Appunti per CAPSULA PETRI n. 18

Della poesia moderna

Il poema della mente nell’atto di trovare
ciò che sarà sufficiente. Non ha sempre dovuto
trovare: la scena era prestabilita; ripeteva
quel che c’era sul copione.
Poi il teatro si mutò
in altro. Il suo passato rimase un ricordo.

Deve essere viva, imparare la lingua del luogo.
Deve affrontare gli uomini del tempo e incontrare
le donne del tempo. Deve pensare alla guerra
e deve trovare ciò che sarà sufficiente. Deve
costruire una nuova scena. Deve stare su questa scena
e, come attore insaziabile, lentamente e
meditatamente pronunciare parole che all’orecchio,
all’orecchio più delicato della mente, ripetono,
esattamente, ciò che esso vuole sentire, e al suono
di questo un pubblico invisibile ascolta,
non la commedia, ma se stesso, espresso
in un’emozione come di due persone, come di due
emozioni che diventano una. L’attore è
un metafisico nel buio, che pizzica
uno strumento, una corda metallica i cui suoni
passano per subitanee esattezze, interamente
contenenti la mente, sotto cui essa non può scendere,
oltre cui essa non desidera salire.
Deve
essere un trovare soddisfazione, e può essere
di un uomo che pattina, una donna che danza, una donna
che si pettina. Il poema dell’atto della mente.

da Parti di un mondo – Poesie, Wallace Stevens, Mondadori, Meridiani, trad. di Massimo Bacigalupo

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