Agrippine

“Crede che quella bella bambina le abbia passato un virus?”
Agrippine gli fu grata per quel “bella”, era come se la piccola di colpo si fosse materializzata lì con il suo grazioso pagne giallo e la sua cintura di perle.
Poi fece di no con la testa. No, moriva di maternità tardiva, moriva per aver concepito la sua piccina troppo tardi, da vecchia, moriva di parto per una specie di febbre puerperale che si porta via le donne che hanno sperato tutta una vita. Avrebbe voluto dire al ragazzo che non si moriva solo di malattie reali, ma anche di mali immaginari. Si moriva molto più spesso di desideri negati, di voglie represse, di un corpo inascoltato, che di uno scontro frontale con un camion.

da Di pipistrelli, di scimmie e di uomini, Paule Constant, L’Orma Editore, Kreuzville Aleph, 2020, trad. di Francesca Bonomi.

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