I broccoli, le fragole, l’uva e i pomodori sulla mia tavola

(…) La descrizione più completa dell’universo chiuso del caporalato non appare tra le denunce avanzate dagli ex-braccianti, ma nel corso di una conversazione telefonica intercettata dalle autorità inquirenti. Siamo agli inizi di marzo del 2006, l’inverno non è ancora finito, e Jacek Toryfter chiama la madre in Polonia. Jacek non è un bracciante. È lo “Jacek di Varsavia”, uno dei sorveglianti al servizio di Petro, il caporale ucraino. Riesce a parlare con la madre solo perché Petro gli presta momentaneamente il proprio cellulare (privilegio che mai e poi mai sarebbe stato concesso a un bracciante) e gli vende per cinque euro una scheda telefonica internazionale. Poiché l’utenza di Petro a quel punto, due mesi dopo le fughe di Piotr, Dawid e gli altri, è stata già posta sotto controllo, la conversazione, che dura parecchi minuti, viene registrata. È un dialogo che rivela un quadro piscologico e culturale fortemente contraddittorio. Jacek non è più un bracciante, ma non è ancora un caporale e, per quanto privilegiato, condivide le durissime condizioni di vita degli stagionali che deve sorvegliare. (…)

Madre: “Pronto”
Jacek: “Mamma sono io”
M: “Da dove stai chiamando?”
J: “Ho preso il telefono di un ragazzo che è qui. Siamo andati via dal posto in cui abitavamo prima, perché lì non si lavavano. Qui mamma si lavora almeno sei ore al giorno.”
M: “Ma tu cosa fai adesso?”
J: “Niente. Oggi sono andato a lavorare, domani dovremmo andare a tagliare i broccoletti. Mamma, qua si lavora sei ore e si guadagnano 3 euro all’ora…praticamente si guadagnano venti euro al giorno, A me non conviene proprio lavorare qui, in Polonia si guadagna di più. Se resto più tempo muoio, Mamma, qui c’è tanta umidità, una muffa che fa paura…”
M: “Oh, mio Dio!”
J: “Mamma, io voglio scappare di qua, perché qui sono come i maiali…”
M: “Ma con che cosa vieni?”
J: “Non lo so, con qualche autobus. L’importante è arrivare in città, poi da lì in qualche modo farò.”
M: “Torna, Jacek…”
J: “Mamma, qui hanno picchiato così tanto un ragazzo che stava qui con me che l’ambulanza ha dovuto portarlo via. Prima gli hanno detto che non lo avrebbero pagato per il lavoro fatto, poi hanno cominciato a levargli i soldi per la benzina (probabilmente intende dire per il trasporto sul luogo di lavoro), poi cento euro per il lavoro (cioè quanto spetta al caporale come provvigione). Alla fine ha guadagnato solo 300 euro, ma dopo aver sottratto tutte le spese, volevano dargli solo 50 euro. Lui si è arrabbiato e ha dato una spinta a quell’ucraino, quello di cui ti ho parlato, presso il quale lavoriamo. Siccome questo ragazzo è alto e grosso, l’ucraino non ha potuto fare niente, così ha chiamato degli altri. Erano bulgari o albanesi…Sono venuti qui in quattro con i bastoni e l’hanno picchiato di brutto. Poi è venuta l’ambulanza, l’hanno portato via. Hanno preso le sue cose e l’hanno portato via. Quelli che l’hanno picchiato hanno detto che erano state altre persone a farlo, che loro non ne sapevano niente. Invece è stato lui, l’ucraino, a organizzare tutta questa messa in scena con quei quattro animali…”
M: “…”
J: “Mamma, qui dove stiamo noi…c’è la merda, mamma, sai come si lavora qui? Il lavoro è pesantissimo, e non si riesce a lavorare più di sette ore di fila. Io sono forte, ma dopo aver finito il lavoro nei campi, riesco appena a camminare. Per 3 euro, mamma, io guadagno solo 80 zloty al giorno, che cosa sono 80 zloty? Con quei soldi devi pagare l’affitto, devi mangiare, e cosa ti rimane? 60 zloty al giorno, non di più, per quel lavoro…Sai mamma…sai in cosa consiste quel lavoro? Si portano dei cesti enormi sulle spalle, così enormi che non riesco a reggermi in piedi per trasportarli. A volte c’è il fango fino alle ginocchia.”
