapporto, però, viene disturbato dall’arrivo di una nuova operaia, una ragazza madre di nome Rose. Martha, che nutre qualche dubbio sul carattere ambiguo di Rose, rimane sconvolta quando scopre che Kyle, invece, ha iniziato una relazione con la ragazza. Il faticoso tentativo dei tre operai di costruire un rapporto personale più profondo, sarà però vanificato dalla morte violenta di Rose, che stravolgerà le loro esistenze abitudinarie distruggendo così ogni illusione.

 


dustin james ashley (kyle)

debbie doebereiner (martha)


misty dawn wilkins (rose)

chissà se sodebergh  ha letto la condizione operaia di simone weil.
gli attori sono tutti non professionisti e tutti donatori della propria vita al regista e alla sceneggiatrice. dustin james ashley ha 19 anni, dice d’aver trovato l’amore e ci/si concede il sorriso.
debbie doebereiner ha 47 anni, ci fa sapere che è sposata felicemente e madre di due figli ma mostra di credere come martha che lo zelo nel lavoro e la correttezza verso gli altri siano alla base della felicità. misty dawn wilkins ha 30 anni e 4 figli e spera in uno scatto sociale.
il tono di voce basso e monotono di dustin mi ricorda l’urlo di munch.

poesia per mia figlia

 

 

La veste nuova
padre e madre mi hanno comperata
una lunga veste nuova.
anche se ha un colletto tanto bello
a me non piace questa veste nuova.
ora da sola mi sono cucita
un’altra veste tutta mia.
anche se manca persino il colletto
a me piace tanto questa veste nuova.

canto popolare cinese 1919 -1925

ar biretta

un capocannoniere non è abbastanza
per me.
ci vuole il tuo cuore tempestato
il tuo cuore di marinaio
scapestrato, e la tua radio ricevente
che mi porta per i mari del mondo
fino alla cina fino a tutto
l’oriente che lo sai, è il mio punto
d’appoggio principale.

io non so districarmi fra quel tuo essere
bussola e uragano
e dal mio silenzio ti chiamo
a salvarmi col tuo magnetismo terrestre
a salvarmi a legarmi
quando il fondale mostra
i turchesi e mi chiama.

tu allora vieni indicando
una scia di delfini
mi metti in mano il pane
che getterò sull’acqua
issi la randa e il fiocco
e inseguiamo la gioia
con un sole alle spalle
e un sole avanti
che ancora non vediamo

mariangela gualtieri, da senza polvere senza peso, einaudi 2006

homo consumans


da un’ora cerco senza successo su http://images.google.it/ un’immagine che riproduca lo spazio compreso tra un paio di occhi ed uno schermo televisivo o cinematografico: sguardo osceno, imbarazzante.

ecco la scansione di un’immagine tratta dal libro di guy debord opere cinematografiche bompiani

 

tale oscenità è il motivo per cui è invece facile trovare immagini che escludono tale sguardo:

 

cosa si consuma in metropolitana


l’atac dovrebbe scegliere: o i soldi da biglietti e abbonamenti o quelli dalle case discografiche e dalle pubblicità. sono costretta a sentire della musica che mai sceglierei liberamente e mia figlia è costretta a notare, con un po’ di diffidenza, che i vampiri e i licantropi bevono preferibilmente un certo tipo di birra.
lettura consigliata oggi: disobbedienza civile di henry david thoreau, demetra, collana acquarelli anarchici

www.ariannaeditrice.it/recensione.php

 

corrispondenza con l’on.donatella poretti

 

Gentile signora Michelle G. Müller,
altro che molesta, la sua lettera e’ stata molto stimolante!
Il gesto di rendere pubblico l’ingresso a Montecitorio con mia figlia andava esattamente nella direzione da lei suggerita. In seguito ho infatti scoperto che altre parlamentari erano entrate alla Camera con il figlio neonato, ma sempre dagli ingressi laterali per infilarsi un po’ di nascosto negli uffici di qualche parlamentare amico.
Solo la scorsa settimana nel corso di una conferenza stampa una giornalista del Corriere della sera non sapeva come fare perche’ non le facevano entrare la figlia, lasciata letteralmente in mezzo alla strada da una istituzione come la Camera dei Deputati che applicava rigidamente un regolamento per cui i suoi locali sono accessibili solo da maggiorenni!
La sua proposta sulla festa della mamma e’ molto bella, facciamoci venire delle idee su come metterla in pratica!
 
