12 marzo 2004

Marta, di Marilena Pellegrini

Mai potrò dimenticare la sera di quel mio giorno, con tutto ciò che ancora vidi nella mia ebbrezza. Fu per me ciò che di più bello può dare la primavera della terra e il cielo e la sua luce. Come nella gloria dei santi, ella pervase il rosso della sera, e le esili, piccole nubi dorate nell’etere sorridevano dall’alto, come geni celesti che si rallegrassero della loro sorella in terra, di come si muoveva tra di noi in tutta la sua magnificenza degli spiriti, eppur benevola verso tutto ciò che l’attorniava.

da Frammento di Iperione – Zante, Friedrich Hoelderlin, Il Melangolo, a cura di Maria Teresa Bizzarri e Carlo Angelino

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