leggere Lucrezio

corpi mobili vitrali

Durante la lettura del De rerum natura mi è accaduto più volte di pensare che il punto di vista angolare dell’uomo quale la cultura etnica e la suscettibilità egoistica lo hanno fatto sia stato abolito e al suo posto ne subentri un altro, ancora umano, ma senza limiti e condizioni, primario. Insomma si potrebbe dire che mentre celebra la maturità del pensiero Lucrezio ripristina l’immagine “selvaggia” dell’universo rimovendone tutte le incrostazioni che la tradizioni culturale e religiosa vi ha sovrammesso: una carica doppiamente liberatoria dunque, di ordine intellettuale ed esistenziale.

(…)

Non si può dire che ci dia del destino un’immagine esaltante. Ma esaltante è il processo che sgombra la mente dai suoi timori; l’atto della mente che abbatte le barriere delle inerti credenze, voglio dire, e le permette di ricevere la rivelazione piena e inesorabile del mondo. Non meno esaltante la dura conseguenza dell’atto: la ragione dell’uomo è posta, sola e impavida, ad assistere al dramma perenne dell’universo di cui essa stessa incidentalmente fa parte.

da Vicissitudine e forma, Mario Luzi, Rizzoli

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