sull’assunzione di configurazioni

Ben presto cominciai a pensare l’arena, e i suoi film, come un album di temperamenti, di comportamenti possibili nelle diverse circostanze della vita; ogni figura proponeva un suo modo attraverso i gesti e il tono, e di quella complessione qualcosa mi restava immancabilmente appiccicato, davvero una piccola impronta: da fumatore, quando fosse venuto il momento, avrei voluto accendere la sigaretta così, da guidatore avrei tenuto il volante con quella posizione, da respinto me ne sarei andato con quella stessa curvatura di spalle. Tra i protagonisti aderii spontaneamente a quelli comici e surreali, amavo il fraintendimento e l’equivoco di ogni circostanza, quella era per me la fantasia, mostrava come ci fosse un altro punto di vista, dirompente, con cui attraversare gli eventi e le parole.

da Cinema, in In questa luce, Daniele Del Giudice, Einaudi

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