La jetée

Noialtri siamo tenuti, si sa, dal nostro passato e dall’avvenire. Passiamo quasi tutto il nostro ozio e quanta mai parte della nostra professione, facendoli oscillare in su e in giù in equilibrio. Dove l’avvenire si avvantaggia in estensione, il passato sostituisce il peso, e alla loro fine l’uno e l’altro non si distinguono più, la prima giovinezza diventa più tardi chiara come l’avvenire  e la fine dell’avvenire con tutti i nostri sospiri è, a rigore, già esperienza e passato. Così si chiude quasi questo cerchio lungo il cui margine siamo incamminati. Ebbene, questo cerchio è nostro solo fintanto che lo teniamo; se una volta ci spostiamo per qualche dimenticanza di noi stessi, per una distrazione, uno spavento, uno stupore, una stanchezza, ecco che lo abbiamo perduto nello spazio; finora avevamo ficcato il naso nella corrente dei tempi, ora ci tiriamo indietro ex nuotatori, presenti passeggiatori, e siamo perduti. Siamo fuori della legge, nessuno lo sa e pure ognuno ci tratta in tal senso.

Dalla domenica del 19 luglio 1910, Diari, Franz Kafka, Mondadori (trad. di Ervino Pocar)

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