Due lettere

I

Lettera da

Anche se vi fosse stata una luna crescente
In cima a ogni nuvola per tutti i cieli,
Che inondasse la sera di luce cristallina,

Si sarebbe desiderato dell’altro, altro, altro:
Qualche interno fedele a cui ritornare,
Una casa contro il proprio io, un’oscurità,

Un agio in cui vivere la vita di un momento,
Il momento di amore e fortuna di una vita,
Libero da tutto il resto, libero soprattutto dal pensiero.

Sarebbe stato come accendere una candela,
Come appoggiarsi a un tavolo, proteggendosi gli occhi
E ascoltando un racconto che si desiderava intensamente ascoltare,

Come se fossimo tutti seduti di nuovo insieme
E uno di noi parlasse e tutti credessimo
A quel che ascoltassimo e la luce, pur poca, bastasse.

II

Lettera a

Lei voleva una vacanza
Con qualcuno che parlasse la sua dolce lingua nativa,

Nelle ombre di un bosco…
Ombre, boschi…e loro due in conversazione,

In una segretezza di parole
Apertasi entro una segretezza di luogo,

Non concernente l’amore.
Una terra l’avrebbe presa fra le braccia quel giorno

O qualcosa di molto simile a una terra.
Il cerchio non sarebbe più stato rotto ma chiuso.

Le miglia di distanza lontano
Da tutto sarebbero finite. Tutto si sarebbe incontrato.

da Il mondo come meditazione, Wallace Stevens, Guanda, a cura di Massimo Bacigalupo

 

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