Insomma il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Giacchè nessuna cosa è assolutamente necessaria, cioè non v’è ragione assoluta perch’ella non possa non essere o non essere in quel tal modo ecc. E tutte le cose sono possibili, cioè non v’è ragione assoluta perchè una cosa qualunque non possa essere o essere in questo o quel modo ecc. ecc. E non v’è divario alcuno assoluto fra tutte le possibilità, nè differenza assoluta fra tutte le bontà e perfezioni possibili. Vale a dire che un primo e universale principio delle cose o non esiste nè mai fu, o se esiste o esistè, non lo possiamo in niun modo conoscere, non potendo noi avere il menomo dato per giudicare delle cose avanti le cose e conoscerle al di là del puro fatto reale. Noi, secondo il naturale errore di credere assoluto il vero, crediamo di conoscere questo principio, attribuendogli in sommo grado tutto ciò che noi giudichiamo perfezione, e la necessità non solamente di essere ma di essere in quel tal modo che noi giudichiamo assolutamente perfettissima. Ma queste perfezioni sono tali solamente nel sistema delle cose che noi conosciamo, vale a dire in uno solo dei sistemi possibili; anzi solamente in alcune parti di esso, in altre no, come ho provato in tanti altri luoghi; e quindi non sono perfezioni assolutamente, ma relativamente, nè sono perfezioni in sè stesse e separatamente considerate, ma negli esseri a’ quali appartengono, e relativamente alla loro natura, fine ecc., nè sono perfezioni maggiori o minori di qualunque altra ecc., e quindi non costituiscono l’idea di un ente assolutamente perfetto e superiore in perfezione a tutti gli enti possibili, ma possono anche essere imperfezioni, e talora lo sono, pure relativamente ecc. Anche la necessità di essere o di non essere in un tal modo e di essere indipendentemente da ogni cagione è perfezione relativa alle nostre opinioni ecc. Certo è che, distrutte le forme platoniche preesistenti alle cose, è distrutto Iddio (18 luglio 1821).

dallo Zibaldone, Giacomo Leopardi

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