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Una lieve, luminosa opacità

Ogni volta che ci interroghiamo e cerchiamo una risposta sul nostro desiderio – che cosa desideriamo realmente? che cos’è che voglio? – nutriamo e accresciamo un essere immaginario, e riconfermiamo la differenza tra noi e il conatus. Finché mi interrogo sul mio desiderio, per possederlo, il mio conatus resterà sigillato e muto, poiché lo circoscriverò entro un limite esatto, come se fosse un oggetto che voglio o una certa azione che desidero compiere. Il conatus va invece distinto dall’oggetto del desiderio, perché è il mio movimento verso un qualsiasi desiderio, l’intuizione di un appetito più fondamentale.

E’ questo movimento che è possibile, per me, riconoscere. Conoscere interamente ciò che si desidera significa, invece, diminuire e perdere conatus, arrestare il movimento. L’oggetto del mio desiderio deve, in una certa misura, restarmi ignoto. Il desiderio implica – come dice il nome stesso – una distanza siderale, come da una stella, e come una stella emana un fitto bagliore intermittente. Posso contemplare quel bagliore, e posso fissarvi lo sguardo più attentamente – questo è il conatus-, ma non posso decifrarlo. La consapevolezza acquisita del conatus non è, dunque, la conoscenza di ciò che desidero. E’ piuttosto una specie di letizia che nasce dall’impossibilità di conoscere interamente ciò che desidero, che sia qualcosa che faccio, una mia azione, o che sia piuttosto la persona che amo. Il segreto del conatus amoroso è forse questo – che non conosco mai integralmente l’oggetto del mio desiderio, e che sempre, anche nella nudità e nella più intima assenza di pudore, sono spinto da una lieve, luminosa opacità. Esattamente come accade nella scrittura: se scrivo, non è perché già conosco qualcosa che voglio comunicare e mettere sulla pagina, ma è per il presentimento erotico di qualcosa che non conosco, e che nel movimento della scrittura prende forma e limiti più esatti. La mia sicura, chiara contemplazione di questa opacità dubbiosa – questa è la conoscenza che ho del conatus, che mi muove.

pp.61-62, La vita che vive, Emanuele Dattilo, Neri Pozza, 2022

I heard a Fly buzz – when I died

I heard a Fly Buzz – when I died-
The Stillness in the Room
Was like the Stillness in the Air –
Between the Heaves of Storm-

The Eyes around – had wrung them dry
And Breaths were gathering firm
For the last Onset – when the King
Be witnessed – in the Room –

But the King isn’t you – empty
Relic, flashy Doom –
You owe me Your Bloom-
Stingy Frolic – I owe you
One joyFOOL Noon.

Emily Dickinson (vv.1-8) strapazzata da Carmela Moscatiello (vv.9-13)

 

Dialogue between a snail and an earthworm

The snail to the earthworm:

Tunnels, tunnels for your train
that pierces and sluggishly passes in the dark!
Keep them level, for you not to emerge
to the road of dust, in the sun,
to the cobblestones where you die withered
and a foot then breaks you like a vial
of glass with a thousand rings:
those that now clasp your mood
and drive thee to flow within the earth
in which you form the incessant shell
that accompanies thy weakness.

The earthworm to the snail:

Silver-striped passage
train of a slow queen
coiled in a spiral
at the bottom of the path
as if through long night…
There I find you again, returning
with the sun still high above
and the love that followed you
along the incessant journey leaves me.
You did not reach the crevice established
by my hope that coincided
the time figured by your trait
with that used by you in the space
open to your will and mine.
It was to draw from it a glimmer of hope
that on dark tiredness would flash
to relieve the ill-carried burdens
in this expectation of happy rendezvous.
Disappointed, now I am your enemy
in the futile desire that you move
in tenacious progress to the point.
(Have I a comparison of measure
to ask that you bathe new ground
Towards the goal which I set from me to you
in challenge to the coded course of the world?)
I invite you to get out of your shell
but fails the childish song.
(Do you fear my somber and wrathful voice?)
A blade of grass is therefore the sting.
You retract, without space, into yourself
and slime, in green foams, hides thee
behind your and my horror.
(Do you fear my somber and wrathful voice?)
A blade of grass is therefore the sting.
You retract, without space, into yourself
and slime, in green foams, hides thee
behind your and my horror.
Decided. I know that tomorrow
you will not be here, in torment,
and I, seeking your path
I shall find myself slower than you
scattering on the imagined road
so much mood that it will leave a dense trace
up to the top of the wall
assigned to me against the emptiness of the sky.

