La giardiniera

In un giardino “in movimento” la figura del giardiniere ha un ruolo apparentemente debole (gli viene riconosciuto meno potere che in passato) e tuttavia centrale. Il giardiniere parte da quello che si trova sul terreno: questo qualcosa chiama in causa le sue conoscenze botaniche, zoologiche, entomologiche. Il problema è soprattutto decifrare i rapporti che si stabiliscono tra gli esseri viventi – le relazioni, i comportamenti. “Abitare” può essere una metafora appropriata per definire questo atteggiamento. “Sarà possibile (…) stabilire un territorio condiviso? Gli animali (…)accetteranno la mia presenza?”. Questa propensione all’ascolto non esclude l’intervento e ne costituisce anzi il presupposto. Il giardiniere introduce nuove specie. Taglia (o sceglie di non tagliare). Rimuove (o sceglie di non rimuovere). Ogni sua osservazione porta con sé un’azione.

da Manifesto del Terzo paesaggio, Gilles Clément, Quodlibet, 2014,  a cura di Filippo De Pieri

In altre parti del volume è detto del climax, in Europa verso la foresta: il raggiungimento di questa, può essere rallentato a beneficio delle piante che compaiono e spariscono prima, per la cura della biodiversità. Questo vale anche per noi, Sule.

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