Appunti per CAPSULA PETRI n.10

Il quadro, che rappresenta un atto visionario (…), deve essere prima di ogni altra cosa persuasivo: nessuno davanti a un simile quadro deve avere il benché minimo dubbio circa la veridicità di quanto avvenuto.

(…)

Esistono diverse modalità relative a questa partecipazione per empatia. La prima, rara ma non inesistente, è quella in cui la vista di un quadro di una visione provoca, a sua volta, una visione.

(…)

Questa visione provocata da un dipinto contribuisce a scatenare il principio meditativo a esso intrinseco.

(…)

La modalità più frequente è, tuttavia, la partecipazione per empatia “normale” dello spettatore all’atto della visione rappresentata. Lungi dall’incitare a esercizi mistici difficilmente controllabili, la contemplazione di un quadro di visione equivale a un familiarizzarsi con l’esperienza visionaria.
Lasciandosi “trasportare” da un quadro di visione lo spettatore-fedele beneficia sempre di una “guida spirituale” (il santo visionario); vive questa esperienza estatica nello spazio consacrato (…) e , di conseguenza, non si trova mai veramente “solo” al cospetto della manifestazione visibile del sacro.

da Cieli in cornice, Victor I. Stoichita, Meltemi

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