Le poesie Il lombrico e La lumaca di Arturo Loria tratte da Bestiario 

Alla cortese attenzione di impiegat* agli sportelli, pubblici ufficiali e datori di lavoro

“Quando le istituzioni falliscono, la società politica dipende dagli uomini e gli uomini sono canne al vento, inclini ad accettare l’iniquità se non a praticarla”.

Wilson Carey McWilliams, citato da Hannah Arendt (p. 62, Disobbedienza Civile, Chiarelettere, trad.di Valentina Abaterusso)

Donne e immigrati non vogliono essere amat*, ma trattat* con equità.

La disobbedienza civile

La disobbedienza civile insorge quando un numero significativo di cittadini si convince che i canali consueti del cambiamento non funzionano più, che non viene più dato ascolto né seguito alle loro rimostranze o che, al contrario, il governo sta cambiando ed è indirizzato o ormai avviato verso una condotta dubbia in termini di costituzionalità e legalità. Gli esempi sono numerosi: si pensi ai sette anni di guerra mai dichiarata al Vietnam, alla crescente influenza dei servizi segreti sugli affari pubblici, alle esplicite o sottilmente velate minacce alle libertà garantite dal Primo emendamento, ai tentativi di privare il Sentato dei suoi poteri costituzionali, a cui ha fatto seguito l’invasione della Cambogia decisa dal presidente nel pieno disprezzo della Costituzione che prevede che non si possa dichiarare guerra senza il consenso del Congresso; per non parlare dell’iniziativa ancora più vergognosa del vicepresidente di riferirsi agli attivisti della resistenza e del dissenso chiamandoli “avvoltoi (…) e parassiti che dobbiamo impegnarci a estromettere (…) dalla nostra società con non più dispiacere di quello che proveremmo nel buttar via le mele marce da un cesto”: un’affermazione che non lede solo le leggi degli Stati Uniti, ma di ogni altro ordinamento. In altre parole la disobbedienza civile può essere posta al servizio di un cambiamento auspicabile e necessario o di un altrettanto auspicabile mantenimento e ripristino dello status quo (…)

In nessun caso la disobbedienza civile può essere equiparata alla disobbedienza criminale

(p.29-30) Disobbedienza civile, Hannah Arendt, Chiarelettere, trad. di Valentina Abaterusso, intro di Laura Boella

we are working for a better future, including yours

vita e pensiero

Lo smarrimento dell’identità tra vita e pensiero ha portato a intendere il pensiero esclusivamente come – vano – tentativo di dirigere la prassi, e la prassi come mera esecuzione operativa di un progetto già dato. Il discorso sul rapporto tra “intellettuali e politica” riposa proprio su questo pregiudizio errato, e smentito ogni giorno, che per agire serva una teoria, e che per la teoria debba sempre essere inverata una prassi.

p. 221, Il dio sensibile. Saggi sul panteismo, Emanuele Dattilo, Neri Pozza,  2021

The best thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return

I cannot hear it anymore.
I cannot hear it anymore.

Since the first of you and me here and there
We lose the direction everywhere
Shrieking city sun shiver in my veins
In flames I run
In flames I run
(No more) waiting for the sign to come

I cannot hear it anymore.
I cannot hear it anymore.

(ascoltando Nico)