appunti per Trentasei e dieci vedute n.12

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Gli uomini che per primi segnarono un cammino tra due luoghi, portarono a termine una delle più grandi imprese dell’umanità. essi potevano andare e venire da entrambi i luoghi, avendoli collegati per così dire in modo soggettivo.

(…)

Il ponte, dunque, assume un valore estetico, non solo perché nella fattualità e nella soddisfazione di fini pratici stabilisce un collegamento di ciò che è separato, ma anche perché lo rende immediatamente visibile. Per collegare le parti del paesaggio il ponte fornisce all’occhio lo stesso sostegno che offre ai corpi rispetto alla realtà pratica. La semplice dinamica del movimento, nella cui realtà di volta in volta si esaurisce il “fine” del ponte, è divenuta qualcosa di visibilmente duraturo, così come il ritratto immobilizza il processo vitale, fisico e psichico, attraverso il quale la realtà dell’uomo si compie e per così dire raccoglie in un’unica visione stabile e senza tempo ciò che l’intero flusso e riflusso di questa realtà nel tempo mai si mostra né potrebbe mostrare.

da Ponte e porta. Saggi di estetica, Georg Simmel, Archetipolibri, trad.di Andrea Borsari e Cristina Bronzino

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