L’uomo in cerca dell’infinitezza incontra solo finzioni, e il contenuto di gratificante “realtà” che pur si continua a pretendere abbiano i fatti, irresistibilmente tramutati in idoli dall’istinto comune o dal dogma sensista, opera infine l’inganno di una fede male orientata, e in definitiva un vero e proprio travisamento. Questo travisamento proviene (…) da una semplice circostanza: la “realtà” del mondo continua a presentarsi, agli occhi di chi vuole trascenderla, con le credenziali di un’invincibile e allettante concretezza.

(…) infatti, più della morte, ciò che tormentava il Medardo di Hoffmann: “I più bassi istinti materiali, mascherati da mistici rapimenti, si scatenano in noi promettendoci, già fin di quaggiù, l’appagamento dei nostri sogni più esaltati: la passione inconscia ne rimane ingannata e l’aspirazione alle cose sante, ultraterrene si spezza nell’ineffabile, mai provata gioia dei sensi”.

da “Breve storia dell’infinito”, Paolo Zellini, Adelphi, (pp. 244-245)

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