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Dipinto

Io curo il mio lavoro e lo amo.
Ma oggi mi avvilisce la lentezza del comporre.
Il giorno mi è di peso, una presenza
sempre più scura. Piove e tira vento.
Mi appaga più il vedere che il parlare.
Il quadro che ora guardo è un bel ragazzo
sdraiato accanto alla fontana, forse
stanco di avere corso molto.
Che bel ragazzo; il divino meriggiare
lo ha catturato per fargli prendere sonno.
Resto così, lo guardo a lungo. E nell’arte
di bel nuovo mi riposo dal lavoro dell’arte.

da Settantacinque poesie, Constantinos Kavafis, Einaudi, a cura di Nelo Risi e Margherita Dalmati

Baobab4jobs unique experience

https://www.facebook.com/baobab4jobs :

A partire dal prossimo autunno partirà un nuovo progetto, nato dall’idea e dal lavoro di Mike, un ospite del presidio umanitario di Piazzale Maslax, finalizzato all’incontro e al reciproco insegnamento di conoscenze tecniche.

Abbiamo iniziato a definire una road map delle competenze degli ospiti attualmente presenti al presidio, con l’idea di organizzarle e valorizzarle, come negli obiettivi principali delle attività svolte da Baobab 4 jobs.

Tra queste persone, abbiamo identificato possibili docenti per corsi di formazione gratuiti, che avranno inizio a settembre a Piazzale Maslax e saranno a beneficio di tutti coloro che dormono in tenda al presidio o vivono temporaneamente nei centri di accoglienza del Lazio, in attesa di avviare la procedura di richiesta d’asilo o in attesa della risposta della commissione territoriale.

Affinché il tempo trascorso in questo limbo non sia perso, a tutti sarà offerta la possibilità di frequentare i corsi di formazione tecnico-pratica “Baobab unique experience on skills acquisition”.

I docenti, gli stessi ospiti che hanno dimostrato di voler condividere le proprie conoscenze, saranno retribuiti e strumenti e materiali di lavoro reperiti grazie alle donazioni che riceveremo da qui a settembre.

Idee e competenze sono già disponibili tra le persone che le istituzioni vorrebbero mostrare come un’indistinta macchia nera sull’asfalto: per questo, l’attivazione di questi corsi sarebbe anche un’azione politica antagonista alla brevimiranza di chi ci governa.

Aiutaci a realizzare questo progetto, con una donazione e nella causale indica Baobab4jobs!
IBAN: IT72Y0359901899050188533521 – BIC/SWIFT: CCRTIT2TXXX
Paypal: baobabexperience@gmail.com

Sottacqua

Ho sognato di trovarmi alla vecchia sede della libreria, che era tornata ad essere tale e gestita da persone che tutti – fuorché me – conoscevano. Mentre giravo per il locale, divenuto assai più grande, questo ha iniziato a riempirsi d’acqua ed io e i miei cari non riuscivamo a guadagnare l’uscita. Mi sono svegliata prima che l’acqua ci sommergesse.

La reale necessità di un luogo è stabilita dal numero e dal tipo di persone che vi si recano. Perfino Agafio non viene più.

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30 gennaio 1947

Devo assolutamente trovare un’altra sede: siamo stretti come sardine mentre gli affari sono in piena espansione. L’unico modo per avere uno spazio più grande senza svenarsi è comprare un bordello. La legge Marthe Richard qualche mese fa ha abolito la regolamentazione della prostituzione imponendo la chiusura delle case di tolleranza e ora sono tutte in vendita. E così me ne vado in giro per i casini della città alla ricerca di un affarone.

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9 febbraio 1947

Ogni appuntamento in banca: fiasco totale. E questo nonostante tutti i premi, la pubblicità, eccetera. La persona con cui ho parlato non capisce niente di libri e non mi aiuterà.

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12 aprile 1947

Ho appena venduto il mio ex bugigattolo a una signora di nome Maria Marquet. Ci farà un negozio di oggetti in opalina. le Editions Charlot si trasferiscono in un ex bordello al 18 della rue Grégoire-de-Tours, famoso per aver annoverato tra i suoi clienti il poeta Apollinaire. Abbiamo comprato l’intera palazzina a un prezzo vantaggioso (sarà forse perché dentro ci hanno assassinato il proprietario?). Un bordello. Un poeta. Un assassinio. Se non risaliamo la china così!

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12 agosto 1948

Gli azionisti della casa editrice, che poi altri non sono che i miei amici, hanno deliberato: mi vogliono fuori dalla società per tenermi dentro come consulente letterario. Charles Poncet e io dobbiamo farci da parte. Da un’impresa che porta il mio nome. Charlot senza Charlot. Assurdo. Siamo in rosso di 22 milioni. Ho la nausea al solo pensiero. Amrouche si occuperà della liquidazione, una parte del personale verrà licenziata, sarà un duro colpo. Sono costretto a vendere tutte le mie cose (che non sono poi molte) per pagare i debiti. Ho cercato di tirare su il morale a Dominique Aury e Madeleine Hidalgo, che sembrano molto sconfortate.