M: “Jacek, torna! Lascia quel lavoro e torna, io ti aspetto”
J: “Non mi sarei mai aspettato di trovarmi in queste condizioni. Prenderò le valigie e scapperò, tanto qui nessuno mi darà un passaggio. Lui non mi accompagnerà mai, perché lui vuole che io lavori qui ancora due settimane. Si prende i soldi e, se sa che vado via, non mi darà più niente. Sai, mamma, qui c’è la mafia, tra ucraini e russi. Io giro con la sua macchina, trasporto la sua gente, e per questo mi ha pagato un po’…Ma quel ragazzo che sta con me non è stato pagato per niente, riceve solo i soldi per mangiare…Invece io, i soldi che ho preso da lui dicendogli che mi servivano per mangiare, me li sono messi da parte. E così almeno ho 400 euro, altrimenti non avrei neanche quelli.”
M: “Jacek torna. Krzysiek ti darà un lavoro. Gli ho parlato io, ha detto che è disposto a darti 2000 zloty per iniziare…”
J: “Sì, ma io non lo so fare quel lavoro…”
M: “Ti insegnerà lui…Krzysiek dice ‘è un ragazzo sveglio. Gli insegnerò io il lavoro, bastano un paio di mesi. Signora, vedrà come lavorerà il ragazzo…’ . ”
J: “Mamma, io voglio lavorare. Qui nessuno guadagna, è uno schifo la povertà… da noi, nel paesino, la situazione è migliore…”
M: “Torna , Jacek. Krzysiek ha detto che vuole aprire una ditta, che qui c’è molto lavoro. Stanno costruendo delle case. Ha detto: ‘ Io, signora Jaszia, ho tanto lavoro…” . ”
J: “Lo sai che adesso sono venute delle persone nuove da Kielce? Quando arriva qualcuno intelligente dice subito di voler chiamare in ambasciata, così loro vengono con i carabinieri, con la polizia… Forse si può tornare in Polonia tramite l’ambasciata.”
M: “Ma tu vuoi andare via da solo o con qualcuno?”
J: “Anche un ragazzo che è qui con me vorrebbe andare via, ma non ha con sé il passaporto. Sai, mamma, Petro ha preso tutti i passaporti che erano nei borsoni, quando sono andati in campagna. Lui è entrato nella casa perché ha le chiavi – questi sono ruderi disabitati e abbandonati da cinquant’anni – e ha preso i passaporti. Siccome il passaporto lo porto sempre con me, non me l’ha preso, gliel’ho detto che mio passaporto non lo do a nessuno. Ma lui ha sequestrato i passaporti di tutti gli altri dicendo che dovevano lavorare almeno per una altro mese. Il ragazzo dice che andrà via anche senza passaporto. Andrà in ambasciata. Sai, anche lui non vuole stare qui. Qui, mamma, rimangono solo le persone che vivono come i serpenti.”

Lo scambio di battute illumina la profonda ignoranza dei mutamenti normativi.

(…)

Ma Jacek non scapperà mai. Continuerà a svolgere il compito di sorvegliante, prendendo la sua parte e dando il suo contributo al funzionamento di una macchina all’apparenza efficiente. La sua crisi, manifestatasi nel lungo dialogo con la madre, rivela che la macchina in realtà è corrosa e che come tutte le “istituzioni totali”, anche se informali, ha nei suoi stessi funzionari e guardiani il proprio punto debole. Dopo la fuga di Piotr e dei suoi compagni, Jacek ha continuato a controllare e a scorrazzare per il Tavoliere altre decine di braccianti. È rimasto fedele a Petro, il suo capo ucraino, fino alla fine.

 

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