All posts by milaaudaci

l’apparizione


maniera nera di annalisa prisco

 

quando al tuo sprezzo, assassina, la vita
lascerò, e ti crederai in libertà
da ogni mia urgenza, al tuo letto verrà
il mio fantasma e, vestale mentita,
tra braccia peggiori ti scoprirà.
la candela malata tremerà
e lui che ti avrà avuta, stanco ormai,
che tu abbia ancora voglia penserà
se, agitandoti, lo pizzicherai,
e in finto sonno a te si negherà.
tremante, misera, starai così
fantasma più di me, abbandonata,
e di sudore glaciale bagnata.
quello che ti dirò non dico qui,
ché può salvarti; finito il mio amore,
preferirei pentimento e dolore
che, alle mie minacce, altro pudore.

da canzoni e sonetti, john donne, trad.di patrizia valduga

il silenzio

I bambini corrono dentro e fuori di questo mondo, senza mai conoscere il pericolo; mentre i malati sentono quest’ultimo crescere lentamente intorno, tentando con violenza di farsi strada al posto dell’altro. Perciò essi hanno un tale orrore della solitudine…qualcosa per rompere il silenzio; e la gente sola, piuttosto che affrontare il silenzio, passeggia per la strada, sbadiglia agli spettacoli, beve.

dal Quaderno d’appunti di katherine mansfield, traduzione di elsa morante

cappuccetto rosso


fabio negrin, da in bocca al lupo, orecchio acerbo

 

illustrazioni meravigliose, quelle di fabio negrin, che ingiustamente sono costrette ad accompagnare un testo ridicolo.
per favore non toccate-truccate-rimaneggiate-stravolgete le fiabe!
il lupo lo vogliamo e ci serve cattivo, sappiamo benissimo che quel lupo lì è diverso dai lupi sui calendari del wwf!

  
cinema totale

 

 

sulla scrittura (3)


abcdario di marta

a una lumaca

se “la concentrazione è il primo dono dello stile”,
tu la possiedi. la contrattilità è una virtù,
così come modestia è una virtù.
non già l’acquisizione di una cosa qualsiasi
capace di adornare,
o la qualità incidentale che per avventura
si accompagni a qualcosa di ben detto,
non questo apprezziamo nello stile,
ma il principio nascosto:
nell’assenza di piedi, “un metodo di conclusioni”;
“una conoscenza di princìpi”,
nel curioso fenomeno della tua antenna occipitale.

Marianne Moore

 


vetrina, foto di ribes sappa

quali “big” vorrei a sanremo

dirty three: http://www.youtube.com/watch?v=ivYzPL7-t6k

fugazi: http://www.youtube.com/watch?v=gzC0RNkBXM0

shellac: http://www.youtube.com/watch?v=Kmm4SGslSTs

cccp: http://www.youtube.com/watch?v=mM2KNwTD9Zk

sonic youth: http://www.youtube.com/watch?v=2T4BsnXmJaI

p.j.harvey: http://www.youtube.com/watch?v=48GIaN7SrGU

yann tiersen: http://www.youtube.com/watch?v=o8lPEgqE16o

deus: http://www.youtube.com/watch?v=oGTxfKaIoRI

limhal: http://www.youtube.com/watch?v=0EPgHdA60v8 (amarcord)

alessandro raina: http://www.youtube.com/watch?v=WExylJFHzO8 (ottima per il petting)

mina: http://www.youtube.com/watch?v=GplHFkSdXi4

 

 

 

Albrecht Dürer e l’allattamento

la sacra famiglia, albrecht dürer, 1511

è la prima volta che vedo una rappresentazione realistica dell’allattamento: la madre offre il seno ponendo le dita a “v” intorno al capezzolo. anche oggi, quando si allatta, si tende a farlo, immaginando di offrire una maggiore quantità di latte attraverso questa spremitura. dürer ha notato questo ed io sono incantata da questa attenzione.

sulla scrittura

 

“oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con glassner. mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. troppe parole mi danno fastidio. vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in ungran silenzio, e non parole che esistono soltanto per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. come in quell’illustrazione con il ramo fiorito nell’angolo in basso: poche, tenere pennellate – ma che resa dei minimi dettagli- e il grande spazio tutto intorno, non un vuoto ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d’anima. io detesto gli accumuli di parole. in fondo, ce ne vogliono così poche per quelle quattro cose che veramente contano nella vita. se mai scriverò – e chissà poi che cosa?-, mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto. e sarà più difficle rappresentare e dare un’anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra le parole e il silenzio – il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. e in ogni novella, o altro che sia, lo sfondo muto dovrà avere un suo colore e un suo contenuto, come capita appunto in quelle stampe giapponesi. non sarà un silenzio vago e inafferrabile, ma avrà i suoi contorni i suoi angoli la sua forma: e dunque le parole dovranno servire soltanto a dare al silenzio la sua forma e i suoi contorni, e ciascuna di loro sarà come una piccola pietra miliare, o come un piccolo rilievo, lungo strade piane e senza fine o ai margini di vaste pianure. è buffo: potrei riempire dei volumi su come vorrei scrivere, ma può darsi benissimo che a parte le ricette non scriverò mai nulla. però le stampe giapponesi mi hanno fatto capire a che cosa io aspiri, e mi piacerebbe camminare una volta attraverso paesaggi giapponesi, per capirlo ancor meglio. del resto credo che un viaggio in oriente lo farò, in futuro – per trovare in quei luoghi, vissute ogni giorno, quelle cose in cui qui ci si sente soli, in dissonanza.”

da diario 1941-1943, etty hillesum, adelphi