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2 settembre 1948

La direzione è ormai nelle mani di Amrouche e Autraud. Il clan Charlot, come lo chiama Jules Roy, si è sfaldato. Quasi tutti i miei autori passano a Gallimard, Seuil e Julliard.

Me ne torno ad Algeri, solo e con i miei sogni di letteratura e di amicizia mediterranea.

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1 dicembre 1949

Il tribunale di Parigi ha decretato il fallimento delle Editions Charlot. Crudele avventura parigina. Fine di un’amicizia collettiva.

Un capitolo della mia vita si è brutalmente concluso.

da La libreria della rue Charras, di Kaouther Adimi, L’Orma Editore, trad. di Francesca Bononi

Na so I see am o! *

Il pidgin english, mi dice Mike, non è solo la lingua che rende possibile la comunicazione tra due comunità diverse nel medesimo luogo (per esempio tra i coloni inglesi e gli autoctoni nigeriani) e per necessità commerciali, ma è anche quella che consente agli autoctoni di confondere la lingua superstrato e quindi coloro che dominano, per mezzo di introduzioni di frasi no-sense nel discorso. Per questo, mi dice Mike, il pidgin english è una lingua lungimirante che antevede e, anzi, pone le basi per la rivoluzione.

*: That’s the way it is!

Mottetto per un veliero

Il rosa, il viola che macchiò le mani,
maglia di un tempo a riga di divani,
di piglio nella luce e nel libeccio
improvvisano il verde, il peschereccio
flagrante di memoria e d’avventura.
Mai visti quei colori per natura,
davvero? Ma lo chieda al marinaio
com’è forte l’azzurro di gennaio.

da Rime di viaggio per la terra dipinta, Alfonso Gatto, Mondadori (1969)

L’acqua che ti fece

Sei alta, pianta mia, di foglie ricca:
filtri la migliore luce, quella uscita
dalla vite, lungo il sampietrino,
scansando il pampino, con sguardo che ammicca.

Quando malferma piego la grande
bottiglia, formando piccoli gorghi
di poltiglia, mi piace guardare
mentre bevi. Davvero, mi piace.

Perché non parli? L’acqua che ti fece
barbara e verde e rossa, in autunno,
son io che la versai.

Contemplazioni e zzz, Carmela Moscatiello

Quante cose grandi, insensate e confuse…

Oh, quante cose grandi, insensate e confuse, come un minuto contraddice l’altro! Sono un valoroso frivolo o un vigliacco che si vanta? Ah, se potessi sapere con certezza a chi appartenga la ragione e la vittoria! Avessi davvero un ordine del mondo, una legge sicura che mi facessero da paragone! (…)

le parole di Francesco in Menzogna e sortilegio, Elsa Morante, Mondadori, Oscar Settimanali, pp. 465-466 del II volume

La dedica

Niente rende irrequieti più del restare soli con uno dei due capi del dialogo. Ti senti continuamente parlare con lei!
Una volta ho letto dell’abitudine degli indiani Mohavi di continuare a parlare anche quando il partner si è congedato da un pezzo e è andato via. Lo stesso succede a me. L’indiano ed io non badiamo alle normali distanze; crediamo che le nostre parole raggiungano ancora il partner, anche quando non lo si vede più.

Non ho mai trovato maggior libertà e sicurezza di linguaggio che nel dialogo condotto sotto l’influenza del desiderio fisico. Desiderio e memoria si eccitano a vicenda, l’una si esaltava protetta dall’altro. Non si trattava di niente di particolare, ci si confidava, ecco tutto. La privazione del dialogo ha lo stesso effetto di quella di una droga. Gli organi che una volta venivano stimolati si ammalano, l’intelligenza, il piacere e la gioia di muoversi, la voce.

da La dedica, Botho Strauss, Guanda, trad. di Vittoria Ruberl

III

Io ero tu dicevi, ed imperfetto
sentenziava il didàscalo severo,
ché quello che tu eri era leggero
come una casa cui non copra ’l tetto.

Sarò farò insistevi pargoletto,
ma potrà mai il futuro farsi vero
se un atomo soltanto, un punto mero
diversi son dall’esito concetto?

Passati invece siamo di diritto,
passanti un giorno e trapassati poi
senza tensione, senza più tragitto;

frammenti di memoria, noi e voi,
precipiti nel nulla a capofitto
perché il passato è tutto, e siamo suoi.

 

da Ghirlanda, sette sonetti di Michele Mari, pubblicati nell’antologia Chi ha tempo. Storie di giorni che corrono, a cura di Alessandra Urbani, Marcos Y Marcos, 2016