A presto, cordiali saluti,
Donatella PorettiGentile On. Donatella Poretti,

sono contenta d’aver ricevuto la sua risposta energizzante!
Giusto ieri sera il mio ragazzo mi raccontava di un suo collega costretto dalla necessità a portare il proprio figlio all’asilo nido vicino al suo ufficio dalle 8.00 alle 17.00; il fatto che la tristezza di questa situazione sia rilevata in una conversazione tra uomini – padri e non – prova che si può contare sul loro sostegno, che i padri sono consapevoli dell’esproprio di cui i loro figli e le loro donne sono vittime.

Parlando con altre mamme, ho rilevato un ostacolo all’auspicabile stravolgimento: l’isolamento.

– quale lavoratrice in nero o con un contratto a termine potrebbe concedersi di arrivare sul posto di lavoro col proprio filgio, senza rischiare la derisione (nella migliore delle ipotesi) o il mobbing o l’interruzione del rapporto lavorativo? lo ‘stravolgimento’ della festa della mamma prima e della situazione della madre lavoratrice (si spera) dopo potrà partire solo dalle lavoratrici ‘privilegiate’?

– alcune madri dichiarano di stare meglio otto ore a lavoro piuttosto che sole con il proprio figlio: questo è comprensibile perché spesso queste donne vivono socialmente isolate, senza il sostegno della famiglia, senza un edificio di relazioni. Se la situazione naturale per l’uomo è quella della condivisione dello spazio, del tempo, della conoscenza, dell’esperienza, dell’attenzione, della sofferenza, del dolore e della gioia allora è necessario concedere ai genitori di condividere i propri figli con la comunità. come convincere queste madri scoraggiate e sole a tentare la nuova strada?

Per quel che mi riguarda, soffro di un’inarginabile logorrea, dispongo di una nutrita rubrica di uomini e donne iscritti alla newsletter della libreria (conservo da dieci anni lo scontrino del primo gelato col mio bello e naturalmente ho anche gli indirizzi e-mail dei lettori che in quasi conque anni hanno acquistato per corrispondenza i miei libri in tutta italia, da Trieste in giù), e il tempo e l’attenzione non mi mancano.

A presto!

Michelle Müller

…e altro ancora: http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/11378

 

luigi falorni

La vicenda di Luigi Falorni, candidato all’Oscar per il documentario dal titolo “La storia del cammello che piange”, ha quasi il sapore di una fiaba. Studente di Cinema a Berlino, Falorni, che è originario del Mugello, si era lasciato convincere dalla compagna di corso mongola Byambasuren Davaa a presentare come tesi di laurea un documentario da filmare in Mongolia, nel deserto dei Gobi, dove una famiglia di nomadi era alle prese con una madre cammello che non riconosceva più il figlio.

Una volta realizzata, la pellicola dei due studenti ha prima entusiasmato gli spettatori di un festival in Germania, per poi commuovere le platee del Festival di Toronto. A quel punto il documentario è diventato un fenomeno che in America ha già fatto incetta di premi, compreso quello del Sindacato Registi. Infine, è giunta la notizia della candidatura all’Oscar. “A volte mi sembra di essere finito nel posto sbagliato – scherza Falorni – Il passaggio dal deserto mongolo alla pedana rossa di Hollywood è traumatico”.

Luigi Falorni è figlio di un medico molto noto al Mugello: “Finora ero conosciuto dalle mie parti come ‘il figlio del medico’ – racconta – adesso mio padre è diventato ‘il padre del regista’. E’ una soddisfazione”. A chi gli chiede previsioni per la cerimonia di Los Angels Falorni risponde con un sorriso tranquillo: “Io il mio Oscar l’ho già vinto”.