più d’uno mi accusa di non concludere

Mistici che scrivono.
“Ho versato quella goccia di sangue per te! ecc.
Queste cose mi danno un’impressione di falso.
“Troppo bello per essere vero”. Ne sono infastidito. Manca il pudore.
Se le sentissi, non vorrei scriverle a nessun costo.
Sentirle…ma, non è poterle scrivere!
Equivarrebbe a non avere neanche l’idea di un altro momento e di altri individui – che lo scrivere suppone.
Significa che pongo dei limiti alla letteratura e che la faccio cessare là dove comincia l’io del mio io; Impurità.
che non amo agire su questo stesso punto degli altri e che non faccio loro quel che non voglio che mi si faccia, – che mi si “prenda per i sentimenti” quando ho bisogno soltanto di ciò che mi rinforza – vale a dire che mi istruisce, che mi fornisce strumenti.

Il pensiero di solitudine non conosce queste frasi.
Non ne ha che di atrocemente nude. Se gliene vengono, se ne fa delle beffe oppure non è più di solitudine; ma di commedia, di teatro, e per qualche pubblico. Ci sono cose che sono impossibili a chi è davvero solo. E più sono belle, meno sono per se stessi; e più esigono qualche Altro.
Nei mistici, è chiaro che come pubblico essi si danno Dio. L’essere, forse, non vuole, non può voler essere veramente solo – ossia riconoscersi sempre, non ricevere mai altro che la propria immagine. A volte così deformata che desta meraviglia in colui che l’emana e la riceve. Si trova troppo bello, troppo ricco. (1936. Senza titolo, XIX, 93)

da Quaderni. Volume Primo – Ego scriptor, Paul Valéry, Adelphi

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